Un’apposita commissione, fra quelle operanti nell’Assemblea Regionale della Regione Siciliana, si occupa di dare più completa attuazione allo Statuto, che ne ha sancito l’inizio e dovrebbe regolarne la “vita”. Tale Statuto, com’è ben noto, non è stato pienamente né applicato, né rispettato. Anzi è stato disatteso dalla Repubblica Italiana in molti suoi aspetti fondamentali, in materia normativa, giuridica e soprattutto fiscale… Non può dirsi, del resto, che il Governo italiano abbia in questi lunghi decenni di vita repubblicana rispettato in pieno neppure la Costituzione. Ne ha disatteso, invece, talune norme proprio in materia fiscale ed anche – incredibilmente – nella delicata materia sindacale. Tutto ciò nonostante lo strapotere apparente e la grande influenza anche reale che hanno avuto i cosiddetti Sindacati.
La Commissione Statuto dell’Ars risulta attualmente così composta: Francesco Cappello ed Elena Pagana per il M5s; Stefano Pellegrino e Giuseppe Milazzo per Fi; Baldo Gucciardi e Antonello Cracolici per il Pd; Giuseppe Compagnone, e Carmelo Pullara per AeP; Giusy Savarino per Db; Vincenzo Figuccia per l’Udc; Elvira Amata per FdI; Edy Tamajo per Sf; on. Cateno De Luca per il Misto.
Espressioni significative provengono in questi giorni da alcuni membri della Commissione Statuto della Regione.

A seguito della nomina a membro della Commissione Statuto, l’on. Stefano Pellegrino, già Presidente della Commissione Affari Istituzionali ha dichiarato: “Il lavoro che ci aspetta dovrà essere orientato nella consapevolezza che lo Statuto consegna alla Sicilia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria. Con grande entusiasmo – conclude Pellegrino – auspico che già dalla seduta d’insediamento, ci sia un collegiale impegno per il bene della nostra Regione”.
Oltre al Deputato marsalese, fa parte della Commissione il Capogruppo di Forza Italia al Parlamento siciliano, l’on. Giuseppe Milazzo.
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Bisogna sapere come sia nata l’Autonomia della Regione Siciliana e lo Statuto, ad opera del Regno d’Italia, quando era appena finita l’ultima guerra e non era ancora stata proclamata la Repubblica, in seguito al noto “referendum popolare”…
L’Autonomia speciale è quella particolare forma di governo della Regione Siciliana disciplinata dall’articolo 116 della Costituzione Italiana, che l’ha dotata di una ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria.
Un po’ di Storia della Regione Siciliana.
L’Autonomismo fu un modo per svuotare il separatismo, guidato dal Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943 era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano, e che ebbe anche un’organizzazione paramilitare, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS) guidato da Antonio Canepa. Svanì quasi subito invece l’idea che la Sicilia divenisse uno Stato federato, il 49º stato, agli Stati Uniti d’America. Quando gli Stati Uniti riuscirono a bloccare la minaccia sovietica e jugoslava sull’Italia nord-orientale, questi abbandonarono a sé stessi l’EVIS e Giuliano: al MIS non restò altro che partecipare nel 1946 alle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente, dove ottenne 4 seggi (tra cui Andrea Finocchiaro Aprile e Attilio Castrogiovanni), e nove all’Assemblea regionale nel 1947, (nessuno alle politiche del 1948) mentre molti “capibastone” messi dopo il luglio 1943 al comando dei paesi dalle truppe alleate, si infiltrarono nei ricostituiti partiti italiani.
Padri dell’Autonomia possono essere considerati i politici siciliani che lottarono per la concessione dell’Autonomia come Salvatore Aldisio, Giuseppe Alessi, Giovanni Guarino Amella, Enrico La Loggia.
Lo Statuto speciale della Regione Siciliana ebbe origine da un accordo di origine “pattizia” fra lo Stato Italiano e la Sicilia, rappresentata dalla Consulta regionale siciliana, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’isola, organo che materialmente formulò lo Statuto, emanato con Regio decreto da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), e diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana, prima fra le 5 regioni a statuto speciale. Le prime elezioni per l’Assemblea regionale siciliana si svolsero il 30 aprile 1947, e il 25 maggio 1947 ci fu la prima seduta parlamentare.
La storia politica di oltre 70 anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di “laboratorio politico”, e altri più bui. Da alcuni anni l’autonomia siciliana è stata rilanciata da molti politici, tra cui l’ex presidente Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia (MPA), e dall’ex presidente Rosario Crocetta. Non può dirsi, però, che i due passati presidenti abbiano ottenuto, nonostante i “proclami” alcun risultato tangibile.
Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione avrebbe competenza esclusiva su alcune materie, in sostanza la Sicilia può legiferare con propri atti negli ambiti indicati sia in Costituzione che nello stesso Statuto. Ogni modifica allo Statuto, trattandosi di legge costituzionale, è sottoposta alla cosiddetta procedura aggravata, cioè a una doppia approvazione, a maggioranza qualificata, da parte delle Camere.
Svariate prerogative statutarie non sono mai state applicate, in quanto mancano le corrispondenti “Norme di attuazione dello Statuto” che dovrebbero essere emanate dalla Commissione paritetica Stato Regione. Ma che cosa ne è di tale Commissione paritetica? La triste realtà è che la Repubblica non ha concesso alla Sicilia ciò che aveva inteso concedere il Regno, seppure in un momento in cui il movimento indipendentista della Sicilia aveva letteralmente fatto para, perché era a sfondo secessionista in un momentio in cui la “storia” prestava.
