Fare o impedire questo il dilemma

Currency symbols moving around planet Earth. Digital illustration.

C’è il fronte del fare e c’è il fronte dell’impedire”. Essi travalicano il senso delle tradizionali ideologie. Queste non sono morte, ma si sono trasformate in due grandi cordate e diviene ogni giorno più difficile non accorgersene. Il colmo è che il fronte dell’impedire appare, purtroppo, ben più coeso, mentre quello del fare procede in “ordine sparso”, per singole volontà e iniziative. Perchè mai questo? La spiegazione può essere solo che il fronte dell’impedire o del “non fare” sia coordinato dall’alto, abbia un’organizzazione verticistica che si adoperi ad alimentare un’ideologia – persino variegata – che lo sostiene dal basso. Visibilmente.

Il sogno libertario nacque assieme a quello democratico con Pericle e inisieme formano il traguardo della storia concepita dall’umanità “vera”. Il progetto contrario è quello dell’oppressore, che si oppone al progresso, allo spontaneismo. Soprattutto se inteso come conquista disponibile a molti…

Il fronte dell’impedire si articola dal centro alle periferie ed agisce da dentro le istituzioni forse più che dall’esterno. Sono anni ormai che cerchiamo dal nostro angolo di additare quella che alcuni definiscono “la teoria del grande complotto” con una visibile punta di sarcasmo. Ma c’è poco da sorridere, il danno è grave, blocca lo sviluppo o lo danneggia gravemente. Difficile, inoltre, è comprendere quali motivazioni possano nascondersi verso chi dirige l’orchestra dell’impedire. Da un progresso generale – ma questo è il modo sano di pensare che appartiene al fronte del fare – discenderebbe, infatti, un vantaggio per tutti. Vertici compresi. A meno che l’idea non sia quella di concentrare, controllare, monopolizzare. Non solo la ricchezza, ma anche il potere.

Occorre dire anzitutto che la crescita è di per sé insita nella storia. Il retaggio degli anni passati rende un gran servigio gratuito all’umanità e gli stessi beni strumentali – considerati fra questi anche i beni immobili – sopravvivono ad una, due, tre ed anche più generazioni, anche quando la prima li aveva già ammortizzati.

Non ci voleva molto a capire, quando – già al tempo in cui l’Europa – decretò i limiti del “serpente monetario” e poi con l’Euro organizzò manovre monetarie mirate ad azzerare ogni inflazione, che ne sarebbe conseguito un danno economico grave e, probabilmente, una deflazione. Che questa sia un male peggiore dell’ionflazione è risaputo. Adesso, per capire che ci troviamo davanti ad una manovra più che subdola, basti vedere come a posteriori e con molto ritardo se ne incolpi il ribasso del prezzo del petrolio. E prima?

Scusate la semplicità di linguaggio. I sintomi del fenomeno che vede l’impedire in contrasto con la volontà del fare sono continui. Lo statalismo e la burocrazia si oppongono alla vera libertà individuale, all’auto occupazione, alla volontà di crescere degli individui, soprattutto come tali. Il cittadino che si voglia realizzare da sé viene tartassato e per nulla assistito. L’imprenditore viene criminalizzato nella ricerca di ciò che è a lui più congeniale: l’utile d’azienda, il legittimo profitto. Eppure è quello, il valore aggiunto, la fonte prima di ogni benessere. Colpirlo significa “sparare” sul meccanismo per cui ai fattori della produzione (terra, lavoro, capitale, impresa) corrispondono i 4 redditi (rendita, salario, interesse, profitto).

La logica dell’impedire passa attraverso più strade. Propaganda la teoria dell’impoverimento del pianeta, che si presenterebbe sotto varie forme. Ciò stride con una serie di semplicissime costatazioni. Per esempio le riserve e i parchi naturali si sono moltiplicati dappertutto, compreso il terzo mondo (Africa, Sud America…) e le zone a parziale sottosviluppo: la stessa Sicilia, fra parchi e riserve, ne conta quasi una trentina. Si parla di scarsità di terreni e desertificazione, ma non si dice che la redditività per ettaro, nel mondo evoluto, continua a crescere in modo esponenziale, anche grazie alla serricoltura. Al contrario la crescita demografica ristagna. Ma anche di questo fenomeno vengono considerati i soli aspetti negativi. Il tutto mira a far sì che “il popolo si accontenti” di …star peggio.

