La vicenda inglese nei rapporti con la UE consente con le sue contraddizioni più di una riflessione.
La prima conferma l’oscurità dell’atteggiamento del “giornale unico”, la corrente mediatica che – in pratica – determina, purtroppo, l’opinione dominante. Quantomeno, di certo, tende a determinarla, cerca di condizionarla…
L’ultima “puntata” della vicenda “deal, no deal” è stata dipinta quasi come una nuova sconfitta di Teresa May. Invece, la nuova Lady di Downing Street, portando dalla propria parte, oltre ai compagni di partito (conservatore), i laburisti ha dimostrato grande abilità politica e di trattativa… E’ chiaro come sia riuscita nel proprio intento di non far sbattere il muso alla G.B. e alla stessa U.E. contro le conseguenze di un’uscita “selvaggia”, priva di accordi a breve e lunga scadenza.
E’ saltata, quindi, l’uscita dall’UE del 29 marzo e probabilmente salterà quella del 12 aprile…
L’ostacolo – quasi insormontabile – è notoriamente costituito, adesso, dalle imminenti elezioni europee. Come potrà mai votare l’Inghilterra per la formazione di un parlamento da cui si accinge ad uscire tra breve?
Qui la proposta della May (più o meno, votiamo comunque) in realtà vacilla. Ma non è questo che vogliamo “indagare”.
Certo il parlamento inglese ne esce male e sembra aver dimenticato le signorili capacità di W. Churchill che traspaiono solo in qualcuno, come la stessa May…
Ma perché mai i media vanno contro la May, visto che si batte solo per “cose buone e giuste”, a favore della Gran Bretagna e dell’Unione europea e soprattutto di quelle fasce della realtà civile ed economica che verrebbero danneggiate da una brexit no deal?
La nostra teoria, favorevole al …grande complotto – dalla cui parte starebbero i grandi media – potrebbe trovare anche qui una conferma. Chi dubita che vi sia chi gioca da anni – ed è anche una cordata – per il “tanto peggio tanto meglio”?
Non rivanghiamo su tutto ciò che è stato fatto da decine di anni per impedire la crescita dell’economia e, se mai, a favore della sola finanza e dei grandi monopoli.
Ciò che emerge è che, quando i capi politici vogliono usare la testa e dimostrano di saperlo fare, scatta la campagna mediatica – oltre che politica – contro di loro. I media, frattanto, stanno – regolarmente da quella parte che noi consideriamo sbagliata.
Si pensi alle selvagge campagne anti Trump. The Donald ha portato l’economia americana e l’occupazione in alto, ha cercato il dialogo con Putin, con Xi Jinping e con Kim Jong-un, risultando determinante per ricreare una trattativa con la Korea del sud. Hai detto niente, ma i suoi detrattori sono insaziabili…
Ricordiamo che il potere politico rappresenta il popolo e che è il solo baluardo possibile nei confronti del potere finanziario e dei monopoli. Se è d’accordo con questi è letteralmente la fine. Ed è facile che avvenga. Ma in questo caso le campagne mediatiche non scattano. Il “giornale unico” è perfettamente “allineato e coperto”.
Adesso Trump, come la May, ha ottenuto una vittoria politica evidente. Un’altra. Essa conferma la sua abilità di trattativa. Ha bypassato il problema del fatidico muro con il Messico, per il quale era oggetto di un giornaliero “j’accuse” a livello “planetario”. Il Messico si impegna a fare esso stesso da guardiano del confine…
Il piccolo Palermoparla dice da sempre “bravo Trump” e non fa che confermarlo. E i grandi media? si “accorgeranno” di qualcosa?
Germano Scargiali








