C’è chi ci legge (bontà sua) con una certa frequenza e c’è anche chi si accorge se capita che io non scriva qualcosa di “serio” per un certo periodo o, addirittura, si preoccupa (almeno così dice) se dipenda da un qualche mio male… Tutto ciò mi pare incredibile – indubbiamente mi lusinga – ma si verifica…
Ebbene, è vero che non scrivo da qualche tempo, ma, come si dice in gergo, “…passo solo comunicati”. Triste lavoro per i giornalisti, ma spesso è una fuga. Già, i fatti “li fanno gli altri” e sono più che mai separati dalle opinioni…
Un “male” c’è – dietro il mio sperduto e umile silenzio – e somiglia al male oscuro del film di Mario Monicelli del 1990…
E’ lo scoramento davanti ad una realtà inafferrabile, che scivola troppo spesso verso l’errore, quando non cade nel vero e proprio peccato. Crediamo – e lo diciamo spesso – che la lotta fra bene e male sia una realtà concreta. Sia, anzi, alla base della storia. La fiducia nella vittoria del bene rappresenta per noi un fatto anche religioso e le conferme – negate dai “nomadi” pessimisti d’ogni tempo – non mancano…
Il presente, nonostante ciò che dicono in tanti, “sarebbe” pieno – anzi strapieno – di buoni lieviti. All’avanzare del bene – del progresso in ogni senso – sembra, però, che la reazione del male sia addirittura violenta, a volte feroce.
Tornando al concreto cercheremo di essere sintetici…
Quando mi capita di intervistare un politico “importante” al microfono di una Tv gemellata (Siciliauno), una domanda frequente è questa: “…come vede la realtà di Palermo, Roma, Bruxelles?”
Ne parliamo qui, noi, procedendo al contrario. L’Europa scivola nell’ossequio – anche morale – nei confronti di paesi come l’Olanda o lo stesso Belgio, paladini del materialismo, del relativismo etico che portano a ciò che noi consideriamo “quanto di peggio”. L’Europa dovrebbe affrettarsi – e non lo fa – a delineare la propria fisionomia morale e culturale a 360 gradi. E’, invece, l’Europa del denaro, di cui l’euro è solo la punta dell’iceberg. Ma non fa neppure …denaro, anzi lo perde. E’ un’Europa materialistica, che ignora le proprie radici culturali. Se ne parlava di più negli anni ’50 del 1900, quando l’unione era soltanto un sogno.
L’UE dovrebbe affrettarsi a riconoscere la comune radice cristiana, sia perché ciò è evidentemente necessario, sia perché a ciò basterebbe il dubbio che vi sia un tentativo di islamizzazione contro chi vanta millenni di storia e una cultura ben più articolata ed evoluta.
Abbiamo detto cultura? Ebbene, tanto materialismo nuoce anche ad essa. L’UE sorvola pure sul tema dello sport, che è anch’esso cultura: un’attività che tanto bene può fare a livello dell’educazione dei giovani contro il fenomeno della droga e non solo. Non parlare di ciò che fa dell’Europa il primo esempio di cultura secolare nel mondo – quella cultura che ha saputo trasformarsi nel mondo moderno – è un autentico peccato verso se stessi. L’euro, infine, ha scontentato tutti? Modifichiamone la struttura!
Roma – cioè l’Italia – offre incredibilmente il volto meno tormentato. E’ bene che “punti i piedi” davanti ad un’Europa che chiede ben più di quanto non dia! Tuttavia, le promesse di quel rilancio economico, che parte risaputamente dalle imprese – da quelle piccole, ma anche dalle grandi – non decolla, così come non decolla il rilancio delle opere pubbliche. Il fisco continua ad essere un moloch privo di fantasia. Se ha bisogno di più denaro pensa solo ai carburanti ed alla proprietà immobiliare dei privati, che è parte primaria della ricchezza e della solidità della Nazione. Colpirla significa danneggiarla.
Che dire, però, degli scandali in magistratura? Come definirli? Vergognosi? Allarmanti? Certo gli ultimi fatti lasciano di stucco,in un paese in cui anche la televisione di stato parla da tempo apertamente di “mala giustizia italiana”. Anche qui non bisogna gettare la spugna, ma lo scoraggiamento è certamente …dietro l’angolo.
Palermo è un macello. Chiudere le strade al traffico è la passione cittadina, come anche impedire i parcheggi: altro che costruirli come in ogni altra grande città del mondo! Il sindaco – in carica da anni – è il maggior nemico del porto – la più grande realtà imprenditoriale dell’Isola – ma lo è anche del Palermo Calcio. Ha spinto sulla china della rovina il presidente Zamparini, tarpandogli, anche, le ali nel momento “eroico” in cui voleva realizzare il nuovo stadio allo Zen, quartiere ghetto che ne avrebbe, a propria volta, tratto giovamento. Questo sindaco ha detto no a due opere fondamentali già finanziate come la tangenziale “pedemontana” e la bretella dal porto alla via Belgio.
A Palermo, il proprietario di un pub può “beccarsi” una multa da 7000 euro per aver servito al tavolo 4 coca cola e 1 birra all 3 10′ di notte, perché a quell’ora non di vendono alcolici. Il poverino, si chiedeva che rapporto ci fosse con i 15 mila euro chiesti alla comandante della Sea Watch che aveva invaso senza permesso le acque territoriali italiane…
Come non capire che la sola alternativa ai termovalorizzatori (ripudiati anni fa in tutta la Sicilia con il beneplacito di Palermo) sono le discariche a cielo aperto? Infatti,per rassicurare la città, i media avvertono: la discarica di Bellolampo resterà in funzione anche la domenica…
A Palermo,comunque, l’evento più frequente è la chiusura delle attività commerciali. Davanti alle saracinesche ed alle porte vetri crescono le erbacce. I semi non mancano, perché anche i marciapiedi ne sono pieni…
Germano Scargiali
Nota. Nell’articolo passiamo dalla prima persona (un insolito io) all’usuale noi – che del resto molti condannano. Nessuna regola lo vieta. Nelle riflessioni generali ho cercato un coinvolgimento che non c’era nell’input dell’articolo. Se è risultato sgradevole, ne chiedo perdono.
Nota 2. Rispose così il giornalista Piero Fagone ad una signora che gli chiedeva perché la stampa non facesse di più per moralizzare il mondo: “Mi ascolti signora, il ‘mondo’ legge i giornali meno di quanto non si creda. Gli onorevoli corrotti continuano a ‘rubare’ anche con la Finanza in ufficio. Non badano a ciò che scrive il Corriere della Sera seguito da tutti gli altri giornali italiani. Non dica che non proviamo a far meglio, ma guardi la realtà…”
Fagone era fra il serio e il faceto. Certamente come noi riteneva, anche in quel momento di sconforto, che “la cultura diffusa”, assieme alla convinzione morale della comunità in cui viviamo, possano determinare mutamenti sostanziali nella società. Ma …ci vuol pazienza. Il tempo – è il nostro credo – farà il miracolo.






