Guanto di sfida direttamente in faccia alla Juve. Lo lancia De Laurentis, presidente del Napoli alla sua coriacea avversaria per la corsa a quanto di più ambito: lo scudetto. Finora stregato il piccolo scudo tricolore è finito sempre sul petto dei bianconeri. E ciò proprio negli anni di tanta gloria anche per gli azzurri di Mergellina e Fuorigrotta, gli anni della gestione De Laurentis, appunto. Secondi solo a quelli di Maradona…
Al Pibe de Oro i tifosi partenopei hanno costruito pure un altarino con i lumini come ad un secondo San Gennaro. E’ nel loro carattere…
Ora, ai piedi del Vesuvio, sempre caldo anche se non fuma, arriva Carlo Ancelotti, esponente del calcio nobile. Alle parolacce di Sarri subentra uno che ha l’aria di un hidalgo.
Le parole da western “E’ arrivato Zappata hai chiuso“, destinazione Juve, in bocca ad Aurelio De Laurentis, ora presidente del Napoli a tempo pieno come un tempo fu cineasta sulle orme del grande genitore, Dino, ci stanno tutte. E c’è anche chi preferisce “titolare” Attenti a quei due. Del resto lì il cinema è di casa…

“Gente che può“, questi De Laurentis! E lui che, a diventare da romano a napoletano ci ha messo niente, è un uomo difficile nell’ambito, tutto punti e virgole, della Federcalcio, di cui pure è consigliere…
Della fine della “storia con Sarri”, tutti parlano come la fine d’un amore. Il presidente saluta il toscanaccio con tutta la delicatezza possibile: gli verserà di buon grado il premio in denaro che il “contratto di matrimonio” aveva previsto, mettendolo al sicuro, in caso di divorzio.
Con Sarri erano scintille. Il vecchio leone Aurelio aveva di che sfogare i suoi stinti da monellaccio da strada: Maurizio gli rispondeva da pari a pari. Ma le parolacce di Aurelio sono quelle dei gran signori, che – a volte – ti fanno vergognare, sparandole quando meno te le aspetti. Tanto, non hanno nulla da dimostrare, né da temere… Con Carlo Ancelotti e la sua aria da James Stewart, De Laurentis dovrà tirar fuori un po’ più il suo aplomb signorile senza troppi sberleffi o rischia grosso. C’è il pericolo che il gran signore del calcio, quello che è passato da Milan, Paris Saint Germain e Bayern Monaco, resti impassibile, all’inglese, e senza parlare gli faccia fare una figura di merda…
L’aveva già fatta grossa, del resto, De Laurentis, quando vendette Higuaìn all’esercito mercenario dei suoi peggiori “nemici”. Una trovata alla Zamparini, fra le tante, per la verità…
Ma c’era stato il sogno, con Sarri in panchina: il colpaccio storico… Poi il colpo. E, persino, l’orgasmo. Fu la “notte di Napoli”. Come un colpo di cannone di rossiniana memoria… Con i caroselli di auto e i fuochi d’artificio che squarciarono il silenzio al 90’. Ci fu la la capocciata di Koulibaly, il “Masaniello con la faccia nera”, dipinta di Pino Daniele… Ma lo scudetto non è mai arrivato… Alloira avrebbero costruito a Sarri una statua di piazza dei Martiri. Al ritorno da Torino a trovare un posto in prima fila erano migliaia di tifosi azzurri in estasi: tutti erano stati già a Capodichino ad attendere la squadra… Già, come quando c’era Diego e i suoi compagni d’allora. Adesso erano i conquistatori di Torino. Sembravano davvero gli eredi legittimi di quei campioni e Jorginho era l’eroe del giorno…
Da rivoluzione fu la partita di Hamsik e compagni! Non nel modulo e nelle scelte, ma nello spirito: perché gli azzurri con una voglia matta di imporsi le provarono tutte. Sì, dall’inizio alla fine e senza arrendersi… E quando Koulibaly vola e fa volare la squadra e la città, il cuore di Napoli esplode! Dopo 9 anni è di nuovo vittoria con la Juve in trasferta e dopo 28 anni si risente l’odore dello scudetto… Ma fu un sogno, solo un sogno, restò tale…
L’arrivo di Ancelotti rappresenta, adesso, un gran cambiamento per la squadra azzurra. Il Napoli si divide dopo tanti anni di provincialismo, per avviarsi verso qualcosa di totalmente nuovo. Un allenatore del calibro di “Carletto” a Napoli non c’era mai stato, un vero manager del pallone, che cerca di massimizzare i risultati, vincere, incidere parole sula targa bronzea della storia del foot-ball e della squadra. Carlo Ancelotti si è detto entusiasta della panchina azzurra, ma riuscirà davvero a fare meglio di Sarri? La piazza napoletana è difficile ed anche i migliori strateghi possono finire in quelle che sono le sabbie del San Paolo… Il pubblico lì è difficile, decisamente stizzoso, ci sta poco a mandarti alle stelle o alle stalle… Perora è, comunque, entusiasmo, anche se c’è un po’ di commozione nel pronunciare l’addio a Maurizio Sarri. I tifosi lo hanno amato, era l’incarnazione della rivoluzione, il “Masaniello del calcio, colui che in un intervista del 2014 al giornale “Il Foglio” raccontava di sentirsi felice perché riuscito”, adatto a realizzare il sogno… Una “stratosfera”, un cerchio paradisiaco fatto non solo di Juve, ma del grande calcio “che conta”.
Gesse








