
Sospettare che Trump “voglia vendere” l’America alla Russia è il colmo. Lui un viceré della Russia? Un vassallo di Vladimir Putin? Follia! Come dirlo? Come affermarlo? Ci vuole fantasia e faccia tosta…Eppure il suo supposto reato nel corso delle elezioni, sarebbe di “combine” con Putin e, quindi, alluderebbe a quel che si potrebbe chiamarsi persino “altro tradimento”. Se Trump fosse francese sarebbe un uomo della “grandeur”, predica platealmente null’altro che soluzioni tali da condurre ad un’America più forte e rispettata nel mondo… D’altro canto, tutti i regimi del pianeta poggiano su degli “agganci” all’estero. Li vantano, ci contano. O no?
“Gli Stati uniti – ha detto sarcasticamente Putin – pensino a se stessi. Cercano da sempre di condizionare i risultati elettorali in tutto il mondo…” Ciò che può contrae a questo punto, è solo che ciò avvenga entro i margini della lealtà democratica, della propaganda del non certo insolito finanziamento ai partiti…

La verità è che poco stiamo vedendo contro Donald Trump, viste le sue premesse contro la politica del “fango di Washington”: così lui stesso ha detto in campagna elettorale. Ma il peggio è che Trump vuole realmente appoggiare la classe borghese e imprenditoriale a danno dei “famigerati” banchieri…
“Trump vuole un’America più forte, che non serve alla Russia, né politicamente, né economicamente”. Che tipo di feeling può nascere, allora, tra Vladimir e Donald?
Entrambi sono visti come gli hooligan dell’ordine mondiale. E’ un’immagine da contestare e rivedere. Hanno in comune una sorprendente vitalità, la curiosità verso il mondo, un certo gusto per gesti tali da sembrare delle “ragazzate” nascondendone quasi la serietà… L’elettorato di Trump – maschi bianchi poco istruiti di provincia – è molto simile a quello di Putin, che governa il “voto di pancia”, ma fanno così anche il gioco di quelle élite che temono esplosioni di rabbia popolare. C’è, però, una differenza profonda: Trump ha sfidato la Washington corrotta, le lobby irremovibili indifferenti alla gente. Esattamente il sentimento che sta maturando in Russia, con la fine di dodici anni di benessere mai visto. Un giorno arriverà un Trump russo a sfidare il sistema? Sì, Putin.
Da dove può prendere un’ipotetica distensione? Non è, forse, auspicabile? A breve l’incontro con Putin non rientra nelle priorità di Trump. Questi è impegnato a formulare la sua agenda, incentrata su tutt’altro: l’economia, le tasse, il rilancio dei progetti petroliferi… Sta raccogliendo, prima meno visibili, poi più visibili, le sue vittorie in politica interna. Chi lo ha votato non lo abbandona – almeno di regola – mentre i suoi contestatori si accorgono che il suo governo non consiste nell’imporre un fastidioso e antipatico regime, ma nel cercare di fare il meglio, sia pur assecondando la propria “mentalità”.
La storica distensione fra Stati Uniti e Russia, una vera sorpresa della storia, in cui è fresco il ricordo di una mai realmente sopita guerra fredda, dipende dalla lungimiranza e dal senso pratico dei due diretti interessati.
Trump capisce che certe posizioni leonine degli americani stanno facendo o hanno già fatto il loro tempo. Gli Stati uniti restano una grande potenza, ma il grande blocco continentale dell’Eurasia, questo sconfinato territorio senza soluzione continuità e fatto di nazioni un tempo ignorate che crescono a due cifre e contano già anche su un valore assoluto di tutto rispetto. L’economia che stanno sviluppando, coinvolgendo l’Africa, creando nuove vie per terra e per mare (raddoppio di Suez) non può neppure essere calcolato In Mediterraneo e Medioriente, gli Usa hanno mostrato i denti con i loro regimi pacifisti “a parole”. Si sono, però ferite a sangue le gengive.
Per recuperare il danno apparentemente irreversibile provocato dalla gestione Obama – le sconfitte disonorevoli – a Trump non resta che trattare, anche considerando i nuovi aspetti economici del problema, mettendo sul tavolo il peso del suo grande paese che è sempre considerevole, sia sul piano delle risorse, sia su quello delle tecnologie e dei know how…
Vladimir Putin è molto, ma molto “chiacchierato” all’estero, ma il suo popolo lo ama e lo vota. Non meno di capi come Erdogan e lo stesso Assad. I contestatori sono quelli che non mancano mai da nessuna parte al mondo… Putin sta lavorando con la flemma che dimostra in ogni occasione per fare della Russia una grande potenza di pace.
Il concreto “pragma” è ciò che i due personaggi, Trump e Putin, tengono costantemente presente davanti ai loro occhi, cercandolo, esaminandolo, decidendo di conseguenza.
Perché meravigliarsi se i due, supposti dittatori, con rabbia di qualcuno – fabbricanti d’armi etc – che si rode il fegato, pensino ad incontrarsi, tenersi in contatto. Una volta che ciò ha una propria visibilità non rappresenta una sorpresa. I due hanno fatto collocare accanto al telefono rosso un telefono azzurro che serva a decidere il da farsi. E quello rosso? Serva pure se atterrino i marziani cattivi di certi film…
“Ciao Vladimir, sono Donald. Li ha due minuti per me?” “Figurati, che ti dico che sono in riunione? Piuttosto come stanno a casa?”
Qualcuno non concepisce un futuro così, non gli piace. Tutti i gusti sono gusti…
Germano Scargiali







