Dalla periferia al centro del mondo: una vita fantastica che è anche un paradigma
Di Totò Schillaci ormai si sa tutto o quasi. La morte prematura lo riveste ancora di più di quell’aureola eroica che è prerogativa dei santi. Ma Totò era un santo? Non possiamo saperlo, ma, dopo la sua scomparsa, gli attestati di stima e di affetto nei suoi confronti sono talmente tanti da farcelo credere.
Quel che dispiace, però, è accorgersi di come, invece, nonostante i suoi tanti successi umani e calcistici, Totò sia stato messo troppo presto da parte dal mondo del calcio e dai media mentre era ancora in vita. Un destino che in parte lo accomuna a quello di Roberto Baggio, suo amico e compagno di squadra che, nonostante le doti mostrate sia in campo sia fuori, non ci sembra abbia avuto i riconoscimenti che avrebbe meritato.
Se da bambino conosci le difficoltà della vita, gli stenti, le ingiustizie, quando cresci puoi fare delle scelte sbagliate, pericolose, ma anche decidere di lottare, di faticare, per costruirti finalmente una vita più serena, più sicura.
A Totò è successo proprio questo: quando era ancora solo un ragazzo ha deciso di tentare la strada del calcio, dell’impegno sportivo, grande e non privo di sacrifici, ma forse in grado di offrirgli un’esistenza meno problematica.
Ed è successo il miracolo. Totò, dai campetti improvvisati del Cep, passa all’Amat, poi al Messina dove trova, come allenatori, due splendide persone in Franco Scoglio e Zdenek Zeman che, oltre a forgiarlo come calciatore, gli danno pure tanti preziosi consigli.
Da lì il salto alla Juventus, i gol, il mondiale ’90, le notti magiche, il terzo posto dell’Italia e il bottino del goleador palermitano che diventa addirittura capocannoniere del Mondiale.
Negli anni successivi passa all’Inter, poi, non trovando spazi interessanti in Europa, decide di fare il grande salto e si trasferisce in Giappone, dove gioca per la Jubilo Iwata, squadra per la quale segna ancora tanti gol.
Del Giappone Totò conserva un bel ricordo, ma problemi fisici lo costringono a ritirarsi dal calcio, torna così nella sua Palermo, città con la quale non ha mai smesso di avere un forte legame.
Crea, così, una Scuola calcio con lo scopo di allontanare i ragazzi dalla miseria e dalla violenza. Negli anni allena bambini palermitani e stranieri riuscendo a realizzare quell’integrazione di cui tanti parlano, ma senza azioni concrete.
Totò ha realizzato un sogno, dalla vita ha avuto forse anche più di quel che sperava, ma con i soldi e il successo sono arrivate per lui anche le critiche, le delusioni, le amarezze…
Totò, forte nell’animo come nel fisico, ha superato anche quelle, ma, alla fine, ha voluto dire la sua, non con le parole, ma con i fatti.
Lydia Gaziano Scargiali








