CHI HA PAURA DEI DAZI?
Lorenzo Romano
Roma, 4 febbraio 2025
Si parla tanto della modifica del livello di tassazione delle merci scambiate tra nazioni sovrane.
Nel pratico significa che le derrate alimentari e le partite strumentali, quali macchinari, automobili, televisori, ecc. importati dall’estero costano po’ di più al punto che potrebbe non convenirne più l’acquisto ed è proprio questo il punto.
Il livello di tassazione di un certo bene può avere altre funzioni oltre a recuperare liquidità per la Tesoreria di una nazione, contemporaneamente ne regola la produzione il consumo di un determinato bene.
Per meglio dire la propensione all’acquisto di un bene (non di rilevanza vitale) è determinato da sacrificio che un individuo o una collettività è disposto a sostenere per entrare in possesso del bene medesimo.
E’ ovvio che concorrono diversi fattori tra cui anche emotivi.
Tralasciamo questi ultimi fattori per definire in assoluto detta propensione all’acquisto.
In linea di massima il prezzo di acquisto non è determinante ma produce un effetto secondario sulle merci d’importazione.
Ovvero, se un bene è necessario lo si acquista al prezzo massimo come detto sopportato dall’acquirente, altrimenti quest’ultimo potrebbe rinunciare ma in questo caso e in funzione dell’utilità generale del bene medesimo, potrebbe stimolare l’industria nazionale a surrogare il bene il cui costo di acquisto ha assunto livelli inaccettabili.
In pratica il livello di onerosità dei dazi stimola le industrie locali!
Tale beneficio si ha anche nel mercato interno delle nazioni che hanno innalzato il livello di tassazione. In tal caso si potrebbe avere un eccesso di produzione di quei beni non più dissipati da una vendita all’estero causandone un abbattimento del prezzo di vendita.
Ovviamente, per mantenere il prezzo commerciale evitare che scenda al disotto del costo di produzione, diventa importante controllarne la quantità prodotta. Altrimenti per smaltire un eccesso di scorte, sarà necessario provvedere alla loro distruzione parziale, oppure a limitarne la produzione.
Fin qui è dimostrabile che i dazi, se non posti per fini politici, sono più dannosi per la nazione che li impone, piuttosto che per le nazioni clienti!
Nel caso in cui i dazi sono imposti per fini politici, il risultato fin qui illustrato non cambia ma l’esito danneggerà la nazione che li impone.
Nel caso dell’energia, la UE ha perso parte dei rifornimenti diretti provenienti dalla Russia, Si è scoperto che i rifornimenti non più consegnati, venivano rimpiazzati con forniture provenienti da paesi terzi a un costo ovviamente maggiore.
Ciò non ha causato danni rilevanti, perché la quantità di energia fornita alla UE è più o meno rimasta inalterata e il maggior costo pagato è stato compensato con un miglioramento dello scambio commerciale con i paesi terzi ora nuovi fornitori.
Gli unici a rimetterci sono stati i paesi precedenti fornitori dell’energia i quali persero i canali di trasporto dell’energia medesima.
Tutto ciò ci fa scoprire un mondo globalizzato non più limitato dalle nazioni economicamente e industrialmente più forti, tant’è vero che gli USA, nonostante tutto sono ancora la primo posto per il potere economico, scavalcati solo dalla Cina per la quantità di beni prodotti i quali però hanno un valore aggiunto piuttosto basso.
C’è un vero bilanciamento e ciò è un vantaggio per la UE che si colloca a metà tra i due colossi producendo beni di alta qualità, non molti ma importanti, basti pensare alla moda, al turismo, ecc.
Quindi, la regolazione dei mercati è un fattore importantissimo per le economie dell’intero globo, da un lato c’è lo stimolo alla produzione, dall’altro si incentiva il benessere dei cittadini purché siano ben definiti i limiti della nazioni in termini di produzione e di consumo.
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Concetti tratti dal libro ”Tasse Tariffe e Balzelli” (Lorenzo Romano Ed. Eta Beta-ps ISBN 979-12-59684-38-7 2021)
Lorenzo Romano
CHI HA PAURA DEI DAZI?







