Lutto nel giornalismo siciliano. E’ morto Claudio Paolo Zarcone

“Oggi -ahime!- l’uomo ha smarrito la sua essenza, il pensiero e preferisce l’illusoria calda coltre di una modernità troppo sensibile al vacuo” C.P.Z.

il 14 maggio scorso ci ha lasciato, dopo una triste e lunga malattia, l’amico Claudio Zarcone. Avrebbe compiuto 70 anni a luglio. Domenico Claudio Zarcone ha avuto un percorso di studi umanistici di tutto rispetto. Laureato in filosofia, è stato giornalista, musicista e scrittore di diversi libri tra i quali ricordiamo: Sex and the Sicily, Il cane di Zenone è molto più veloce di me, La sinuosa danza dell’infelice coscienza, Il tempo nella bottiglia. Socio della Società filosofica Italiana è stato relatore in convegni internazionali sulle varie espressioni della filosofia occidentale, dal mito alla tradizione, da Shelling a Nietzsche ed Evola. Ha scritto, oltre che di cronaca, su diversi giornali cartacei di Armando Plebe, Pietro Emanuele, Alain de Benoist, Ernst Junger. E’ stato portavoce degli assessorati regionali ai Beni Culturali, al Turismo e al Lavoro in Sicilia e capo ufficio stampa del coordinamento regionale per la Sicilia di Alleanza Nazionale. ll sindaco di Palermo Roberto Lagalla nel sito istituzionale ha commentato: “È con profonda tristezza che ho saputo della scomparsa di Claudio Zarcone” ed ha aggiunto: “Rivolgo ai familiari di Claudio Zarcone il cordoglio e la vicinanza dell’amministrazione comunale in questo momento di dolore“.

Ma Claudio Zarcone era anche un amico personale e della redazione.

L’intimo cruccio, la ferita mai rimarginata nel profondo del cuore di Zarcone è stata la morte del ventisettenne figlio Norman che si suicidò il 13 settembre del 2010 gettandosi dal settimo piano di un’aula della facoltà di lettere e filosofia di Palermo. Il motivo: aveva visto deluse le profonde aspettative in una carriera di ricercatore universitario non per incapacità, ma per presunto nepotismo.

Da allora il papà, Claudio, si era profondamente impegnato con tutte le personalità sociali e politiche, locali e nazionali, riuscendo ad ottenere: l’intestazione di un’aula universitaria, una rotonda nel quartiere Brancaccio di Palermo ed aveva coagulato tanta gente intorno al valore del merito. Perché è il merito che dovrebbe definire equamente i progressi nella nostra società. Ricordiamo il gruppo musicale “Norman Zarcone Orchestra” e l’istituzione a Palermo della Giornata del Merito che si celebra annualmente con cerimonie, conferenze e dibattiti.

Purtroppo un profondo senso di colpa e di amarezza era rimasto nel cuore di Claudio di fronte alla vacuità di tante parole ed accadimenti che l’avevano costretto in un triste circuito di amarezza e delusione da cui non si era più liberato. Ma, al di là di questa vicenda, è giusto affermare che ha vissuto intensamente il nostro Claudio.  Profondo e tormentato conoscitore – sulla propria pelle – dei vizi e delle storture della modernità e dei rapporti umani ormai annegati nel mondo virtuale della “Google cultura” e dei reality show. E, nei suoi libri, si è spesso lamentato della mancanza delle tensioni politiche e morali volte ad un ideale. Nel 2015 infatti ricordo che prese carta e penna e scrisse all’ambasciatore della repubblica Ceca lamentando l’incuria ambientale e mentale che viveva attorno al ricordo ed al monumento di Jan Palach e Jan Zajíc, due studenti immolatisi per contrastare l’occupazione sovietica di Praga.

Claudio un amico sincero, appassionato, con il quale per impegni di lavoro e di famiglia ci vedevamo poco, ma con cui correva un’amicizia sincera al di là del tempo e dei convenevoli. L’avevo conosciuto in ambito professionale, ma poi era nata un’amicizia carica di idee, di trascorsi politici giovanili, di sogni e proposte sociali e politiche. Ma lui, del resto, era spesso così con tutti sia nei rapporti umani che su Facebook dove si proponeva con lo pseudonimo di Inneres Auge a memoria della sua passione per Franco Battiato. Gioviale, con la battuta pronta, politicamente scorretta, con l’iperbole verbale che spesso contrastava con il suo animo un po’ tormentato dalla solitudine e dalla fobia per le malattie. Ed una malattia del corpo purtroppo lo ha accompagnato in questi ultimi mesi.

Ma i suoi commenti erano anche politici e sociologici. Rivolti all’attuale società euro-occidentale poiché, come ha scritto con profonda amarezza nel suo pamphlet “Il tempo nella bottiglia”, – Non c’è più una Patria ed un’appartenenza da difendere coi denti, ma solo una globalizzazione sterile di principi e modelli da vivere quotidianamente, in maniera triste e senza identità”.

Ultimamente, infine, oltre ad aver approfondito le delusioni ed il significato della vita terrena, si era anche interrogato sulla morte e sulla vita dopo la morte.

Da morto –aveva scritto– mi piacerebbe andare a finire in un regno ultraterreno e meraviglioso, nel quale fosse possibile scrivere, continuare a raccontare i significati delle cose … non mi appartiene l’idea di un aldilà statico, contemplativo e dove ogni sapere del genere umano venga disperso” Poiché, come diceva il suo amato Heidegger,  nel gioco ancestrale di nascita, dissoluzione e rinascita “Solo un dio ci può salvare”.

di Guido Francesco Guida

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