
La contestata figura di Alexei Navalny, appartenente ad una realtà – quella russa – che dal cosiddetto ‘occidente’ viene vista tutt’oggi come lontana, e senza dubbio, pur sempre ‘arcana’ si trasforma in una ricorrente domanda: “Chi è Alexey Navalny?”
Ma prima occorre parlare di Putin, il suo bersaglio, il punto di riferimento di una polemica ormai senza confini…
E’ frequente, in una realtà oggi etichettatasi come ‘democratica’, che corre dall’Italia alla Germania, attraverso i paesi dell’UE, approdando ovviamente oltre Oceano, sentir parlare di Putin come di un ‘assassino’, fino a giungere a J. Biden che – con una leggerezza diplomatica degna di miglior causa – lo ha definito in un’intervista addirittura un killer.
Ma, appunto, lo ripetiamo: “Chi è Alexei Navalny?”
Fra tutte abbiamo trovato una definizione che brilla per obiettività e per la multiforme angolazione…
“…Alexei Navalny è un famoso oppositore di Vladimir Putin. Secondo alcuni è un campione del paradigma liberale, unica incorruttibile speranza per il futuro della Russia. Altri, invece, lo accusano di aver pensato più al business ed al nazionalismo che al progressismo democratico. Altri ancora ritengono che sia manovrato dal Cremlino per mostrare che un’opposizione sia possibile anche in Russia. Si tratta di visioni da prendere tutte con le pinze, se si vorrà cercare di decifrare la lunga e complessa parabola dell’azione politica di questo personaggio che certamente qualcuno, di fronte alla potenza di Putin, ha voluto rendere mitico”.
Ma noi aggiungiamo che qualcuno asserisce che sia stato istruito in America per organizzare l’opposizione a Putin e che, oltretutto, fosse – prima – di sentimenti che possiamo definire utra nazionalisti: come ‘personaggio di destra’ era già noto, ma fu indotto a presentarsi, meglio, come ‘oppositore libertario’, perché avrebbe avuto più possibilità di successo e – giusto – l’appoggio della realtà mediatica occidentale. Quella di cui apertamente – appunto – sta godendo.
Un po’ di storia sul personaggio.
Di posizioni nazionaliste e liberali, dichiaratosi in passato a favore della possibilità di ricondurre Ucraina e Bielorussia sotto l’influenza russa, Navalny ha più volte dichiarato anche che la Russia dovrebbe cercare un modus vivendi con i Paesi occidentali e si è dichiarato favorevole alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali nel Paese. Ciò in linea con l’odierna posizione di molti paesi ‘occidentali’. La ex Urss è, al contrario, molto intransigente, cioè contraria per decisa tendenza, in proposito.
Alexey Navalny (Butyn, 4 giugno 1976) ha una personalità eclettica: è un attivista, politico e blogger. E’ un russo di origini ucraine. È fra i più noti critici del presidente della Russia, Vladimir Putin. È leader del partito Russia del Futuro e presidente di Coalizione Democratica (che unisce Russia del Futuro, RPR-Parnas e Scelta Civica), formazione in precedenza co-presieduta con Boris Nemcov, morto assassinato nel febbraio 2015.
Il primo febbraio 2021 è stato condannato dal tribunale di Mosca per sedizione a tre anni e mezzo di carcere. Sentenza scontata. Eppure nel silenzio pesante dell’aula, ha reagito con l’orgoglio dei condannati ingiustamente: ha ascoltato il verdetto in piedi, avviluppato in una felpa blu, le mani in tasca nei pantaloni beige. Poi sorridendo, ha puntato il dito verso la moglie Julija e tracciato un cuore sul vetro dell’acquario, la gabbia di vetro che lo separava dall’aula. “Andrà tutto bene”, le ha urlato mentre le guardie lo portavano via…
A settembre 2020, nel corso di un volo di ritorno verso Mosca proveniente da Tomsk, il primo pilota dell’aereo, ritenuto si trattasse di un probabile avvelenamento – Navalny comunque era ‘grave’ – : il pilota atterrò, quindi, per emergenza ad Omsk. Fu così che Navalny si salvò. L’accusa contro Putin è che si trattasse di avvelenamento per novishok, un agente nervino in uso da parte dello spionaggio russo da molti anni.
