La Ue e le sue politiche “green”, che non salvano l’ambiente ma in compenso distruggono l’industria automobilistica, sono, a dir poco, uno strano fenomeno. Volendo, poi, escludere la “sudditanza europea” nei confronti di altri paesi produttori di veicoli elettrici, come la Cina, non resta altro da pensare che una ideologia fuorviante si sia impossessata dei politici e dei produttori di auto europei, generando in loro un malsano “senso di colpa” che li ha fatti cadere nella trappola degli asiatici.
Se il buon Marchionne, l’ultimo grande manager della Fiat, fosse ancora vivo potrebbe costatare di persona quanto le sue previsioni sul futuro dell’auto fossero esatte e quanto demenziali le scelte, errate e frettolose, adottate, invece, dagli attuali vertici europei.
L’amore e il rispetto per l’ambiente sono sacrosanti quando le soluzioni proposte sono valide e ottengono il risultato che si propongono. Purtroppo le cose non stanno affatto così e le scelte operate in campo economico dalla Ue lo stanno dimostrando ampiamente, riguardo all’automotive, ma non solo.
Possiamo così sintetizzare in breve le grosse bufale che ci raccontano i sostenitori di certe “politiche green”:
Intanto vanno considerate le differenze tra motori termici e motori elettrici. Secondo la “vulgata green” i primi sarebbero inquinanti, i secondi no. La verità è l’opposto: infatti mentre i primi sono stati oggetto negli anni recenti di grosse modifiche per cui oggi sono molto meno inquinanti rispetto a prima, i secondi, invece, sono dotati di batterie che inquinano ancora di più dei primi perché l’energia elettrica per produrle proviene da fonti fossili (il carbone in Cina, ecc.) e perché, inoltre, consumano ingenti risorse minerarie e sono difficili da smaltire.
Se aggiungiamo che a procurarsi i minerali rari necessari per le batterie vengono utilizzati dei bambini, costretti a condurre una vita malsana e pericolosa, ci chiediamo se anche questo possa essere considerato ecologico, green o umanamente apprezzabile.
Oggi dire “auto elettriche” equivale a parlare di mobilità sostenibile: possibilità di ridurre le emissioni di CO2, tagliare la propria dipendenza energetica dai combustibili fossili, fare una scelta sostenibile per l’ambiente. Ma per funzionare le auto elettriche hanno bisogno di cobalto, un minerale che viene usato nella produzione di batterie agli ioni di litio, la “benzina” dei nuovi veicoli green. Ora, i due terzi delle riserve di cobalto della terra si trovano nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi più poveri e politicamente instabili al mondo. Da questa ricchezza, però, la popolazione locale trae ben pochi benefici. Anzi, i primi a subire i danni della nuova corsa ai cosiddetti “minerali da batterie” sono proprio i congolesi, in particolare i bambini, costretti a lavorare in condizioni disumane per pochi centesimi al giorno.
Esaminiamo adesso i vantaggi economici di queste scelte politiche “green”, che abbiamo già visto quanto sono green.
L’Europa, il cosiddetto “vecchio continente”, vantava, fino ad anni recenti, ottime fabbriche automobilistiche, fra le più importanti del mondo, anche se doveva affrontare la concorrenza degli Stati Uniti, del Giappone e della Cina.
Grazie alle nuove norme “green” l’Europa sta, così, di fatto, distruggendo gran parte della propria industria automobilistica, perdendo, di conseguenza, migliaia di posti di lavoro e aumentando la propria dipendenza da altri paesi stranieri come Cina, India, Stati Uniti…
Adesso i Sindacati si disperano, ma si rendano invece conto, dei risultati che portano certe politiche “green”.
Dobbiamo, quindi, continuare a lodare le politiche economiche della Ue che sembrano dettate solo da una sorta di sudditanza nei confronti di altri paesi?








