Nelle città siciliane per il generale italiano è ovunque un pienone
A Palermo anche il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, l’onorevole Rossano Sasso e Gianluca Dessì, responsabile della fase costituente in Sardegna
Astoria Palace, sala strapiena, cori entusiastici e tanti applausi. Ma dove sta il segreto di tanta audience?

In un mondo deluso, spaventato, impoverito, finalmente appare qualcuno capace di dare la scossa, di ridare speranza a chi l’aveva persa da tempo.
Probabilmente il generale Roberto Vannacci sa parlare al cuore della gente così come, una volta, sapeva fare con i suoi soldati.
E forse mai, come in questo momento, abbiamo bisogno di una guida sicura che ci porti fuori dal guado in cui stiamo affondando.
Questo non è più il momento degli imprenditori, magari capitani coraggiosi, ma forse più dediti alle proprie aziende che ai destini nazionali, e non è neppure l’ora dei politici di professione, cresciuti nelle segreterie dei propri partiti a pane e politichese.
Ora, nel mondo di Ia, dei droni e dei burka, ci troviamo in piena guerra, la guerra di tutti contro tutti.
Siamo, pur non volendo, trascinati in conflitti etnici, religiosi, ed economici di ogni genere e tipo e, mentre ci chiediamo stupefatti che male abbiamo mai fatto per trovarci spintonati in una giostra impazzita, veniamo pure insultati, dalla mattina alla sera, da chi ci definisce: razzisti, patriarcali, xenofobi senza neppure conoscerci o sapere che, invece, per stile di vita, la mattina accompagniamo i bambini a scuola, poi andiamo a lavorare e magari, nei ritagli di tempo, facciamo pure volontariato per sopperire alle carenze di uno Stato che, da tempo, ha dimenticato i suoi compiti.
Questi saremmo noi, cattivissimi italiani, la vera causa di tutti i guai nazionali e persino internazionali, noi che abbiamo la grave colpa di ascoltare le parole di Vannacci.
Ma, poi, di che cosa ci ha parlato il comandante della Folgore nelle sale gremite di siciliani stanchi e preoccupati?
Soprattutto di problemi reali, di quelli che interessano il cittadino comune: la pace, la lotta alla criminalità, la fine dell’immigrazione illegale, la crescita economica, la valorizzazione delle eccellenze italiane, la fine della dipendenza dal “carcere” di Bruxelles.
Gli italiani hanno tanti talenti, tante capacità e tanti meriti, non hanno certo bisogno di avere impartite le lezioncine da personaggi scialbi e incapaci come quelli che oggi guidano (?) la UE, mentre, con gli Usa, possiamo dire la nostra a testa alta e senza bisogno di genufletterci alla Von der Leyen. Questo, più o meno, è il senso del discorso di Vannacci: “Noi italiani non dobbiamo avere paura del futuro perché siamo perfettamente in grado di costruircelo da soli. Finora il percorso della nostra nazione è stato ostacolato da chi ci voleva perdenti, ma che proprio questo sia il destino della nostra nazione non è scritto da nessuna parte. Dobbiamo ricordare che i nostri avversari possono diventare pericolosi solo se noi glielo permettiamo.”
Il motivo per cui in questo momento storico ci occorre un generale – pensiamo noi – sta anche nel fatto che l’Italia, pur essendo un Paese dalle grandi possibilità, è da troppo tempo mal gestito, disorganizzato, senza regole, ma la convivenza richiede ordine, rispetto delle regole, capacità organizzative e, invece, troppo spesso, ci troviamo in strutture ospedaliere malfunzionanti, edifici scolastici carenti, uffici inefficienti… L’Italia di oggi è un paese che va indietro o, nella migliore delle ipotesi, a passo di lumaca. Il sud e la Sicilia, in particolare, sono stati trascurati anche dal governo nazionale di centrodestra che ha guardato, come per tradizione, più al nord che al sud. Occorrono, poi, le infrastrutture per costruire un paese moderno, tra cui soprattutto il ponte sullo Stretto, occorre che i cittadini collaborino per voltare pagina, per sconfiggere una volta per tutte la paura e i condizionamenti negativi.
Parlando, poi, di nomine, per queste si terrà conto delle aspirazioni dei territori come lo sono, ad esempio, quella del sardo Gianluca Dessì, sindaco di Villasimius e quella dell’onorevole Rossano Sasso, barese, fondatore della Lega in Puglia ed ora passato con Futuro nazionale. Massimiliano Simoni, invece, pure lui presente all’Astoria Palace, ha ricoperto la carica di consigliere della regione Toscana per la Lega di Salvini.
Questi passaggi dalla Lega a Futuro nazionale, che ad alcuni possono sembrare criticabili, vengono giustificati dal fatto che i dirigenti del partito, Giancarlo Giorgetti in testa, si sono allontanati dalle posizioni inziali del partito, molto più identitarie, per aderire a concezioni più moderate e vicine a quelle dei liberisti.
Il messaggio che passa dal discorso di Vannacci è, nel complesso, di fiducia nelle possibilità del paese Italia, soprattutto se sarà guidato da persone capaci di apportare i cambiamenti necessari per ridare slancio a un’economia asfittica. Non si tratta, però, solo di guidare meglio l’economia: un popolo ha bisogno anche di sentirsi parte integrante di un sistema sociale, di sentirsi, insomma, protagonista del cambiamento e, non a caso, il generale ha parlato anche di amore, cioè di quella forza indistruttibile che può renderci capaci di superare qualsiasi difficoltà e di cui tutti sentiamo il bisogno.
La vita – ci sembra – è una lotta costante contro tante difficoltà che continuamente si presentano, ma solo con una grande forza d’animo e con la fede in un Dio padre che ci aiuta da Lassù possiamo vincere affinché trionfino il bene e la giustizia.
Di certo, con Vannacci, che afferma l’importanza del cristianesimo e delle nostre tradizioni, in tanti è rinata la speranza, ma quali saranno, poi, i prossimi passi, le scelte, le candidature di Futuro nazionale? Lo vedremo, quel che è certo è che, intanto, stiamo assistendo a un grande terremoto politico e ad un importante smottamento di voti verso Futuro nazionale. Ora, da molte parti, si comincia a tremare.
Foto di Angelo Modesto








