Ma è colpa di chi?

La discarica è la sola alternativa ai termovalorissatori.Si obbliga la comunità alla ‘differenziata’ imputandole sia la colpa dei troppi rifiuti, sia il compito di provvedervi.In ogni caso l’indifferenziato finisce in discarica. Questa, oltre che essere antigienica, emette radiazioni nucleari…

Un adagio mediatico attribuisce ‘al costume‘, ovverosia alla comunità civile, la responsabilità di tutte – dico tutte – le storture e i problemi irrisolti nel mondo di oggi. La puntualità con cui la main stream si schiera dalla parte del ‘potere’ è allarmante…

Potrebbe anche dirsi preliminarmente che le colpe, nell’ambito della realtà socio economica non stiano – di per sé – da nessuna parte. Più che di colpe potrebbe trattarsi di errori, inseriti nel sistema come il loglio nel grano. Ma non è questo il nostro discorso. Non c’è dubbio che si possano studiare le cause di ogni fenomeno. E, quindi. delle storture cui vogliamo riferirci.

Partiamo dal calo demografico. Si calcola che le nascite si riducano sempre più e sorgono timori per il domani: chi occuperà i posti rimasti vuoti nell’apparato produttivo? Saltiamo di netto l’osservazione che l’automazione, per altro verso, ridurrà la necessità della presenza individuale, perché non è questo che un mondo civile deve auspicare.  Cresceranno, del resto, i bisogni, sviluppandosi ancora una volta soprattutto nel terziario e nei servizi…

E’ chiaro, invece, che il mal funzionamento del sistema, dovuto appena di striscio alla ‘mentalità corrente’, fa sì che oggi i matrimoni si contraggano – causa la sotto occupazione giovanile – in età più avanzata. E’ questa la prima causa del crollo delle nascite, poiché impedisce alle donne di avere più parti prima di incorrere nella menopausa. L’altra dipende dal consumismo: si cerca di non mettere al mondo individui che non abbiamo un’estesa capacità di consumo. La terza è la struttura del contesto socio civile: un tempo i figli servivano a dare una mano alla campagna o in azienda. Erano ‘una grazia di Dio’: i benvenuti… Oggi non è neppure la regola che i figli seguano il percorso dei genitori. Anzi tutt’altro: si ritiene che l’occupazione faccia parte del libero ‘realizzarsi‘ di ciascuno.

Come si evince, nessuna di queste concause è imputabile all’individuo, né a un fatto di mero ‘costume‘. Il consumismo stesso è decisamente indotto dalla sfrenata pubblicità, dal ‘sistema’ che considera l’individuo stesso valutandolo in termini di ‘spendibilità’ e, quindi, per la sua capacità di consumare.

C’è di più: la morale corrente esalta una forma di laicismo di tipo ideologico. Cioè malamente inteso come ripudio di una morale estranea alla logica materialistica e come sentimento anti religioso, addirittura ateo, degenera in una forma di paganesimo. Essa si declina e si coniuga in una ideologizzazione di altri ‘totem‘ atei: salutismo, ecologismo ideologico, esaltazione dei piaceri corporali.Quest’ultima aspirazione diviene materia tale da rappresentare di per sé la libertà individuale. Da qui l’affermazione del relativismo etico come conquista e come concessione ‘progressista’ da parte del potere. Un concedere che al potere non costa nulla, anzi contribuisce a fare dell’individuo un consumatore compulsivo…

Contro tutto ciò una reazione individuale è opportuna, anzi necessaria. Tuttavia resta fermo che l’individuo non sia la causa di tali suoi mali. Semmai può fare ‘qualcosa’ per limitarli. Non riuscirà – però – assolutamente ad escluderli o debellarli se non riformandoil potere‘, con esso il sistema. Questo fa dell’individuo una sorta di prigioniero nella folla. Una folla che si accalca per qualcosa di ofelimo che le viene suggerito dalla pubblicità e dal costume, per la quale non sente un vero intimo trasporto.

La maggior ‘disgrazia’ della civiltà contemporanea è che al materialismo indotto dall’ineliminabile economia di mercato, basata sul consumo, abbia reagito una dottrina come quella marxista che non a caso è definita ‘materialismo storico‘.

Al materialismo si è opposto, quindi, altro materialismo. In ambedue i contesti, l’individuo è classificato in base al proprio reddito, alle proprie sostanze, alla misura dei propri consumi. L’individuo vale per quel che rende (ogni azione solo se è …spendibile) in moneta e per quanto acquista come consumatore.

E’ sul ‘sistema’ ovviamente che occorre lavorare, sulla natura e sull’atteggiamento del potere costituito’ che sia di natura pubblica o sia di natura privata…

Incolpare la società civile, alludendo, alla possibilità di esercitare la propria sovranità con il voto, contiene un insanabile salto logico. Il ‘potere’ del popolo sovrano è tutt’oggi una finzione. Ciò non per uno, ma per tanti motivi. Vediamo come ‘la casta’ sia chiusa, come proponga se stessa sotto più volti che sono le maschere di un’identica realtà, di un identico, o quasi, modo di governare.
Si smetta di affermare che la mafia sia un ‘fatto di costume’: lo è appena di striscio. La mafia è un’organizzazione strutturata di stampo massonico cui la mentalità comune non può che esprimere una condanna. Ma rimane una ‘mera’ condanna. Modificare la mentalità comune non sconfiggerà mai la Mafia.

L’inquinamento della natura non dipende certo dai pochi oggetti di plastica che lindividuoha occasione‘ di disperdere materialmente nell’ambiente e, ancor meno in mare. L’inquinamento ambientale dipende dai grandi e medi inquinatori e dallo stesso atteggiamento ideologico con cui si affronta il problema. Tale atteggiamento preclude – come nel caso dell’energia – di giungere razionalmente alla soluzione del problema.

L’esempio più eclatante di erronea, anzi proditoria, accusa alla comunità civile si ha di fronte al debito pubblico. Esso non dipende certo dai supposti consumi sconsiderati della famiglia (un’entità che si vuole, oggi, colpire per molti motivi), che – invece – ha tesaurizzato – specie in italia – risparmi a non finire. Bensì alla cattiva amministrazione della cosa pubblica. E’ lo stato ad aver accumulato il debito, non già la Nazione.

Né si dica che lo Stato lo abbia fatto, se non demagogicamente, mirando al bene comune (dei cives): questa è quel che pomposamente si chiama ‘politica interna‘. Un eufemismo: i governi e la pubblica amministrazione cercano le occasioni per stanziare denaro pubblico anche oltre le disponibilità di cassa. Oppure ritengono le casse pubbliche un recipiente senza fondo. E’ così che il debito pubblico diventa enorme. Tanto è vero che i maggiori creditori dello Stato sono i cittadini stessi che possiedono i buoni del tesoro.

Facile è incolpare la comunità civile di tutti i suoi mali. Ma non è altro che una proditoria finzione da parte di chi detiene il potere, pubblico e privato, cui la main stream mediatica dà, come di consueto, man forte!

Germano Scargiali

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