
Lo hanno chiamato “lo sciopero anti Crocetta”. E’ il digiuno del deputato regionale Vincenzo Figuccia, uno dei più giovani all’Ars, certamente anche uno di maggiori oppositori del presidente in carica. Sta interpretando e rappresentando l’acme dell’insofferenza di tutti i siciliani allo stato di crisi, di abbandono, di sottosviluppo in cui versa l’Isola. Le città e il territorio sono indietro di 50 anni rispetto all’Europa evoluta e gli ultimi 10 anni, il tempo di Lombardo e Crocetta sono stati decisivi per lasciare andare “gli altri” in fuga e lasciare la Sicilia attardata dietro il gruppone…
Ma lui, il giovane onorevole Figuccia, che digiuna da più giorni davanti all’Assessorato regionale alla Famiglia in via Trinacria a Palermo, ha tenuto a precisare, o meglio a ribadire, che vuol dare un senso ben più ampio alla sua protesta.
“Digiuno – ha precisato in sintesi l’onorevole – per dare voce a chi non ha ascolto, idee e squadra di governo debbono partire dalla gente. Questo intendiamo fare nella prossima legislatura, se, come conto che sia, prenderemo le redini della Sicilia”.
Secondo Figuccia, una giovane età, ma una lunga militanza politica dietro il padre Angelo, consigliere comunale fra i più attivi, e accanto alla sorella Sabrina, da poco entrata in politica anche in prima persona, “I siciliani hanno perso tutto e adesso anche la speranza di poter vivere nella loro terra a un livello dignitoso”. Colpa, i ritardi congeniti nell’azione dell’attuale governo regionale che enumera per sommi capi nella mancata emanazione dei bandi in settori strategici come quello dell’agricoltura, delle attività produttive e delle politiche attive del lavoro, unite all’assenza di un piano di sviluppo industriale e di un piano regionale per il turismo.
Le critiche di Figuccia trovano riscontro in quelle di Palermoparla, che ha sempre cercato di spiegare ai siciliani meno esperti di politica quanto costi ad un territorio – qui la Regione Sicilia, una piccola nazione – vivere la maggior parte del tempo disponibile versando in regime di “esercizio provvisorio”, cioè con un governo regionale, organizzato come quello di uno stato e con poteri similari, che può prendere solo provvedimenti di “nomale amministrazione”: rimediare gli stipendi per i dipendenti o poco più. Ciò in un territorio che – come nota Figuccia nello specifico – manca di interventi basilari, sia sul terreno del potere esecutivo, sia in campo normativo.
E’ sotto gli occhi di tutti come la Sicilia sia allo sbando, sia tornata terra d’emigrazione, mentre l’unico grosso provvedimento preso dal governo Crocetta nel corso della legislazione che volge al termine è quella contrabbandata come abolizione delle Province: di fatto un’eliminazione dell’aspetto politico e democratico di esse, dimostratasi catastrofica in tutta Italia. Di fatto, una mera sorta stroncatura che ha condotto un’istituzione radicata nella storia, nel costume e nel governo del territorio ad una forma grama di sopravvivenza del solo apparato burocratico, assolutamente acefalo e privo di disponibilità finanziaria e, quindi di una qualunque operatività.
L’attesa di una nuova forma di infrastruttura politico amministrativa, che rispolverava il concetto lungamente accarezzato di …area metropolitana – che avrebbe dovuto essere un’estensione del concetto di Comune, attorno ai grossi capoluoghi – è fallito in tutta Italia, perché più costoso, di difficile organizzazione e macchinoso da normare. Contrario, per di più, al costume ed alla tradizione politica, ma anche all’esistenza di tanti organi strutturati su base provinciale: in tema di sanità, pubblica sicurezza, protezione civile, viabilità, istruzione…
Stamane, martedì primo agosto, prima di recarci alla cerimonia del ventaglio all’Ars, cercheremo di intervistare Vincenzo Figuccia che, certamente avrà tutti questi concetti chiari davanti a sé. Tutti sanno che Crocetta e la sua amministrazione hanno segnato i giorni peggiori dell’intera autonomia regionale, ma solo questo giovane uomo politico dell nouvelle vague di Forza Italia, cresciuto assistendo ai problemi sociali di Borgonuovo a Palermo (la mamma è stata per anni a capo dell’Ufficio postale), si è deciso a questa azione dimostrativa dello sciopero della fame. Far notare la drammaticità della situazione siciliana, con gli enti pubblici, Regione, Comuni e sottogoverno che non pagano neppure le forniture, i conti alle imprese e le parcelle ai professionisti, lasciando tutta l’Isola nello sconforto più totale (ritardi di tre anni) era veramente indispensabile più che necessario. Ci pare… (D.)







