Caterina da Siena donna moderna 700 anni fa

Il Matrimonio mistico di santa Caterina da Siena è un dipinto a olio su tavola (257×218 cm) di Fra Bartolomeo, datata al 1511 e conservato nel Museo del Louvre di Parigi. L’opera è firmata “Orate Pro Pictore MDXI Bartholom Floren”. Moltissime opere pittoriche di ogni epoca ritraggono la Santa, di recente inserita dal papato fra i ‘Dottori della Chiesa’:

Patrona d’Italia accanto a San Francesco, ma anche d’Europa accanto a San Benedetto, capace di interloquire con i papi, Caterina da Siena convinse anche Papa Gregorio XI° a tornare da Avignone a Roma. Una donna di sorprendente valore e oggi un personaggio di grande attualità non per uno, ma per una serie di motivi: spiccano ancora il suo spirito europeo e il suo coraggio nel curare i malati di un’epidemia di peste che coinvolse l’intero continente…

Persona di grande attività e senso pratico, non meno di San Francesco d’Assisi e San Benedetto da Norcia, Caterina ebbe una vita che sa di leggenda, diventando da povera e analfabeta una donna influente a livello europeo. Donna, dicevamo, quindi eroina del mondo femminile. Sempre, però, con atteggiamento modesto ispirato dalla fede, che in lei più che mai diventa anche fiducia. Così convinse anche la Chiesa, dopo aver sospettato del suo fare ritenuto ‘troppo disinvolto, la appoggiò, comprendendo che un personaggio del suo  genere era, semmai, un di forza.

Santa Caterina da Siena, di umili origini, ventiquattresima di venticinque figli, visse tali esperienze che la sua vicenda personale la classifica fra le grandi donne della storia.

Fin da bambina avvertì la vocazione religiosa e decise di rimanere vergine e di consacrarsi al Signore. Nonostante il parere inizialmente contrario della famiglia, alla fine, in virtù della sua ferma volontà, riuscì a convincere il padre ad entrare nel convento delle “mantellate”, monache domenicane che, al contrario di lei, erano particolarmente colte e dedite allo studio della teologia.

Inizialmente analfabeta, imparò a leggere e scrivere e si dedicò ad attività caritatevoli, soprattutto nei confronti degli ammalati, impegnandosi a fondo anche nello studio e nella preghiera.

In tutta la sua vita ebbe frequenti visioni mistiche, più volte le apparve il Signore, che un giorno le concesse persino le stigmate, che lei però non volle che fossero visibili dagli altri.

Cominciò a recarsi spesso presso l’ospedale per curare i malati e in particolare quelli più gravi, cui non voleva avvicinarsi nessuno.

Assistette così molti malati di peste o di altre malattie contagiose. In tal modo diede l’esempio ad altre consorelle che la seguirono nell’opera. Durante la peste guarì miracolosamente molti malati, tra cui il suo stesso confessore, Raimondo da Capua, all’inizio impostole come tutore.

La sua lezione, in pieno trecento (XIV° secolo), serve a capire quanto la forza della fede possa aiutare di fronte al male

Come Palermoparla ha già scritto, il grande panico di questi mesi per il Covid 19 è anche acuito dal salutismo ideologico, determinato da un laicismo che – essendo privo di fede – approda ad un atteggiamento pagano che allontana gli individui l’uno dall’altro. Ciò, ben oltre la distanza fisica ‘di sicurezza’ richiesta dal rischio di contagio. E’ un allontanarsi di carattere morale, etico, segno di un ‘disaffettoda cui il Gesù dei vangeli mette chiaramente in guardia: “mai, di fronte ad un corpo malato e persino maleodorante, dimenticare che è …creato ad immagine e somiglianza di Dio“. 

La attività di Caterina fu anche rivolta alla teologia, alla politica e alla società. Partendo dalle sue umili origini, finì per ricoprire ruoli di grande prestigio e rilevanza. Scriveva lettere a personaggi importanti dell’Italia e d’Europa, viaggiava e si batteva per la pace e per la concordia tra i popoli e le fazioni rivali. Intorno a lei si era formato un gruppo, definito “l’allegra brigata”, formato anche da personaggi dell’aristocrazia, che l’accompagnava e l’aiutava a portare avanti i suoi progetti.

Il suo comportamento, molto insolito a quell’epoca, per di più da parte di una donna, suscitò anche delle reazioni contrarie e per questo, come accennavamo all’inizio, fu convocata ed esaminata dalle autorità religiose che, alla fine, però, si convinsero della sua sincerità e lasciarono che continuasse la sua opera, assegnandola ad un direttore spirituale: non esitò a richiamare la cristianità alle sante regole, ma soprattutto all’azione…

Celebri sono rimaste nella storia le sue lettere al papa Gregorio XI che aveva abbandonato Roma e risiedeva ad Avignone, per chiedergli di tornare nella sede naturale dei papi, riuscendo effettivamente ad ottenerne il ritorno, superando difficoltà apparentemente insormontabili.

