Rimosse, ieri, a Bruxelles le condizioni per accedere ai benefici del Mes, un meccanismo di cui l’Italia è il terzo paese finanziatore? Se è così, non c’è da preoccuparsi. Anzi ci sarebbe da gioire. Il governo Conte lo annuncia trionfalmente come una ‘vittoria dell’Italia’. Fatto sta che l’accordo è stato sottoscritto, mentre la missione della vigilia era quella di bloccarlo…
Si pensi che l’UE non dispone di un piano sanitario (e si è visto con l’arrivo dell’epidemia). Ma non ha neppure istituito un vero e visibile organismo destinato allo sviluppo dell’Africa e diminuire il ‘salto economici’ segnato dal Canale di Sicilia, che divide una realtà molto evoluta da una molto arretrata. E il salto, assieme all’economia riguarda la realtà sociale e civile. Tale salto equivale ad una bomba innescata a poche miglia dalla Sicilia. Mentre la crescita dell’Africa sarebbe di enorme interesse per l’UE e, in particolare, per le regioni mediterranee.
Matteo Salvini e Giorgia Meloni insistono che è ‘tutta una presa in giro’ e che il meccanismo imporrà nuove restrizioni agli stati che ne fruiranno come – in Italia – il ricorso alle giustamente temute (e ormai assurde) imposte patrimoniali…
UN ‘MOSTRO’ DALLA FACCIA D’ANGELO
Ma vediamo che cosa sia il Mes, per capire meglio le caratteristiche di questo ‘mostro dalla faccia d’angelo’…
Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) o anche European Stability Mechanism (Esm), è stato istituito mediante un trattato intergovernativo, al di fuori del quadro giuridico della UE, nel 2012. La sua funzione fondamentale è concedere, sotto precise condizioni, assistenza finanziaria ai paesi membri che – pur avendo un debito pubblico sostenibile – trovino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato.
La condizionalità, appena attenuata, varia a seconda della natura dello strumento utilizzato: per i prestiti assume la forma di un programma di aggiustamento macroeconomico, specificato in un apposito memorandum; è meno stringente nel caso delle linee di credito precauzionali, destinate a paesi in condizioni economiche e finanziarie fondamentalmente sane ma colpiti da shock avversi.
Il MES è guidato da un “Consiglio dei Governatori” composto dai 19 Ministri delle finanze dell’area dell’euro. Il Consiglio assume all’unanimità tutte le principali decisioni (incluse quelle relative alla concessione di assistenza finanziaria e all’approvazione dei protocolli d’intesa con i paesi che la ricevono). Il MES può operare a maggioranza qualificata dell’85 per cento del capitale qualora, in caso di minaccia per la stabilità finanziaria ed economica dell’area dell’euro, la Commissione europea e la BCE richiedano l’assunzione di decisioni urgenti in materia di assistenza finanziaria.
Il MES ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 sono stati versati; la sua capacità di prestito ammonta a 500 miliardi. L’Italia ha sottoscritto il capitale del MES per 125,3 miliardi, versandone oltre 14. I diritti di voto dei membri del Consiglio sono proporzionali al capitale sottoscritto dai rispettivi paesi. Germania, Francia e Italia hanno diritti di voto superiori al 15 per cento e possono quindi porre il loro veto anche sulle decisioni prese in condizioni di urgenza.
La proposta di riforma del Trattato istitutivo del MES interviene sulle condizioni necessarie per la concessione di assistenza finanziaria e sui compiti svolti dal MES in tale ambito, introducendo modifiche di portata complessivamente limitata. La riforma non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani, non affida al MES compiti di sorveglianza macroeconomica.
La riforma, inoltre, attribuirebbe al MES una nuova funzione, quella di fornire una rete di sicurezza finanziaria (backstop) al Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, SRF) nell’ambito del sistema di gestione delle crisi bancarie.
Per ulteriori dettagli: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2019/visco-audizione-4122019.pdf
Ma è vero che il MES non serve all’Italia e che anzi addirittura la danneggia?
Il testo da noi consultato assolve il Mes dall’accusa di essere una trappola per l’Italia ed altre nazioni similari…
Il MES non è un organismo inutile e, certo, non danneggia il nostro paese; serve all’Italia tanto quanto a ciascun altro paese dell’area dell’euro.
Il MES attenua i rischi di ‘contagio’ dovuti ad eventuali crisi di un paese dell’area dell’euro, rischi che in passato si sono materializzati e hanno avuto gravi ripercussioni sul nostro paese (come è accaduto, ad esempio, a partire dal 2010 con la crisi della Grecia). La presenza del MES riduce la probabilità di un default sovrano, almeno per i paesi le cui difficoltà sono temporanee e possono essere risolte con prestiti o linee di credito (per gli altri non cambia nulla).
Con la riforma, che consente al MES di fungere da backstop del Fondo di risoluzione unico, il MES contribuirebbe anche a contenere i rischi di contagio connessi con eventuali crisi bancarie di rilievo sistemico.
Per quanto riguarda specificamente l’Italia, il rifinanziamento dell’elevato debito pubblico del nostro paese può avvenire in maniera più ordinata e a costi più contenuti se le condizioni sui mercati finanziari restano distese.
È vero che il Governatore Visco ha definito un “enorme rischio” la riforma?
No, il Governatore ha sostenuto che l’introduzione di un meccanismo di ristrutturazione del debito sovrano (Debt Restructuring Mechanism) comporterebbe un rischio enorme (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2019/Visco_OMFIF_15112019.pdf); la riforma del MES non prevede né annuncia un tale meccanismo.
L’Italia è il terzo paese finanziatore del fondo. Nel complesso, inoltre, versa più denaro a Bruxelles di quanto ne riceva. Tali fondi vanno in maggior misura ai paesi più poveri. Almeno questa è la logica in atto…
C’è dell’altro.
La PCCL (Precautionary Conditioned Credit Line, PCCL) è una regola generale riservata ai paesi che rispettano le prescrizioni del Patto di stabilità e crescita, che non presentano squilibri macroeconomici eccessivi e che non hanno problemi di stabilità finanziaria
La ECCL, invece, è destinata ai paesi che non rispettano pienamente i suddetti criteri e ai quali pertanto vengono richieste misure correttive. Per l’esattezza, la Enhanced conditions credit line (Eccl) è un programma di assistenza precauzionale di interventi preventivi dell’Efsf/Esm per i paesi con politiche e fondamentali solidi ma problemi di liquidità e spread e con costi di finanziamento alti. È alternativa alla linea più leggera PCCL, ha condizioni ex-ante ed ex-post e prevede l’acquisto di titoli in asta da parte del fondo di stabilità. Dura un anno e può essere rinnovata due volte per sei mesi.
E’ vero che il Mes sia un rischio riguardo il default sovrano?
No, non è vero. La riforma ribadisce che la ristrutturazione del debito sovrano con il coinvolgimento del settore privato rimane strettamente circoscritta a casi eccezionali. È alla luce di questa confermata eccezionalità che va interpretata la modifica – che avverrebbe a partire dal 2022 – delle clausole di azione collettiva (collective action clauses, CACs).
Se fosse vero che ieri sono state ‘rimosse’ le condizioni per la concessione del Mes, i timori dovrebbero essere ridotti azero, o meglio esser legati alla pura capacità di restituire a tempo debito quanto percepito.
I pareri di Salvini e Meloni.
Matteo Salvini: “Se l’Olanda festeggia, vuol dire che è una seconda Caporetto!”
Giorgia Meloni: “Alla fine hanno vinto i dictat di Germania e Olanda!”
(Notizie raccolte, ordinate e arricchite in redazione)