Nulla è realmente provato nei particolari, ma immediata fu la reazione dei paesi dell’UE, a partire dalla Germania della Merkel fino alla Farnesina. La stessa Von der Leyen si disse indignata e chiese alla Russia di istruire una approfondita indagine.
Molto è stato detto e si può dire su questo evento. Per esempio che l’eliminazione di oppositori politici interni potrebbe definirsi una ‘tradizione’ per i servizi segreti russi, sin dal tempo degli Zar, per proseguire nel periodo comunista – si cita soprattutto Leone Trotsky – e finire in tempi recenti. E Putin proviene
Chi accusa Putin gli attribuisce un altro ‘delitto’ di stato ormai storico… Aleksandr Litvinenko, ex spia del Kgb avvelenata, fu stroncato materialmente da un infarto che lo colpì nella notte e che costrinse i medici dell’University College Hospital di Londra a collegarlo ad una macchina per la respirazione, nella speranza vana di fargli superare la crisi. Resta fitto il mistero su ciò che lo abbia ucciso. Litvinenko sarebbe stato avvelenato a Londra tre settimane prima. E’ certo che indagasse sull’omicidio di Anna Politkovskaya: la coraggiosa giornalista, assassinata nella sua casa di Mosca il 7 ottobre, che era invisa al Cremlino per i reportage dalla Cecenia in cui denunciava le truppe federali, accusandole di brutalità…
Si potrebbe rispondere come …queste cose – le eliminazioni misteriose – rientrino purtroppo nell’attività dei ‘migliori’ servizi segreti, per i quali la vita di un uomo può valere meno di quella di un coniglio, anche soltanto per aver ‘visto’.
C’è chi osserva – però – che, uccidendo un noto oppositore politico, chi governa si metta in una posizione di generale sospetto di colpevolezza. Si ricordi l’omicidio di G. Matteotti… Mussolini ebbe a dire: “lo ha ucciso, semmai, il mio peggior nemico”.
Molto simile sembra il caso di Navalny: costituiva, forse, per Vladimir una vera insidia politica? Non si direbbe…
Checché se ne dica in occidente, Putin è molto stimato, addirittura amato, dalla maggior parte del suo popolo e persino in Ucraina conta su molti più nostalgici che non su nemici. A parte, ovviamente, il governo di Kiev… Molti ucraini affermano “…ci sentiamo ancora russi e vediamo la Tv di Mosca invece di quella porcheria della nostra, anche per i notiziari”.
(Di quanto appena detto si fa testimone chi scrive queste righe, pur avendo incontrato per eccezione anche persone di parere contrario).
Di fatto nessuno avrebbe impedito a Navalny di sostenere come altri in Russia una opposizione leale presentandosi alle elezioni. E, comunque, in Russia – certo più che nel cosiddetto ‘occidente’ di oggi – il cittadino medio piccolo è libero di …’crescere’. Anzi! Ristoratori italiani e siciliani in particolare lavorano con successo in Russia con i loro locali…
L’Italia ha appena celebrato il centenario di Dante Alighieri, la Russia di Putin gli dedica una giornata di commemorazione ogni anno.
Vladimir Putin, ex 007 e atleta, uomo certamente spiritoso, amico di S. Berlusconi e D. Trump, non ha mancato di ‘giocarsi’ una battuta forse troppo mordace: “…se avessi voluto ucciderti saresti già morto!”
E’ dura, sì, come lo è la politica del capo di una della più grandi nazioni del mondo, la Russia degli scrittori, dei poeti, dei pittori legati alle correnti europee. Ma soprattutto la Russia che fu degli zar, nota per disporre della più abile diplomazia al mondo.
Germano Scargiali







