Mostra di Salvatore Bellanca ad Aragona

Molto colore per dar vita alle emozioni più profonde dell’anima

La Mostra del pittore Salvatore Bellanca, oltre all’interesse che desta per la sua originalità e validità, può essere anche un’occasione per visitare un luogo della Sicilia, Aragona, che affonda le sue origini in un lontano passato. Le tante chiese, i monumenti, le sue dimore storiche testimoniano, infatti, secoli di attività intensa dei suoi abitanti in vari ambiti della cultura, dell’arte e della tecnica.

Oggi molti aragonesi, oltre a chi ha scelto di restare nella terra dov’è nato, vivono in varie parti del mondo e, spesso, con il loro lavoro e le loro opere tengono alto il nome dell’illustre località agrigentina da cui, fra gli altri, ebbe origine anche la famiglia del grande Luigi Pirandello.

L’artista Salvatore Bellanca, fin da giovanissimo si è dedicato all’espressione artistica, ma, nel tempo, ha seguito un percorso di ricerca personale che lo ha condotto ad adottare uno stile che si ispira all’espressionismo astratto americano tramite una tecnica che adopera molto il colore e che mira a rappresentare non tanto la realtà nel suo concreto manifestarsi, ma quel che sta al di là di essa, cioè i pensieri, i sentimenti, le emozioni, tutto quello che l’anima umana spesso cerca non contentandosi della vuota prosaicità dell’esistenza. 

Alcune riviste, i cui articoli qui sotto riportiamo, hanno parlato dell’opera dell’artista aragonese apprezzandone particolarmente il valore e il significato.

Da “Scrivo Libero”:

Salvatore Bellanca ha alle spalle un percorso lungo sessant’anni. Realizza, infatti, la prima mostra all’età di 13 anni. Attraverso un maturato artistico esistenziale, l’artista si ispira alla action – paiting e allo stile espressionistico astratto americano. Le sue opere sono delle “Star gate” per accedere alla quarta dimensione, la dimensione senza tempo.
La sua pittura è intesa come vitalità intrinseca del gesto, come manipolazione del colore, gesto dirompente che disintegra la realtà e la ricostruisce. Egli, manipolando la tela, scatena una tempesta creativa in cui è il colore a giocare le sue mosse.
L’artista, così, grazie alla forte energia creativa, scompone il segno andando oltre la semplice rappresentazione. Bellanca indaga la condizione umana attraverso il fare pittorico in cui il significante ha lo stesso valore del significato che non è immediatamente visibile.
Un’indagine, dunque, che parte dallo spirito e porta con se significati profondi che trovano in universi, non immediatamente leggibili, la loro forma rappresentativa più potente.
Nel suo “studio atelier” , che sorge nel cuore del centro storico di Aragona, Salvatore Bellanca ha realizzato una mostra permanente. la mostra è stata inserita dalla Delegazione FAI Agrigento (FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano) nel circuito delle visite in occasione delle Giornate FAI d’Autunno.
-Maestro qual è il significato profondo della mostra?
“L’infinito è la quarta dimensione, la dimensione senza tempo. Noi abitiamo nel tempo, nello spazio e nella materia. L’infinito è il luogo senza tempo, il luogo di trascendenza per eccellenza, la dimora di Dio. Quindi quando io dipingo, veicolo la rivelazione nell’intuito spirituale; lo spirito, con la S maiuscola, mi suggerisce ed io vado ad impostare una tela, la giro, la rigiro, faccio scorrere il colore, imposto diciamo delle cromature, senza sapere qual è il sopra o il sotto. Ma alla fine il dipinto prende una connotazione. Infine, darò un titolo che ha a che fare con la mia preparazione interiore.”
-Parla di espressionismo astratto intuitivo, vuole spiegarci meglio?
“La pittura può essere impressionista, e siamo in presenza dei grandi pittori dell’impressionismo, Gauguin, Cézanne, Renoir, Monet, lo stesso Van Gogh. Gli impressionisti guardavano qualcosa e poi la ritraevano con i colori che loro volevano usare. L’espressionismo non guarda all’esterno, ma pone in essere creando ciò che suggerisce l’intuito, che è una componente dello Spirito. Ricevendo queste sollecitazioni li riporto su tela, ovvero le espressioni che l’intuizione spirituale mi suggerisce. Vorrei citare Sant’Agostino e Benedetto Croce. Sant’Agostino affermava che l’arte, la pittura, è bellezza. L’arte è principio gnoseologico oltre che metafisico della bellezza. Quindi Dio è principio gnoseologico oltre che metafisico della bellezza. Benedetto Croce, invece, sosteneva che l’arte è intuizione. L’intuizione non è percezione, non è sensazione e non è concetto. Percezione, sensazione e concetto sono funzioni dell’anima e non dello spirito. Quindi se noi coniughiamo questi due modi di vedere, per Sant’Agostino, l’arte derivava da Dio. Ma Dio come comunica con gli uomini? Attraverso l’intuizione, dunque Benedetto Croce. Quindi quando io ho un’ispirazione nel mio spirito, attribuisco a Dio questo suo intervento nella mia vita e io dipingo e porto su tela quello che lo spirito mi suggerisce”
-Come si è evoluta in questi anni la sua pittura?
“Io dipingo da sempre. Già alla scuola media ho realizzato qualche piccola mostra. Inizialmente portavo avanti lo stile figurativo, il paesaggio. Per tanti anni ho dipinto paesaggi con palme, crepuscoli, tramonti. Nel 2014 inizio con la pittura d’azione. Ancora non capivo bene quello che stava accadendo in me. Comincia così il periodo dell’espressionismo astratto. Quello che è venuto fuori è una composizione di colori, di tratti e di linee che sicuramente hanno una loro energia in quanto emanazione dell’intuizione spirituale. Tanto che i miei quadri li chiamo Star gate, cioè, porta delle stelle, dove il significato è uguale al significante. Ossia, quello che io penso è uguale a quello che è nella tela, anche se non risulta immediatamente leggibile all’osservatore; ma se si rimane davanti alla tela da osservare, sicuramente si troveranno spazi dove entrare, dove poter comunicare. I miei quadri sono delle fonti di energia e di significato che vanno oltre il tempo, lo spazio e la materia”.
-Dopo tutti questi anni dove è approdata la sua pittura?
“La pittura è un modo di comunicare. In questi anni sto portando avanti un cammino di approfondimento e di conoscenza della Parola di Dio, degli approfondimenti biblici, vengo invogliato a realizzare le mie tele e cerco di imprimere, attraverso questo suggerimento dell’intuito spirituale, quella forza, quel significato, come dicevo prima, che è significato uguale al significante. Quindi per me dipingere significa sfruttare questa forza, mettere in azione questa energia che è la pittura d’azione”.

