
Con due presentazioni ufficiali, a Palermo e a Catania, l’atteso Porto turistico di Capo d’Orlando ha annunciato che apre, praticamente da subito i battenti e i “turisti nautici” lo troveranno pienamente operativo quest’estate. Si chiama semplicemente Marina di Capo d’Orlando. Data la posizione strategica e al vistoso progetto presentato, era molto atteso. Ormeggiarvi significherà poter dire “ci sono stato”. Perché il nuovo porto è molto bello e grande. Servirà anch’esso, assieme a porti da “foto patinate”, quali il Marina di Cala del Sole a Licata e il Porto turistico di Marina di Ragusa, a portare in alto, assieme – quanto meno – a Porto Rosa e al Porto dell’Etna (Riposto), l’immagine della Sicilia che vuol diventare meta e base di partenza del turismo nautico europeo in Mediterraneo…
Ma in Sicilia, ormai, si trova valida ospitalità nei porticcioli e nei punti d’ormeggio attrezzati in giro per l’intero perimetro isolano, come si auspicava da tempo e tanto altro è in arrivo… Nelle grandi città dentro i posti commerciali vi sono validissimi operatori. Palermo il porto Acquasanta ospita il grande Marina di Villa Igiea, in un borgo marinaro che la città ha raggiunto, ma che va riacquistando una fisionomia a sé presso un hotel, come il Villa Igiea – uno dei più belli del Mediterraneo – che conserva i capolavori liberty dell’architetto Basile. Adesso il più atteso è il porto di Marsala, progettato dal giovane industriale Massimo Ombra, un siciliano non frequente che opera in un’ottica allargata verso ciò che a s Sud sta crescendo: Africa, Mar Rosso, Medio Oriente…
A Palermo l’esordio del Marina di Capo d’Orlando è stato presentato ufficialmente a inizio Aprile, nella sala congressi dell’hotel Ibis Styles. A giungo sarà già abbastanza “busy”, grazie alla presenza delle prime imbarcazioni, perché subito i primi posti barca sono stati richiesti ed assegnati, specie all’utenza locale. Di buon auspicio il locale indice di gradimento e una “buona partenza”, questa, per la salute immediata del porto turistico di cui tanto su Nautica abbiamo già parlato e i cui lavori sono andati avanti a ritmi abbastanza serrati rispetto al …solito andazzo: ufficialmente, 2 anni per il grosso dell’esecuzione.
La presentazione del Marina Capo d’Orlando è stata ospitata e promossa dalla VII Zona velica Fiv, che verte sulla Sicilia e si riuniva per la prima volta nel quadriennio olimpico dopo l’elezione dei nuovi dirigenti: in particolare Ignazio Florio Pipitone, presidente uscente al consiglio nazionale e Francesco Zappulla a nuovo presidente di zona.
I principali responsabili del Marina di Capo d’Orlando erano presenti in sala ad illustrare le caratteristiche di questa nuova struttura che, per modernità e concezione, si preannunzia ai massimi livelli non solo in Sicilia, ma in Italia e nel Mediterraneo. Sono 562 i posti barca ufficialmente dichiarati suddivisi per le varie tipologie e stazzature delle imbarcazioni: lunghezza massima m.65, profondità massima assicurata in porto m. 10. I pontili sono disposti in modo molto semplice: due grandi “tee” partono dalla banchina di riva ed ospitano undici pontili. La diga di sottoflutto è banchinata all’interno per l’accosto di scafi veloci in servizio passeggeri (Eolie etc). Lo stile architettonico mediterraneo, caratterizzato da soluzioni curvilinee, caldo e armonioso, arieggia secondo noi a scelte vintage, Art-déco o vagamente moresche.
Il presidente del porto, Francesco Federico, ha illustrato le principali caratteristiche e gli intendimenti della gestione che è in pratica già iniziata. Gianfranco Casubolo ha rappresentato anche a nome dell’AD Enrico Bertacchi (assente nell’occasione) i vertici di MP Network Marines, la superiore organizzazione che amministra – è stato spiegato – già cinque porti turistici, questo incluso, e vuole crescere nell’ambito mediterraneo. Alla presentazione (un’altra se ne era appena svolta a Catania), cui si è voluta attribuire massima ufficialità, ha partecipato anche il sindaco orlandino Francesco Ingrillì. La cittadina messinese, del resto, si fa notare in Sicilia per la propria vitalità e vanta una forte squadra di basket che milita in serie A.
Il porto, hanno spiegato, è stato realizzato in project financing e l’affidamento in concessione alla ditta appaltatrice perché lo gestisca durerà 60 anni salvo rinnovo. Nel frattempo essa verserà all’erario un canone demaniale e sarà libera di realizzare utili d’azienda sul libero mercato. Il sindaco Ingrillì ha sottolineato come la realizzazione di questo porto, molto atteso sul piano locale – come lo è, precisiamo noi, su quello generale per l’utilità che rende alla navigazione da diporto e al turismo – è un positivo esempio di collaborazione fra pubblico e privato.
