Si può pensare quello che si vuole del Generalissimo Francisco Franco y Bahamonde, che governò la Spagna fino alla sua morte (1975), ma non si può fare a meno di apprezzare la sua decisione, risalente al 1940, di erigere un mausoleo nazionale, la Valle dei Caduti presso Madrid, per dare sepoltura comune a circa 40.000 caduti di entrambi gli schieramenti che si erano combattuti durante la tremenda guerra civile; repubblicani e franchisti. Era palese l’intento apologetico di quella che venne chiamata la Cruzada Espanol, ma la sepoltura indivisa di caduti nei due campi mandava anche un messaggio di riconciliazione. A Napoli si cantava nel dopoguerra chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce o ppassato, Simmo ‘e Napule paisà. Ovvero ritroviamo le comuni radici, perdoniamoci a vicenda, e riprendiamo a camminare insieme. Francisco Franco l’avrà ascoltata? Certo è che provò e in parte riuscì a ricostruire una Spagna distrutta dalla guerra civile e che le sue spoglie andarono a riposare in quella basilica che è (ancora per poco) abazia benedettina.
Ma i demoni dell’odio sono ritornati e nel 2018 il governo socialcomunista di Pedro Sánchez decise il trasferimento della salma del caudillo, che avvenne in modo quasi clandestino per evitare manifestazioni di protesta, con soltanto venti familiari presenti. Una storia triste che sembrava finita lì. E invece no. Soltanto il 20 luglio scorso il rosso Consiglio dei ministri, ha approvato la proposta di Legge della Memoria Democratica, con la quale si intende continuare il processo di riscrittura della storia spagnola, già percorso da qualche decennio abbattendo le statue di Franco (ma non quelle dei suoi nemici di allora che non erano certo pacifisti), condannando in parlamento alla damnatio memoriae lui e l’alziamento del 1935, rimettendo infine in discussione (che sia il vero obiettivo?) quanto Franco ha lasciato: la Costituzione del 1978 e la monarchia.
La legge dichiara estinta la Fondazione della Santa Cruz della Valle de los Caídos «perché i suoi scopi sono incompatibili con i princìpi e i valori costituzionali> e la trasformazione del mausoleo in cimitero civile. Essa prevede inoltre la cacciata dei monaci benedettini presenti dal 1957 nel complesso, che passerà al Patrimonio Nacional, divenendo luogo di “memoria democratica” (termine dal taglio “sospetto” ; la memoria cambia con le ideologie?). Non è ancora chiaro se verrà abbattuta la più alta croce del mondo, di 150 metri di altezza, che sovrasta la basilica. Forse lo stesso avverrà per alcune fondazioni ; eliminate anch’esse.
Questa democraticissima legge prevede anche di vincolare la libertà d’opinione su quei lontani eventi. Vanno rimossi simboli e targhe, tolte benemerenze e titoli, annullate le sentenze e le pene di “allora”. Una revival , una rivisitazione degna di un regime totalitario su eventi coperti dalla polvere del passato, che dovrà passare nella scuola, dove si instaurerà il «Consiglio Democratico della Memoria» e verrà creato un registro delle organizzazioni, “abilitate” a fare memoria. Già dal 2017 in Aragona, la “Legge della Memoria Democratica”, prevede multe fino a 150mila euro per chi fa il saluto fascista, canta “Cara al Sol” o inneggia a Franco. Tali provvedimenti verranno poi estesi a tutta la Spagna?
Ovviamente tali misure procedono di pari passo ad altre ben più preoccupanti, con la lotta alla concezione naturale della vita e della famiglia, che suscitano l’allarme anche dell’episcopato spagnolo. «Siamo coinvolti in una profonda crisi istituzionale, con alcuni gruppi che cercano di aprire una nuova fase costituzionale e di sostituire un quadro politico, che ha dato grande stabilità alla Spagna». … «Con la sua missione profetica, la Chiesa è obbligata a denunciare questi attacchi alla libertà ed alla giustizia. Gli spagnoli non vivono più in una cultura ispirata alla fede cristiana. Per molti le verità cristiane sono diventate incomprensibili, così come le norme morali, che emanano dal Vangelo» (dichiarazione dell’episcopato del 28 luglio scorso).
Ma la dittatura non era finita con Franco? A prescindere dalle valutazioni che ciascun può LIBERAMENTE fare sul franchismo, evento comunque consegnato alla storia, tanta preoccupazione per quel passato, tanta forza d’intervento al presente non puzzano “francamente” di regime? Quando si pretende di normare per legge le opinioni e la stessa storia, imponendo un certo tipo di lettura nella scuola, non è che ci si sta ispirando al Ministero della Verità , previsto da Orwell in 1984?