Tuttavia le speranze non muoiono. Non c’è dubbio che, lo vogliano o no alcune grandi potenze ed alcune multinazionali, assistiamo già ad un travaso di tecnologia dalle zone evolute a quelle sottosviluppate. Giorno verrà. Il pluralismo, forte della molteplicità insita nella realtà “del cosmo”, oppone la propria naturale resistenza e non ha certo partita persa…

Frattanto c’è chi parla del fenomeno migratorio verso l’Europa e della povertà dei paesi d’origine dei migranti come di “un ineluttabile portato della storia”. Questo è un reato nei confronti della corretta informazione. Quei popoli sono stati artatamente tenuti nella parziale ignoranza, nell’arretratezza tecnologica e nel disordine politico per poter meglio depredare, quando possibile, le risorse dei rispettivi territori.

L’ecologismo ideologico è una delle armi diffuse a livello mediatico dalla politica dell’impedire. Si basa sul supposto impoverimento del pianeta (anche in tempi in cui l’uomo si appresa a sfruttare pianeti vicini), a dispetto del fatto che l’abbandono di buona parte dei campi coltivati – spesso quelli a redditività marginale – non corrisponda una più ridotta presenza di cibo sulle nostre tavole. Notate come si parli del disgelo del Polo nord (supposto riscaldamento terrestre) mostrando immagini di disgelo estive e spacciandole per invernali, ma non si mostrano e immagini del Polo sud dove i ghiacci sono, invece, avanzati di oltre un centinaio di miglia a 360°. Non esiste una sola prova scientifica che le emissioni contribuiscano al surriscaldamento in modo significativo. C’è, se mai, un chiaro interesse a produrre i rimedi…

Quanto al petrolio dobbiamo ringraziare che il piccolo sversamento in Liguria non sia avvenuto con 48 ore di anticipo: avremmo sancito un no all’oro nero come balordamente abbiamo fatto con il nucleare all’indomani di Cernobyl… Come chiudere in anticipo i pozzi italiani, quando l’Eni ne ha in tutto il mondo e possiede una tecnica d’avanguardia. Quanto è lontano il giorno in cui si potrà fare a meno del petrolio! E stato la colonna portante della rivoluzione industriale e lo è ancora assieme al nucleare e al metano.

Il fatto è che, dietro ad ogni iniziativa, si forma una sorta di cordata di “tutti colori che vi anno interesse”. Essa corre dai vertici alla base… Anche quella dell’impedire lo è. Vi partecipano coloro che ritengono più controllabile un mondo meno evoluto e, quindi, meno libero, anche per motivi economici. Vi sono, poi, incredibilmente alcuni moralisti: essi ritengono che un boom simile a quelli del passato (se ne sono verificati tanti in passato), con le proporzioni dell’epoca moderna, sarebbe incontrollabile, sia per motivi di ordine morale, sia perché sarebbero carenti e strutture materiali per contenerlo.

Il peggio è rappresentato dalla volontà di poche multinazionali di vendere ad un gran popolo di poveri i generi di prima necessità – energia, acqua, cereali, medicine etc – al massimo prezzo possibile, senza concorrenza. Per ottenere questo un finto statalismo è il regime ideale. Si noti che in Europa una banca privata – la Bce – vende già agli stati membri, quindi alle nazioni, persino il denaro.

Giungendo a Renzi, siamo stati tempestivi dal nostro angolo. Lo abbiamo detto subito: sta rischiando grosso da quando non rottama, ma vuol costruire: già il solo vantare le grandi imprese degli italiani nei gradi appalti, dell’Eni in tutto il mondo e dell’Enel in Nevada, con toni eclatanti, è un acclamare la politica del fare. Meno male che ha smesso di vantare Marchionne. Adesso ha attaccato niente meno che la magistratura con aggettivi inequivocabili. E come negare – anche perché lo ripetono ormai da più fonti – che in essa si sia insinuata, anche bene, la cordata dell’impedire? Se un anno e mezzo o due per consegnare un dissequestro già sancito vi sembra poco…

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