Testimone della persecuzione anti cristiana: “ecco ciò che ho visto”
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Ci rechiamo a Monreale con la voglia di conoscere una verità di frontiera, una cronaca di guerra, una conferma di ciò che sappiamo o immaginiamo. Torniamo indietro con molto di più, ma soprattutto ritorniamo felici di aver incontrato – come ci è capitato altre volte – delle persone baciate dalla santità del Cielo. Ce ne sono molte, di certo più di quanto non si immagini. Come spiegava San Paolo, santi sono tutti coloro che vivono in grazia di Dio. Ma quelli che la vivono in pienezza abbiamo appreso a conoscerli dal sorriso…
Sorride Suor Maria de Guadalupe – più brevemente Suor Guadalupe – come fanno anche le consorelle presenti, missionarie.

La loro congregazione è nata in Argentina, diffusa in Italia, in missione anche ad Aleppo, città simbolo della persecuzione cristiana da parte delle milizie dell’Isis.
Sì, suor Guadalupe, con la sua veste azzurrina, lì in platea nella “Sala della Pace”, presso il Duomo, sembra una giovane donna dall’aria qualunque, ma riesce ad intercalare sorrisi su sorrisi. Parla di morte, dei taglia gola e si fa seria – con brevi frasi ripetute, …sì loro vivono così – quando parla di bombe che scoppiano ogni giorno. Da anni. Di bimbi martirizzati nello spirito prima che nel corpo, di mamme e papà sottoposti a torture, a veder morire i loro cari prima di essere uccisi… In una città che contava 2 milioni di abitanti, gli scoppi, le esplosioni sono la regola, giorno per giorno. Aleppo, però, non muore, anzi tutt’altro… Ecco perché Suor Guadalupe sorride. Lo fa, riesce a farlo, perché mostra anche “il bello” di una situazione così drammatica. Mostra immagini e racconta di persone che, a loro volta, sorridono malgrado tutto.
Suor Guadalupe mostra la foto di un matrimonio con tanti invitati. La sposa è in abito e velo bianco come ogni sposa cristiana che si rispetti, lui ha giacca e cravatta, il vestito delle feste. La chiesa è stracolma di invitati. Ma non ha il tetto. “Ha quanto basta ad un matrimonio – spiega Guadalupe – due sposi che si amano e un prete. C’è il pane e il vino, c’è la fede certamente. Suor Maria non ama l’enfasi. Questa, però, vola alta dal suo racconto, dalla vita di queste missionarie che emerge nella sua realtà, nella sua crudezza e nella sua felicità. L’enfasi – scusateci – ce la aggiungiamo noi.
Suor Guadalupe mostra la foto più significativa, forse. Non è foto di morte. E’ una foto di gruppo, un grande gruppo, come di gitanti, che sorridono tutti. Afferma con aria felice: “E’ mai possibile, direte voi, che in quella situazione, ci siano persone che riescono ad esser così? Lei non ama soffermarsi sui mali del mondo, vede il bello, lo cerca, lo trova, lo mostra a tutti…
E’ proprio quello, ciò che prova qualcosa, che la conferma nella fede. E vuol confermare in essa anche il suo prossimo. Gli uomini neri dell’Isis, i fondamentalisti, da non confondere – precisa – con i tanti musulmani per bene (parole sue) che sono, ad Aleppo e altrove, altrettante vittime dell’Isis. I fondamentalisti che lei chiama integralisti, in pratica ottusi e cattivi, segnano con la lettera araba enne (iniziale di quelli detti con spregio …i nazareni) le case dei cristiani: “in attesa di essere uccisi!”. E anche queste sono parole sue. Ma molte mamme, arabe cristiane, vanno ugualmente dal sacerdote capace di tatuare una croce sul corpo dei figli, perché li accompagni sempre, pur rendendoli riconoscibili e più vulnerabili al martirio.
Di martiri si tratta ad Aleppo. Di quel caso in cui si pensa alle parole di Gesù: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto” (Lc 21,17-18). E San Paolo conferma: “Tutti quelli che vogliono vivere pienamente in Cristo Gesù saranno perseguitati”.
Suor Maria viene trascinata a parlare di politica da una domanda che viene dalla platea. I motivi politici? La Russia, unica nel correre in reale soccorso delle vittime dell’Isis?
“Io racconto ciò che vedo. Noi siamo lì per soccorrere”. Ma anche: “La Russia aveva buoni rapporti con Assad sin da prima”.
La suora si schernisce, ma ci fa balenare quale sia stata la vera colpa di Assad…
Il suo vero pensiero, o almeno un’idea più completa di esso, si apprende facilmente da internet: “In Siria non c’è stata una rivoluzione. C’è una guerra provocata dall’esterno contro il governo. Era un governo musulmano che, in linea con i tanti musulmani per bene, la maggioranza, non perseguitava i cristiani, non perseguitava nessuno”.
Salutiamo Suor Guadalupe con un rispetto e un affetto che ci riempie il cuore. Fra i tanti complimenti che vorremmo farle – ma lei non ne vuole, lo sappiamo – solo uno ci giunge alle labbra. Vorremmo dirle: “lei è una grande persona”. Le diciamo solo: “lei è una grande comunicatrice, sa? Con tre parole, ne dice molte di più”. Ci mancherebbe, scoppia in una risata, che sottintende: “ma cosa sta dicendo”. La stessa risata quando vediamo sul telefonino la foto insieme, scattataci da un boy scout (…è la mia buona azione, ma non aspettiamo ringraziamenti). “Come sono vecchio e brutto”, avevo detto io… (Scaramacai)








