Irregolarità e malgoverno nei lavori dei porti piccoli e grandi

Porto Xifonio, nell’omonimo golfo a nord di Augusta (estraneo a Priolo e Melilli) è in cotruzione (foto aerea simulata)

di Germano Scargiali

 

Scottanti rivelazioni su piccola e grande portualità: Il male affonda le radici anche nella gelosia dell’Italia e dell’Europa, ma la Regione è sul banco degli imputati. Sicilia e magistratura ci mettono del proprio nuocendo all’iter…

 

Porti turistici, tema in continua fibrillazione. Né pare che i vari “impasse” dovuti ad una cronica situazione di mala burocrazia e di disinteresse politico siano destinati ad un’imminente soluzione. I termini e il contenuto di un “J’accuse” come quello appena formulato è proprio di fonte regionale. Parla l’ingegner Tuccio D’Urso, Dirigente tecnico del dipartimento regionale che si occupa dei Lavori pubblici in genere. Spesso avevamo detto che – anche se la voglia di porti turistici è sempre viva – coloro che, come modestamente il sottoscritto, se ne occupano (da anni) sono destinati a …soffrire. Troppo lunghi i tempi burocratici, troppe le opere incompiute che invecchiano sotto la pioggia, le onde e il sole ancor prima d’esser nate. Inoltre, quelli che abbiamo chiamato “nemici dei porti” sono ovunque. Vedremo che anche le altre opere pubbliche “non sono da meno” e che i “nemici” della Sicilia e del suo sviluppo si trovano dentro e fuori dall’Isola.

Avevamo contattato l’Ing. Salvatore (Tuccio per tutti) D’Urso per sapere di Malfa, del fenomeno misterioso di quel porto a nord dell’Isola di Salina… Si scopre che proprio questo è un caso esemplare. Si sarebbero “bloccati” i lavori per il sovrapporsi di due ordini di motivi: tecnico amministrativi e politico amministrativi. Ma da chi dipende? Proprio dagli organi regionali. Ecco un paradosso: più opere vengono bloccate sotto l’accusa “peregrina” di cemento impoverito, mentre la stessa magistratura non si accorge che irregolarità ben maggiori vengono dagli uffici.

Frattanto, mai una sola accusa riguardante il cemento si è dimostrata fondata, almeno per i porti Ha comportato, però, dai 2 ai 4 anni di “fermo”. E dire che per la verifica del cemento bastano un paio d’ore, al massimo mezza gioornata… Le intemperioe e i fallimenti delle ditte appaltanti fanno il resto. Nel frattempo – questo è il punto cruciale – a bloccare i lavori intervengono mancati atti amministrativi, accuse da parte della stessa magistratura mal indirizzate etc.

Nel caso di Malfa non sarebbe difficile rilevare che i “guai” per il procedere dei lavori siano dipesi da “irregolarità amministrative, violazione di leggi e regolamenti, catena di atti falsi” secondo gli stessi termini usati dall’Ingegnere. Conseguenza: non è stato completato né il primo, né il secondo lotto dei lavori. Il primo è stato illegittimamente sottratto all’impresa aggiudicataria e successivamente a quella che ne aveva acquisito il fallimento (Campione di Catania, la stessa aggiudicatrice di Sant’Agata di Militello, altra eterna incompiuta).

C’è anche una spiegazione tecnica dell’irregolarità: l’amministrazione avrebbe “vessato” Campione fino a rendergli difficile di portare avanti il lavoro. Poi gli ha revocato e rescisso il contratto quando la sua ditta, la “Sigenco”, era già in amministrazione controllata e ciò non è consentito dalla legge. Ma l’irregolarità non resterebbe unica nel suo genere. Di tali episodi abbondrebbe la storia dei lavori pubblici in Sicilia (e probabilmente anche in Italia qualcosa di simile non è una rarità).

Alla domanda di un quadro generale sui perché dei ritardi e dei mancati traguardi, nonostante i propositi e le speranze abbondassero per altro verso, Tuccio D’Urso risponde ampliando l’orizzonte. I primi nemici dei porti in Sicilia sarebbero anzitutto gli italiani stessi e talvolta gli europei. Tuccio parla della grande portualità, ma assimila ad essa anche la piccola. Questioni di gelosia e interesse: viene oggi ripetuto, ma c’è chi lo dice da sempre, come la posizione dell’Isola sia di grande privilegio quale “porto d’Europa”. Se si desse spazio all’Accordo del “Programma quadro” di portualità nazionale, allora cospicui fondi Ue sarebbero a disposizione della Sicilia da parte di Stato e Regione, divenuti quindi di provenienza nazionale e regionale.

“Ebbene – afferma l’ingegner D’Urso – in sedici anni la sola grande opera realizzata, se tale vogliamo considerarla, riguarda 100 metri di banchina nel porto di Catania e due gru per carico e scarico container nei primi anni 2000. Per il resto niente di serio. Qualcosa, diciamo noi, a carico dell’Autorità portuale di Palermo come la ristrutturazione e la bonifica della Cala. Più qualche struttura a Termini Imerese.

Adesso, per i soli porti turistici sono stati “rispediti indietro” all’Ue ben 54 milioni di euro del Por 2007 – 2013.

Infine D’Urso alza ancora il tiro: si pensi che nulla è stato neppure studiato per l’utilizzo dell’energia geotermica che l’Etna fornirebbe “a profusione”…

Il solo porto turistico in cui i lavori che volgono a conclusione e dovrebbero essere completati entro questo 2015 è Capo d’Orlando. Si tratta di un project financing assegnato alla azienda aggiudicataria Eurovega Costruzione, che secondo l’iter caratteristico di questa formula dovrebbe poi direttamente anche gestire la grande struttura. La sola in Siciolia che possa per grandezza paragonarsi al porto di Licata (Marina di cala del Sole). Il progetto, un po’ vintage, è molto bello e noto da tempo. Speriamo di occuparcene di più nell’imminente futuro.
A Salina e in tutte le Eolie il solo porto affifabile e modernamente attrezzato resta invece quello di Santa Marina, noto per gli alti prezzi praticati dai gestori. A Lipari operano un paio di buoni gestori di pontili fra Sottomonastero e il Molo Pignataro. Niente di più…

Frattanto ad Augusta si costruisce il Porto Xifonio con capitali privati. A Capo d’Orlando si definisce con imponenti lavori il porto turistico,  che farà a gara con il Marina Cala del Sole di Licata per il primato in fatto di grandezza e bellezza in Sicilia.

 

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