Ma… in Italia niente di simile? E negli USA … con la distruzione delle statue di razzisti come Cristoforo Colombo e Abramo Lincoln e l’eliminazione dallo studio in alcune università di pericolosi suprematisti come Aristotele e Tommaso d’Aquino? Ma questa smania di riscrivere tutto che attraversa l’occidente non sarà l’esito funesto dell’odio della propria identità? Avanza la Cancel Culture con la sua smania di distruggere il passato se non è “politicamente corretto”.
A costo di sfidare il ridicolo, come a Parigi dove il Museo Carnavalet ha da poco sostituito i numeri romani delle scritte inserendo quelli arabi. Anche per la numerazione dei re. Motivo dichiarato? “Perché i numeri romani possono essere un ostacolo alla comprensione”, ha detto la direttrice Noémie Giard.
Diergo Torre
Nota
Colto, attento e coraggioso, Diego Torre mette ancora una volta il ‘dito nella piaga‘. Noi commentiamo, in linea con le nostre idee, che fra le due ideologie – che hanno basi nella dicotomia storica del pensiero umano – la più rigida è quella che modernamente si ispira tuttora al pensiero marxista, che oggi dovrebbe essere considerato ‘fuori dal tempo‘. Ma che prima ancora ebbe un sussulto nel pensiero rivoluzionario frasncese – di cui ci siamo occupati in questi giorni altrettanto assolutista, altrettanto illuso di poter cambiare il mondo con un …colpo di spugna. Ma non ne abbiamo taciuto neppure in passato…
Non vogliamo ripetere qui quale sia l’errore di base, tanto ne abbiamo scritto e ne parliamo a voce. Ma una cosa è certa: tale errore è madornale. Stranamente parte dalla visione idealistica di Platone e la capovolge in senso materialistico. Strano che si chiamsse ‘idealismo’. Sommariamente possiamo dire – speriamo felicemente – che se si dà pèrevalenza all’idea si finisce per svilire la realtà, ma – paradosalmente – si offende lo stesso pensiero, cioè la storia.
La realtà è molto più complessa, mutevole, in movimento di come le idee possano rappresentarla. Perchè è forte la tentazione di riudurre le idee a ‘poche’. Queste finiscono per prender forma di direttive: l’ideologia neo idealista, di cui Marx è certamente un paladino, ha volto il capo verso il materialismo (matrerialismo storico) concedendosi a nuovi idoli che – lo ripetiamo – somigliano molto a quelli pagani. La natura prevale sull’uomo… L’umanità non è l’alleata del Creatore, che le ha concesso la conoscenza e la ragione. Non è sostanzialmente volta al bene, ma sarebbe pronta a ‘fare il cosmo a pezzi‘… Da qui le cantonate si susseguoino a ritmo esponenziale…
Tornando al tema centrale dell’articolo, le idee – per il pensiero codiddetto ‘di sinistra’ – sono o ‘del tutto giuste‘ oppure ‘del turtto sbagliate‘. E’ evidente che anche Fancisco Franco si compporttò in modo più obiettivo dei suoi oppositori, perchè l’ideologia cosiddetta ‘di destra‘, scantonando anche nel pensiero liberale, mantiene una dose di obiettività ed una vastità di giudizio che l’ideologia di sinistra non possiede. L’ha persa disgraziatamente…
Per questa ragione paradossalmente riusulta gradita (negli altri) al pensiero massonico, così come ai massimi monopolisti, sostenitori della mondializzazione, addirittura del Nuovo Ordine Mondiale, che è la vera minaccia di questo momento storico. (G. Scargiali)
Nota 2
La mancanza di obiettività è oggi tale che in tutta Eiropa sia ‘un’offesa’ affermare che fascismo e nazizmo abbiano fatto anche ‘qualcosa’ di buono prima della guerra. ‘Purtroppo’ restano le opere: ospedali scuole, palazzi come la Farnesima, rioni moderni da manuale come l’Eur… Per un’affemazione del genere una giornalista della Tv nazionale tedesca – anni fa – è stata licenziata in tronco.
Eppure i due eserciti, italiano e tedesco, vennero mantenuti identici nei quadri (ufficiale e sottoufficiali) anche dopo la sconfitta. I nomi delle località in cui si combatté eroicamente in Russia e in Africa vengono mantenuti e attribuiti a caserme, battaglioni e compagnie. Sono state attribuite medaglie d’oro e d’argento al valor militare (da allievo ufficiale bersagliere chi scrive queste righe militava nella compagnia Bir el Gobi, copme dire Giarabub). Siamo nella piena contraddizione… Alle canzoni fasciste sono state cambiate di poco le parole, che ‘riecheggiano’ quelle dei ‘tempi andati’. Fra queste, l’allarmi: “allarmi, allarmi, allarmi Bersaglieri, noi siamo dell’Italia i Bersaglieri, siamo i carristi fanti della guerra, qual folgore corriam, tremendi e fier. E del nemico siam l’incubo e il terror…“…








