Se governare bene significa anche andare incontro alle esigenze dei cittadini, risolverne i problemi, non sembra che, questa volta, col Superbonus, il bersaglio sia stato centrato.
Con l’impossibilità di cedere i crediti da parte di aziende o committenti, di fatto, il governo sta rendendo impossibile l’utilizzo del Superbonus e non solo del 110/100, ma anche di tutti gli altri.
Secondo il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, se non si interveniva in maniera rapida e decisa lo Stato andava incontro a un forte deficit. Importanti Istituti di Ricerca, però, come Nomisma, avevano confermato la correttezza dell’impostazione complessiva della legge per l’incentivazione edilizia (governo Conte, maggio 2020). L’errore per i conti dello Stato, caso mai, è scaturito, poi, dall’aver contabilizzato il debito complessivo, per intero, fin dal primo anno. Se fosse stato, invece, diviso anno per anno per gli anni successivi sarebbe stato compensato dalle entrate e quindi sarebbe stato perfettamente sostenibile per il Bilancio dello Stato. E’ mancata, inoltre, la burocrazia, lenta e farraginosa, ma l’errore più grave è stato l’intervento di Mario Draghi che, nel 2022, bloccò la cessione dei crediti, decisione che fece inceppare l’intero meccanismo. Il successivo governo Meloni ha proseguito con interventi dello stesso tipo quando, invece, sarebbe bastato correggere i difetti della legge.
In realtà, i bonus edilizi, se comportano, per le Finanze, inizialmente, un notevole indebitamento, negli anni successivi apportano, invece, parecchie entrate derivanti da incrementi di tasse e aumento del Pil. In pratica, si verifica una crescita generale della ricchezza del Paese e della sua distribuzione, infatti, il comparto dell’edilizia ha moltissimi addetti in tutto il Paese, crea lavoro vero e sostiene un indotto molto importante.
I crediti fiscali, però, non sono graditi alla Ue che vede come il fumo negli occhi tutto ciò che sfugge al controllo della sua politica monetaria, politica che, come sappiamo, è sostanzialmente diretta da alcuni stati europei che frenano la crescita di altri. Anche se i governi italiani cercano spesso di bypassarla, alla fine sono costretti a cedere per evitare pericolose ritorsioni.
Quel che risulta, poi, paradossale è che proprio la Ue, oggi così ostile ai bonus edilizi italiani, approvi, subito dopo, la normativa delle case “green” che, senza l’ausilio di opportune agevolazioni fiscali, sarebbe del tutto irrealizzabile. L’ovvia domanda che ci poniamo è: alla fine, che cosa risulta veramente insopportabile alla Ue? L’agevolazione fiscale creata con i bonus o la crescita del Paese-Italia?
Qualcuno obietterà che i bonus erano stati pensati, durante la pandemia, per superare la crisi economica generatasi in quel periodo e dovevano, quindi, avere una durata limitata nel tempo, ma va detto che, comunque, era stata prevista almeno per alcuni anni, altrimenti non sarebbe stata efficace. Oltre a ciò, gli avvenimenti recenti, piuttosto che apportare sviluppi positivi all’economia italiana, hanno generato ulteriori crisi e difficoltà notevoli. A cominciare dalla guerra russo-ucraina con conseguenti ricadute sul costo dell’energia e sulla produzione industriale. E, al riguardo, ci chiediamo pure se a questa nuova congiuntura non si dovrebbero dare risposte adeguate?
Così, colpendo a tradimento, come un ladro nella notte, la sera del venerdì santo, il Consiglio dei ministri ha velocemente deciso di intervenire, bloccando la cessione dei crediti e lo sconto in fattura, senza curarsi delle conseguenze.
Intanto, tale decisione, certamente molto gradita a “Mamma Ue”, sta lasciando tanti condomini, aziende, professionisti, lavoratori in mezzo alla strada perché un conto sarebbe stato intervenire prima per correre ai ripari, un conto è abbandonare, diciamo tradire, chi si è fidato di te, cioè di “Papà Stato”.
Dopo tale decisione, tanti cittadini resteranno senza casa, tanti palazzi con le impalcature montate e abbandonate, tanti lavoratori disoccupati, tanti creditori rovinati.
Chi, in questi anni, aveva lavorato, lottato, sofferto per realizzare il proprio sogno e si sentiva, in ciò, sostenuto da uno Stato che sembrava crederci anch’esso, resta adesso del tutto sconfortato e deluso: crollano i cantieri, ma soprattutto la fiducia del cittadino nello Stato in quanto tale.
Al cittadino comune, infatti, non interessa affatto sapere se la colpa delle errate decisioni prese dai vari governi, succedutisi dal 2020 ad oggi, in materia di bonus edilizi, sia da addebitarsi a questo o quel partito o, piuttosto, solamente al ragioniere dello Stato, Biagio Mazzotta, diventato improvvisamente il responsabile unico di tutti i mali.
Quelle scelte sono state fatte e condivise da tutti indistintamente e lo scaricabarile risulta, ora, del tutto improponibile. Anzi, sembrerebbe, addirittura, che i colpevoli siano proprio quei proprietari di case, quei condomini, quei costruttori che, in buona fede ci avevano creduto.
Lydia Gaziano Scargiali







