Nicola Rossi sì alla Flat Tax – è un economista PD

“Io affermo che quando una nazione tenta di tassare se stessa per raggiungere la prosperità è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e cercasse di sollevarsi per il manico”.

Nicola Rossi – ex senatore ed economista PD – avverte il proprio partito: “se ‘semo’ sbagliati!” …Sbagliati da sempre, in materia fiscale, la più grave nota dolens dell’economia italiana, a ben vedere… Forse, però, data la chiarezza d’idee che dimostra, se fosse stato per lui, il PD non sarebbe incorso negli svarioni che hanno condotto alla situazione attuale, al caos e all’illegalità, si da parte dello Stato (IMU) che dei cittadini (massiccia evasione). Una confusione da caduta dell’Impero romano caratterizza ormai il pesante ed oppressivo sistema fiscale italiano

Nicola Rossi
Nicola Rossi

Trattasi, come si apprende dallo stesso Nicola Rossi, dell’esito finale di una “pletora d’interventi erratici”, dettati da esigenze immediate e contingenti: il risultato finale è, di regola, incomprensibile, una sorta di mostro. E la cosa buffa è che si continua sulla medesima via. Cioè si propongono piccoli aggiustamenti sull’esistente…

Nicola Rossi, economista, è il presidente dell’Istituto Bruno Leoni. Ha messo da parte la propria diplomazia. Al contrario, si è affrettato a spiegare nel suo ultimo libro, Flat Tax, che cosa sia in realtà la nuova legge proposta …nientemeno che da Berlusconi. Ma – in realtà – sperimentata altrove (Est europeo) e al livello linea con i provvedimenti drastici, visibili e positivi adottati da Donald Trump, una altro “Belzebù” per la main stream mediatica…

Un’aliquota unica e minimo vitale per un fisco semplice ed equo (Marsilio, 2017). Rossi è convinto che il fisco italiano sia da demolire e ricostruire da zero. Ad inasprire la polemica, in vista dell’imminente scadenza elettorale, è Rispondere alla domanda “Sì, ma come?”.

La soluzione, dunque, è proprio la flat tax. La definizione di base parte da due parole: Tassa piatta, cioè costruita su un’unica aliquota. Proprio il cuore della proposta politica del centrodestra. E sul minimo vitale, una specie di “reddito di cittadinanza”, simile per concetto al provvedimento programmato dai Cinque Stelle.

Severo il giudizio di Nicola Rossi, già senatore del PD, nei confronti della “mentalità” del suo partito. Una criticva che somiglia quella che da sempre muovono gli …altri, cioè le persone mai “contaminate” dalla ideologia marxista.

“La posizione del Pd – afferma Rossi – è culturale”. Un modo per non dire ideologica o per affermarlo in modo più incisivo? Quelli del PD sono “…attaccati ad una serie di luoghi comuni, che non permettono loro di capire quanto sia iniquo il sistema attuale e quanto sia necessario cambiarlo. Aggiungono solo qualcosa a ciò che già c’è. Non hanno proposte alternative”.

Primo concetto, come rielaborare la progressività. Oggi vale solo per i dipendenti e i pensionati che guadagnano tra i 10 e 40mila euro, a occhio. Il resto del sistema fiscale non è progressivo. Lei ha un casa o 100 appartamenti in affitto, ma pagherà sempre il 21% di cedolare secca. Lei può aver 100mila o 100milioni investiti Btp e paga sempre il 12,5%. È ridicolo. Le uniche imposte progressive, in Italia, sono quelle per il lavoro. Ci sono 30mila contribuenti con aliquota massima. Mentre tutto il resto – ciò che genera ricchezza vera – viene tassato con aliquote fisse”.

Dunque, già oggi il sistema fiscale non genera redistribuzione…

Il punto di partenza è che sbagliamo se pensiamo che il sistema fiscale debba fare tutta la redistribuzione del nostro Paese. La redistribuzione, all’estero, si fa anche sul lato della spesa.

La Flat tax è un imposta moderatamente progressiva, per evitare di ricadere nella trappola della progressività, alla ricerca della detrazione perduta. Si ritorna a Luigi Einaudi – ed era tempo – perché fu lui, il grande presidente della Repubblica liberale, a definirla così.

Occorre pensare che ci sarà una fascia in cui nessuno paga le tasse. Fino a 11mila euro (fascia esente) in cui l’aliquota è, quindi, zero. Poi cresce sino a raggiungere il 25%. E poi, perché so tasserebbero i redditi di capitale all’aliquota massima dei redditi da lavoro, e non a quella minima come accade oggi. Infine si potrebbe usare il sistema fiscale come leva per la competitività del paese. Il nuovo sistema fiscale, secondo Nicola Rossi, aiuterebbe la competitività dell’Italia sul terreno interno e, quindi, anche verso l’estero.

Vi sono altri pareri. Non manca chi ritiene la Falt Tax inapplicabile, nonostante – però – sia stata già sperimenta. Matteo Salvini ritiene, invece, che l’italiano medio risparmierebbe 2 mila euro.

Singolare il giudizio del candidato della lista Insieme alla Camera e leader dei Verdi Angelo Bonelli, paladino dei diffusi sentimenti di invidia sociale. …Ha presentato una tabella con le simulazioni dell’applicazione della flat tax. Con l’aliquota unica al 15 per cento proposta da Salvini, Silvio Berlusconi pagherebbe oltre 1,2 milioni di euro di tasse in meno, mentre per il segretario della Lega il risparmio sarebbe di circa 47 mila euro…

Non si sa se la simulazione si stata ben effettuata, mai può essere ovvio che una tassa che fa risparmiare tutti gli italiani, favorisca visibilmente, anche, i ricchi. Quanto ai poveri, la vituperata “fascia esente”, eterno “pallino” di Berlusconi, sarebbe una sicura panacea…

(Gesse)

La massima della foto sopra il titolo è di Winston Churchill. E’ esattamente ciò che impone l’Europa. Anche Maffeo Pantaloni, padre degli economisti italiani, già nei primi del 1900, affermava: è da idioti creder di rimediare alla crisi imponendo il rigore. E ancora: ad imporre tasse sono capaci tutti, il difficile è trovare soluzioni senza penalizzare la nazione.

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