Può stupire che Santa Caterina, nelle sue lettere al papa, sia pure con tono filiale, usasse anche espressioni forti e decise per consigliarlo e convincerlo ad ascoltarla. Santa Caterina si recò persino ad Avignone per incontrarlo di persona. Finalmente Gregorio XI tornò a Roma ma, dopo appena un anno, morì e, dopo una tormentata elezione, gli successe nel 1378 Urbano VI, napoletano di nascita, quindi finalmente italiano, dopo un susseguirsi di vari papi francesi, residenti in Avignone (cattività o esilio avignonese) e condizionati dalla monarchia francese.  

Santa Caterina da Siena in un opera dello scultore siciliano Francesco Mesina
Santa Caterina da Siena in un’opera novecentesca in marmo di Carrara dello scultore siciliano Francesco Messina.

L’elezione di Urbano VI fu, però, contestata dai cardinali francesi e diede inizio allo Scisma d’Occidente. Fu un periodo molto tormentato per la Chiesa di Roma, perché vide contendersi il soglio di Pietro da parte di più papi, fino a tre, e lo schierarsi degli stati europei a favore dell’ uno o dell’altro.

Caterina approvò l’elezione di Urbano VI, cardinale stimato per umiltà e semplicità, dandogli il consiglio di mantenersi tale e di evitare i modi autoritari.

Santa Caterina implorava i papi di essere fedeli solo a Gesù Cristo, di allontanare i corrotti e a temere anzitutto per la propria stessa anima.

Riteneva che Dio non volesse da noi solo piccole cose, ma che appoggiasse anche progetti ambiziosi per il bene dell’umanità.

Santa Caterina da Siena, donna dalle virtù eroiche, generosa, forte e coraggiosa, morì a Roma il 29 aprile del 1380.

C’è chi disse che avesse salvato il papato dalla rovina. Altre sante dopo di lei, come la beata Ana Caterina Emmerick hanno profetizzato per la Chiesa altri drammi e altre sciagure, ma hanno pure previsto la vittoria finale di Cristo sul Male.

Solo nel 1417 lo Scisma d’Occidente si concluse con l’elezione di Martino V, finalmente unico papa riconosciuto dalla cristianità.

Santa Caterina da Siena, consigliera spirituale di papi, di aristocratici e persone semplici, è stata nominata patrona d’Italia e compatrona d’Europa, per i suoi grandi meriti a favore della pace e della concordia universali.

L’Europa di oggi dovrebbe volgersi a lei, che per tempo seppe indicare la strada e riconoscere le radici cristiane del continente europeo. Gli statuti dell’UE, al contrario, oltre a far poco riferimento alla comune cultura europea, non accennano alla matrice cristiana dell’Europa. Mentre – per inciso – anche le antiche università nacquero, nei secoli seguenti – in giro per tutto il Continente – come università cristiane e la prima materia studiata fu la teologia della chiesa di Roma, seguita poi dal Diritto romano…

Papa Benedetto XVI di Santa Caterina da Siena ha detto: “Il secolo in cui visse – il quattordicesimo – fu un’epoca travagliata per la vita della Chiesa e dell’intero tessuto sociale in Italia e in Europa. Tuttavia, anche nei momenti di maggiore difficoltà, il Signore non cessa di benedire il suo Popolo, suscitando Santi e Sante che scuotano le menti e i cuori provocando conversione e rinnovamento“.

Lydia Gaziano

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Nota

Santa Caterina non rimane un mero simbolo, ma la sua figura dovrebbe essere fra quelle degne di cementare questa tormentata Europa Unita, creando nei governi e nel potere centrale l’idea ferma di una unità sostanziale che ha radici nella storia antica e soprattutto negli avvenimenti  coesi a partire della vigilia dell’Età Moderna che portò alla straordinaria scoperta delle terre oltremare, alla certezza della sfericità del pianeta.

Infatti la scoperta del’America e le altre grandi esplorazioni non furono la causa dell’inizio ‘formale’ dell’età moderna, bensì il sintomo più evidente di una rivoluzione culturale e scientifica, già iniziata col Rinascimento (Leonardo, Galileo, Copernico), che da allora non si è più arrestata.

A cementare di fatto l’Europa contribuirono da allora la filosofia, la letteratura, l’architettura e le arti figurative, concretizzatesi in stili e tendenze univoche, che sono ancora il vanto primario dell’intera umanità. Basti penare all’architettura che dall’Alto Medio evo di Dante, Milton e Giotto in poi, prese il volo verso lo stile rinascimentale, il barocco, fino al frammentarsi nell’ornato del rococò e del Liberty, per poi tornare al razionalismo del ‘900 e riframmentarsi nelle fughe del cubismo e dell’astrattismo da Picasso a Kandinskij, dopo esser passati dall’impressionismo di Monet e Manet. Ma tutto fu sempre più europeo‘. Oggi il primo peccato dell’Europa Unita è quello di trascurare questa meravigliosa ed articolata unica matrice, fatta di pensiero e di fede. (Germano Scargiali)

 

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