Uno dei pieghevoli distribuiti nell’occasione non si discosta dal vero nel dire ciò di cui su queste pagine abbiamo parlato in questi ultimi anni: il nuovo porto sarà un “fiore all’occhiello per la nautica da diporto in Sicilia”. Ma noi parliamo piuttosto di “turismo nautico”, perché è l’incoming di qualità proveniente dal mare quel che interessa la Sicilia per il suo sviluppo economico. Questo porto, a tal fine, ha certamente le carte in regola. Inoltre, non guasta ancor oggi ribadire che di “turismo” trattasi, concetto incredibilmente negato o non contemplato (così sbandieravano i burocrati) dalle normative in vigore nel Bel paese. Ciò con concrete “conseguenze” fiscali…
Ripetiamo, invece, fino alla noia la lezione – che consideriamo preziosa – del professore (economia turistica) Giuseppe Loy Puddu della Bocconi: il turismo è un’attività stella per il futuro – crescerà creando posti di lavoro non …robotizzabili – e il turismo nautico è la migliore porta d’ingresso dello sviluppo turistico. Tanto più, aggiungiamo noi, per la Sicilia, che necessita di occasioni vicine di crescita e che, come disse un memorabile dirigente del football catanese, novello Lapalisse, è …un’isola circondata dal mare.
E’ il caso di ripetere anche che un porto di tale livello, che si affianca a Portorosa, fa riscontro al Marina Cala del Sole di Licata e al porto di Marina di Ragusa nel sud della Sicilia, mentre a est si richiama al Porto dell’Etna (Riposto) rappresenti un passo decisivo verso il progetto di offrire allo yachting di qualità un sistema portuale lungo il perimetro della Sicilia. A Palermo e Trapani si ormeggia da tempo con pontili siti nell’alveo della portualità tradizionale, ma è a Marsala che stanno partendo i lavori per un nuovo Marina di iniziativa privata, ma di grande valenza pubblica: l’iniziativa è del giovane imprenditore Massimo Ombra. Anche questo nascerà nel porto esistente, ma a seguito di un’integrale ristrutturazione che riguarderà anche il quartiere…
Non dimentichiamo la massima: due porti vicini valgono per tre. Più tecnicamente, come si preferisce dire oggi, il fine – specie in Sicilia, regione dotata di una precisa fisionomia insulare – è che i porti presto “facciano rete” o sistema. Persino “gli onorevoli” e i conferenzieri (quante chiacchiere da decenni…) hanno imparato la parola rete… Solo che, per far rete, i porti turistici dovranno prima “esistere”, poi crederci e …collegarsi.
Di fatto, sommando i veri porti, non più isolati anche se minori, più i tanti pontili presenti ovunque e forniti di servizi moderni, pur a vari livelli di qualità e capacità di accoglienza, il sistema esiste già. Vedi a Palermo (esempio non unico) l’ospitalità offerta fra il Marina Villa Igiea, la vecchia Cala e il Molo Sud. Tale realtà è sottovalutata nella percezione che è filtrata finora verso l’esterno, e dentro la stessa Sicilia, per vari motivi: il ricordo di vecchi disservizi, la lentezza, giustamente denunciata mediaticamente, colpa della burocrazia (ostica anche nei confronti delle stesse iniziative pubbliche), un certa immagine alone che coinvolge le Isole e il Sud.
Non che non permangano problemi tecnici, a partire dalla preparazione del personale di banchina, per giungere al ritardo nell’organizzazione interna dei porticcioli, che non si adeguano al “gigantismo” dello yachting d’alto bordo ed a quello dei nuovi charter: questi sostituiscono la vecchia “crociera di lusso”, oggi divenuta dominio quasi limitato alla “borghesia” media e anche piccola…
Tornando al Marina di capo d’Orlando, appare chiaro che non si vuol lasciare nulla di intentato. Anzitutto molta attenzione, dati i rilevanti spazi a terra (parking etc), viene riservata al rimessaggio, per il quale esiste una grande costruzione ad emiciclo per il ricovero al coperto. Alaggio e varo avverranno sia dagli scivoli, sia grazie all’assistenza di un travel lift da 80 tonn.
Sarà operante un servizio di “porto asciutto” assistito da mezzi di movimentazione veloci per l’alaggio e varo in pochi minuti di gommoni, day cruiser e simili…
Le costruzioni previste dal progetto a supporto dell’infrastruttura comprendono un’officina per le riparazioni presso il rimessaggio, nonché una “passeggiata” fra i negozi che si estende a livello della banchina su circa 3.000 mq e ospita bar, ristorante e minimarket. Al piano superiore dei corpi centrali si trova la Club house dello Yacht Club con un ristorante dotato anche di spazi esterni e fruibile da diportisti e soci. La cupola trasparente del patio ne illumina gli ambienti fino a sera, concedendo agli ospiti lo spettacolo del cielo stellato. Non manca una spa con la sua area fitness.
Capo d’Orlando conserva ricordi storici che si traducono in reminiscenze di epoca romana, normanna e tardo medioevale. Un elemento di spicco nell’architettura cittadina è il Castello Bastione, la cui prima testimonianza è contenuta in un rapporto storico della seconda metà del ‘500 sulle Marine di tutto il Regno di Sicilia. Non resta che attendere l’attesa apertura, mentre già nella vicina Sant’Agata di Militello e in giro per l’accennato “perimetro” isolano si lavora su più fronti, come ad Augusta (porto Xifonio), a Marsala (altro progetto …mega galattico) ad Isola delle Femmine (un progetto trentennale che diventa realtà) ed anche a Malfa di Salina. Sono progetti additati talvolta come “temerari”, date le multiformi difficoltà economiche e legali, ma che testimoniano l’ostinazione dei siciliani e la voglia perdurante di “non arrendersi”.
Germano Scargiali








