è sempre più forte”
A pochi giorni dall’avvio delle vendite natalizie, che nella maggior parte delle regioni d’Italia, inizieranno sabato 3 gennaio, Confimprese Italia fa un bilancio anche delle vendite natalizie.
“Il periodo natalizio 2025 si è chiuso con un andamento complessivamente stabile – dice Giovanni Felice, vicepresidente di Confimprese Italia – caratterizzato da una lieve crescita in valore ma da volumi di vendita sostanzialmente fermi”.
Secondo l’elaborazione del centro studi di Confimprese Italia, le vendite al dettaglio in quel periodo hanno avuto un incremento stimato tra +1% e +2% in valore; i volumi reali sono stati condizionati da inflazione e prudenza dei consumatori mentre la spesa delle famiglie è rimasta stabile od in lieve aumento, doto che parte dei consumi natalizi è stata anticipata dal Black Friday e dalle promozioni pre‑festive.
Spiega Felice: “Il Natale ha sostenuto la liquidità del sistema commerciale senza determinare un recupero strutturale dei consumi”.
Ma veniamo alle previsioni circa i saldi invernali 2026. “ I saldi invernali 2026 rappresentano un passaggio cruciale per il commercio – continua Felice – è attesa una dinamica dei volumi stabile o in lieve crescita; prevediamo inoltre una forte sensibilità dei consumatori agli sconti mentre avranno un ruolo centrale i comparti moda, calzature e articoli stagionali; si rafforzano i comportamenti di acquisto omnicanale ovvero un’esperienza di shopping fluida e integrata dove il cliente può passare senza interruzioni tra canali online (sito web, app, social media) e offline (negozio fisico). I saldi quindi si confermano una leva essenziale per smaltire le scorte e stimolare la domanda post‑natalizia”.
Il confronto tra commercio online e commercio fisico


Nel 2025 su oltre 40 miliardi di euro spesi, l’incidenza del commercio on line sul totale retail è di circa l’11–12%. Ma c’è di più: oltre il 60% delle famiglie ha effettuato almeno un acquisto online e la spesa media annua per consumatore digitale è di circa 2.500 euro.
Per quanto riguarda invece il commercio fisico l’incidenza sul totale è di oltre l’88 per cento. E’ il canale prevalente per alimentare, prossimità e acquisti dell’ultimo momento. “La performance dei negozi è eterogenea – commenta Felice – più fragile per le attività con costi fissi elevati. I dati complessivi sulla distribuzione (88% commercio fisico e 12% commercio on line) non spiegano la moria delle attività in sede fissa. La diffusione dell’e‑commerce, pur crescente, non è sufficiente da sola a spiegare la chiusura diffusa delle attività commerciali in sede fissa. Ad oggi registriamo una quota online ancora minoritaria rispetto all’impatto delle chiusure, una forte compressione dei margini dovuta all’aumento dei costi fissi, una concorrenza asimmetrica tra modelli economici differenti”.
Quali sono le conclusioni ? “La chiusura delle attività commerciali produce effetti che vanno oltre il singolo esercizio – incalza il vicepresidente di Confimprese Italia – come la desertificazione commerciale dei centri urbani, la riduzione dell’attrattività e dei flussi di consumo, la contrazione della domanda locale, l’ indebolimento del tessuto sociale e occupazionale”.
Il focus sulla Sicilia
In Sicilia, tali dinamiche risultano più accentuate. Secondo Confimprese Palermo e Sicilia, la spesa natalizia complessiva stimata è di oltre 2 miliardi di euro, con una prevalenza di spesa alimentare. I consumi non alimentari, invece, rimangono deboli nei volumi e si registra una forte crescita dell’e‑commerce con fuoriuscita di spesa dal territorio e una maggiore fragilità del commercio di prossimità legata a redditi più bassi e costi fissi elevati.
“Il quadro che emerge è quello di un commercio in equilibrio fragile – spiega il presidente di Confimprese Palermo e coordinatore regionale di Confimprese Sicilia Giovanni Felice – L’e‑commerce cresce ma resta minoritario nei volumi complessivi mentre Il commercio fisico rimane centrale per occupazione, servizi e coesione sociale. La crisi delle attività in sede fissa è legata a fattori strutturali e regolatori. La sfida non è contrapporre commercio online e negozi fisici, ma ricostruire un equilibrio tra modelli economici diversi. In questo contesto, i saldi invernali 2026 rappresentano un primo banco di prova decisivo per la tenuta del commercio di prossimità”.