Il nome ufficiale non è Regione Sicilia, come spesso viene detto, ma Regione siciliana, sia per una motivazione storica ma anche per l’ovvio rapporto istituzionale che lega l’Isola alla Repubblica italiana. Tale nome la distingue dalle regioni a diritto comune.
La Regione nasce come ente originariamente sovrano e legato all’Italia da un rapporto pattizio e potenzialmente paritetico. Questa condizione giuridica, che dà vita al medesimo utilizzo dell’aggettivo dopo il nome ufficiale dell’ente, è dovuta a ragioni principalmente politiche di carattere indipendentista che fanno leva sul fatto che l’entità amministrativa siciliana è considerata una fonte primaria del diritto alla pari della Repubblica italiana. In virtù della sovranità e della volontà del popolo siciliano di darsi un proprio statuto autonomo, infatti, i padri fondatori dello statuto siciliano hanno voluto marcare una sostanziale pariteticità (ma non antiteticità) giuridica, storica e politica tra il popolo siciliano e il popolo italiano.
Dall’anno 2001 il presidente della Regione non è più eletto dall’Assemblea Regionale Siciliana, ma direttamente dai cittadini. Il presidente della 59ª giunta della Regione, eletto da pochi mesi è Nello Musumeci, uomo politico catanese, formatosi nelle fila del MSI e di Alleanza Nazionale, oggi candidato del Partito DI Fratelli d’Italia e del “Centrodestra”. La presidenza della Regione ha sede a Palermo, a Palazzo d’Orleans.
L’Assemblea regionale siciliana è l’organo legislativo della Regione Siciliana eletta per la prima volta nel maggio 1947. Dal prossimo rinnovo previsto nel 2018, sarà formata da settanta deputati eletti a suffragio universale diretto. Ha sede a Palermo, nel Palazzo dei Normanni. Il parlamento siciliano, nato nel 1130, è considerato il più antico d’Europa.
Le competenze esclusive. Grazie allo Statuto autonomistico, la Regione ha competenza esclusiva su una serie di materie, tra cui beni culturali, agricoltura, pesca, enti locali, ambiente, turismo, polizia forestale. Il relativo personale quindi è nei ruoli della Regione e non dello Stato, che quindi è più numeroso che nelle altre Regioni a statuto ordinario.
Per quanto riguarda la materia fiscale, la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere nell’isola. Ai sensi degli articoli 36 e seguenti del proprio Statuto (Legge Costituzionale n.2 del 26 febbraio 1948), la Regione siciliana è dotata di completa autonomia finanziaria e fiscale.
Ogni anno lo Stato Italiano sarebbe tenuto a fornire un ammontare da stabilirsi, con piano quinquennale, di denaro pubblico proveniente dalle altre Regioni per finanziare la Sicilia, così come stabilito dall’art. 38 dello Statuto della Regione Siciliana.
- Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici.
- Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale.
- Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.
Altro aspetto importante è contenuto nell’Art 37 dello Statuto della Regione Siciliana:
- Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.
- L’imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.
Organi
L’organo legislativo è composto dall’Assemblea regionale siciliana, quello esecutivo dal Presidente della Regione Siciliana e dalla Giunta regionale, composta da 12 assessori regionali, che dal 2001 possono anche non essere deputati all’ARS (così si chiamano, unici in Italia secondo la Corte costituzionali, i consiglieri regionali in Sicilia). Dal 25 maggio 1947 ad oggi si sono susseguite XV legislature, inizialmente della durata di quadriennale, mentre dal 1971 è quinquennale.
L’Assemblea si compone di novanta deputati eletti a suffragio universale diretto dagli elettori siciliani ogni cinque anni. Con la legge costituzionale n.2/2013 il numero di parlamentari è ridotto a 70, a partire dalla legislatura successiva. Dal 2001 il presidente della Regione non è più eletto dall’Assemblea Regionale Siciliana, ma direttamente dei cittadini. Il presidente del 58° governo della Regione, eletto il 29 ottobre 2012, è Rosario Crocetta.
Originariamente lo Statuto prevedeva anche un’Alta Corte con poteri giurisdizionali, che giudicava della costituzionalità delle leggi regionali e delle leggi e dei regolamenti dello Stato nei confronti delle norme dello Statuto e limitatamente alla loro applicazione sul territorio siciliano, ma nel 1957 la Corte Costituzionale la dichiarò decaduta e le competenze assorbite dalla stessa.
Fino al 2014 il Commissariato dello Stato per la Regione Siciliana ha esercitato il controllo preventivo di legittimità costituzionale delle leggi dell’Assemblea regionale siciliana. Con la sentenza n. 255 del 3 novembre 2014 della Corte Costituzionale questa funzione è stata soppressa per effetto dell’estensione alla Regione siciliana del controllo successivo, previsto dall’art. 127 della Costituzione per le Regioni a statuto ordinario.
In Sicilia, inoltre opera il CGA (Consiglio di giustizia amministrativa) che ricopre le funzioni del Consiglio di Stato, oltre a delle sezioni autonome della Corte dei Conti, giurisdizionali e di appello.
(Testi raccolti, riordinati e commentati da comunicati e varie fonti da Germano Scargiali)








