Gli Stati Uniti al Sacro Cuore

Anche gli Usa, in occasione del 250° Anniversario di indipendenza, sono stati consacrati al Sacro Cuore di Gesù

Il mese di giugno ci ha portato una graditissima sorpresa. Nel pomeriggio dell’11, nei vespri della festa del Sacro Cuore, i (circa) 270 vescovi degli Stati Uniti, riuniti nella Basilica del Santuario Nazionale di Maria, Regina dell’Universo, a Orlando in Florida, hanno consacrato gli Stati Uniti d’America al Sacratissimo Cuore di Gesù. Nel tempo precedente i cattolici si erano preparati, con una novena nazionale sugli insegnamenti dei santi e dei pontefici riguardo al Sacro Cuore, e un’ampia campagna di sensibilizzazione a tutti i livelli. Alla S. Messa, seguita con un sussidio online a uso delle diocesi, con testi in inglese e in spagnolo, erano presenti le reliquie di Santa Margherita Maria Alacoque, la monaca visitandina che ebbe le visioni rivelatrici di Paray-le-Monial. L’atto è avvenuto in vista e quale importante contributo alla celebrazione del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza del 4 luglio successivo. A rappresentare la Santa Sede vi era l’arcivescovo Gabriele Caccia, nunzio apostolico in USA.

Questa grande nazione segue numerosi precedenti. L’Ecuador fu il primo (1874), consacrato dall’arcivescovo di Quito e dal suo presidente Gabriel García Moreno, poi assassinato per la sua fede il primo venerdì del mese di agosto 1875 all’uscita dalla chiesa. Venne poi la volta di El Salvador e Urugay (1875), e di altri paesi del sud America e poi d’Europa. Il re Alfonso XIII consacrò la Spagna nel 1919; i vescovi portoghesi lo fecero nel 1931, convinti poi che tale atto abbia evitato alla nazione lusitana gli orrori della guerra civile della confinante Spagna e poi quelli della guerra mondiale. La Polonia ha compito tale atto più volte dopo la ritrovata unità statale del 1918. L’elenco potrebbe ancora continuare, ma preferiamo ricordare soprattutto la consacrazione compiuta da Leone XIII nel 1899 dell’intero genere umano. L’enciclica Annum Sacrum, che possiamo far rientrare nell’alveo della dottrina sociale della Chiesa, terminava con quello che fu ritenuto dal Papa «il più grande atto del mio pontificato».

Diego Torre

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