Donald e Giorgia, la coppia che può cambiare l’Occidente


di Guido Francesco Guida


Il giuramento di Donald Trump è avvenuto con una straordinaria partecipazione di popolo e di potere che, vista persa la partita, non ha mancato di convertirsi ad urne ormai palesi. Anche se, a ben guardare il percorso che ha portato Donald alla vittoria, le hanno tentate tutte per escluderlo. Attentati, insulti, tentativi di incriminazione, cambio del cavallo concorrente in corsa spronato ed elogiato da tutta “la platea hollywoodiana che conta” e dalla solita UE. Certo una elezione avvenuta tra il mal celato sconforto ed il trinceramento di molti, soprattutto nella UE popolar-progressista dove il ciclone americano sicuramente non passerà indisturbato.


Poiché il vento è cambiato e spira forte!
Giorgia però, dopo qualche piccola esitazione, c’era. E con essa tutto il governo italiano sempre più appoggiato dalla maggioranza degli italiani. Un governo che, tra i pochi in Europa, nonostante ripetuti strumentali e sterili attacchi, sta vivendo una visibilità ed un apprezzamento mai avuti in passato. Una situazione politica davvero unica e diversa dalle decennali politiche italiane collaborazioniste e servizievoli.
Una politica che però, a parere di tanti sostenitori, in Europa stenta a decollare verso i nuovi lidi ed ideali di libertà e di valori che l’hanno portato al governo e che hanno caratterizzato l’Europa nella propria millenaria storia.

Certo il piano Mattei con l’Africa comincia a dare i primi frutti, la salvaguardia dei confini è sulla buona strada, la politica economica, pur nella carenza di risorse, cerca di avvantaggiare la crescita e l’iniziativa soprattutto della classe media. L’ostruzionismo interno mediatico-burocratico ed istituzionale è però sempre attivo e trova pretesti a giorni alterni. Certo c’è anche parecchia zavorra politica nel governo e scarsa voglia di esporsi su temi conflittuali sia per qualche incompetenza che per un’atavica celata subalternità alla sinistra frutto di decenni di dominio politico-istituzionale.

Ma Trump appena legittimamente eletto a vantaggio della propria nazione, promette sfaceli politici e firma ordini esecutivi. E’ infatti assolutamente in controtendenza sulle ideologie green, woke, migrazionistiche e di ossequio ad organismi internazionali che, grazie ai miliardi elargiti dalle politiche liberal USA, sono divenuti il sistema come ingabbiare, censurare e dirigere le politiche delle nazioni che, in buona parte spinte dal disegno della nuova internazionale popolar-comunista, vi hanno aderito. Nel contempo Trump minaccia dazi e chiede una equa partecipazione economica ad organismi originariamente di difesa e sanitari, ma che, con gli anni, sono divenuti poteri di controllo a prezzo stracciato di diversi paesi tra cui quelli della UE.


La UE quindi trema, si contorce, si avvinghia al castello di norme e burocrazia che con interessata strategia ha costruito dai tempi di Dublino. E da questo tremore potrebbe venire quel salutare collasso che gestito dalle volontà popolari emergenti e fin’ora represse potrebbe portare al ritorno della antica e saggia Europa.
Sull’onda di ciò questa volta con estrema chiarezza e conflittualità, cara Giorgia, noi orgogliosamente italiani e di conseguenza europei, potremo rivendicare la nostra estraneità a qualcosa che non è più Europa ma solo una gabbia, dove vigono regole astruse e trattati farsa.

Noi siamo europei in quanto italiani, e se l’Europa esiste (come Idea e come insieme di Valori) lo deve soprattutto al contributo della nostra Nazione e del suo popolo. Senza di noi, veri italiani, l’Europa crolla. La nostra storia e le nostre radici sono immerse nel Mediterraneo quanto nella mitteleuropa e proprio in forza della nostra millenaria tradizione greco-cristiano-giudaica, siamo e saremo in grado di rapportarci con gli altri senza perdere di vista noi stessi. In forza della consapevolezza della nostra specificità e della missione a cui il nostro popolo è votato, non può esserci alcuna possibilità di adesione a questo fallimentare modello dell’Unione Europea. Essa è, infatti, la negazione di tutto ciò che è diversità, libertà e rispetto della specificità dei popoli.
Essere amanti della libertà vuol dire essere sostenitori e valorizzatori delle differenze. non per l’omologazione sinonimo di sostanziale ignoranza, di violenza, censura e delle volontà egemonizzanti burocratiche di Bruxelles.

La nostra Europa, quella dei popoli e delle culture, è stata travisata da questa Unione Europea.
L’Europa e l’Unione Europea sono due cose diverse e non esiste alcuna parificazione tra esse. Chi si fa portatore di questa equivalenza è ignorante e in malafede e lo fa spesso in modo strumentale. Noi siamo per l’Europa, europeisti!

Ma di quale Europa? L’annullamento delle identità, delle specificità della storia, delle tradizioni, delle conquiste pagate a caro prezzo nei secoli?
Noi dobbiamo avere una visione, un concetto che trascende il singolo e attinge nel collettivo condiviso, alla capacità di estendere il concetto a una dimensione sovrapersonale di un determinato punto di vista.
E’ l’idea di una Europa federalista e non federata che necessariamente implica la persistenza, anche nell’ambito del nuovo mondo internazionalizzato e globalizzato, della categoria Stato e sovranità fondate su storia e tradizione, pur se viste in senso collaborativo e produttivo. Poiché occorre valorizzare le differenze e non annullarle.
La scelta dell’allargamento degli anni Novanta su base economica, ideologica e dirigista ha scongelato una serie di fratture preesistenti e ne ha prospettato delle nuove che dovrebbero costringerci a pensare europeo.

Ma di quale Europa? Poiché questa nuova cultura woke, negazionista del passato e nihilista fautrice del globalismo e dell’immigrazionismo fatalista porta con sé la perdita di ogni riferimento simbolico che rappresenta invece l’energia vitale di ogni civiltà.
Perdere i simboli significa tramontare, per cui la globalizzazione – occidentalizzazione malata del mondo – non è il segno di una vittoria, ma la prova irrevocabile del declino dell’Occidente come saggiamente diceva Oswald Spengler.
Un tramonto legato ad una umanità sradicata delle metropoli, scettica. Solitaria folla, trasformata da persona in essere collettivo, nomade e priva di estensioni, incapace di pensiero, un soggetto che si lascia vivere senza un domani, privo di obiettivi, bandiere.
Una civilizzazione stremata nella quale “il significato di maschio e femmina va perduto, e la volontà di perpetuarsi viene meno. Si vive solo per se stessi, non per l’avvenire delle generazioni” (O.S.)
Trump, spinto dal suo popolo, ha già messo e metterà sempre più in evidenza la necessità di aderire ad un nuovo progetto che attinge a valori ed esperienze del passato per sublimarli in un futuro migliore.
E’ la nuova età d’oro, come lui l’ha declamata!
Ed è proprio di fronte a queste difficoltà che speriamo che l’italiana Meloni, insieme ad altri leader portatori di una nuova visione, sappiano cogliere il vento del cambiamento e far nascere una nuova Europa. I nuovi segnali oltreoceano ed europei non sono dettagli risibili e neppure artifici con mera funzione decorativa. Essi sono proiettili culturali, politici ed economici necessari per difendersi e per contrattaccare.
E’ il momento, l’Europa chiamò!

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