La violenza dilaga: guerre, delitti, scontri, ma dall’alto ci vengono forse proposti modelli positivi?
I nostri tempi sono caratterizzati da una sempre crescente avversione nei confronti dell’altro: che si tratti di popoli, di movimenti politici, di religioni o di semplici individui sembra sia in atto una sorta di guerra di tutti contro tutti.
Demonizziamo soprattutto russi, americani ed ebrei, popoli che, per molti, sarebbero la causa di tutti i mali del mondo, ma ci rendiamo conto che si tratta di centinaia di milioni di persone che, spesso, non hanno nulla a che vedere con i loro governi?
Che hanno storie e culture centenarie, a volte millenarie, che annoverano tanti personaggi illustri in vari campi del sapere, nell’imprenditoria, nel sociale?
No, ormai non si fa più nessuno sconto: anche l’obiettività è morta. “Delenda Carthago” dicevano una volta i Romani e noi, dopo più di due millenni, siamo ancora allo stesso punto: quel che conta è vincere, imporsi, ottenere vantaggi, ma, continuando in questa direzione, il mondo dove va?
Se a qualcuno le guerre convengono (soprattutto ai signori delle armi), noi persone comuni, invece, che cosa otteniamo?
Una vita nella paura, nel continuo sospetto, nell’impossibilità di comunicare o di avere relazioni pacifiche persino col vicino di casa e non solo perché magari appartiene proprio a quel popolo che ci hanno detto di odiare, ma anche se connazionale, perché – guarda caso – ha idee diverse dalle nostre. Dov’è finito il pacifismo? E’ forse passato di moda perché a qualcuno non sembra più funzionale per i propri progetti?
Qualcun altro, però, a questo punto, dirà: “Sì, tutte belle parole, ma in pratica come possiamo evitare di odiare gli altri?”
Certo, non è qualcosa di semplice, ma bisognerebbe iniziare a farsi qualche domanda: “Io perché odio il tal popolo? Ho dei motivi personali o è solo perché sono in tanti a suggerirmelo?”
I pregiudizi hanno una forza straordinaria e sono utili ai potenti perché, così, ci conducono nella direzione che vogliono loro. Se, poi, gli interessi dei potenti dovessero cambiare questi stessi muterebbero, molto velocemente, alleanze e i “buoni” diventerebbero “cattivi” e viceversa. Ai potenti, infatti, non interessano né le religioni né le ideologie politiche, ma solo l’incremento delle ricchezze e del potere, tutto il resto sono solo chiacchiere per dominare i “sudditi”.
Un discorso cinico, senza speranza? No, solo veritiero. Gli ideali non vanno spazzati via, vanno solo calati nel reale se si vuole che abbiano una qualche efficacia, viceversa saranno solo specchietti per le allodole. Il mondo abbonda di sedicenti eroi, venditori di fumo e suonatori di flauto, ma purtroppo i pesci che abboccano non mancano mai: è più facile credere all’incantatore di serpenti piuttosto che agli studiosi e agli addetti al mestiere.
Lydia Gaziano Scargiali