Da “La Sicilia”:

Nel cuore del centro storico di Aragona, in un atelier ricavato all’interno di una palazzina nobiliare strappata all’abbandono, il pittore aragonese Salvatore Bellanca crea le sue opere ispirandosi all’espressionismo astratto. Nel suo laboratorio -museo l’artista ha anche allestito un’interessante mostra permanente che è un tripudio di emozioni. Le vivacissime tele, infatti, inneggiano ad “una nuova comprensione della vita” e rimandano allo stile denominato “Action paiting” diffuso negli anni quaranta e sessanta del Novecento soprattutto negli Stati Uniti d’America. “L’ officina” di Bellanca si snoda su due livelli; un’officina di vibrante esaltazione cromatica.

La sua tavolozza ha, infatti, gradazioni infinite; spazia dal rosso, al beige, al verde, all’arancio-giallo con sfumature ambra; mille declinazioni che creano armonie e capolavori di assoluta bellezza artistica, come racconta lo stesso Salvatore Bellanca: “Sono i colori dell’anima, i colori che esprimono il mio carattere, la mia spiritualità: il senso della vita stessa. Guardando la moltitudine cromatica delle mie tele, l’occhio non percepisce un colore predominante rispetto agli altri. Si avverte, invece, attraverso i colori, un’esplosione di gioia e di forza di vivere. Il mio obiettivo è quello di creare emozioni attraverso la luce delle tele e condividere queste suggestioni con gli altri”. Una vita, quella di Bellanca, trascorsa a “mescolar colori” sulle tavolozze, a preparare tele, a disegnare sogni: “Dipingo da sempre (sorride), da quando ero ragazzino e frequentavo le scuole medie. Pensate che ho fatto la mia prima mostra in terza media. In quell’occasione ho avuto la grande soddisfazione di essere apprezzato dal mio insegnante di disegno, l’architetto Annibale, il quale, con mio grande stupore, acquistò le mie tele”.

L’arte, possiamo affermare, è come la vita: cresce e la pittura di Totò (come è affettuosamente chiamato dai suoi tanti amici), infatti, è maturata nel tempo: “Il mio stile ha avuto diverse evoluzioni – afferma compiaciuto Bellanca – dal figurativo alla mitologia passando dalla paesaggistica. Adesso sento una piena maturazione ed è la fase della massima mia espressione artistica. Sento, infatti, delle forze interiori che poi trasporto nella tela. Pura energia che si fonde con l’armonia dell’universo dove tempo, spazio e materia si intrecciano. Ritengo che l’osservatore più attento possa trovare nelle tele la dimensione del soprannaturale”.

L’artista è anche un apprezzato scultore. In passato, infatti, ha realizzato uno studio artistico dal titolo “Il Giardino delle Esperidi”, tele e sculture esposte alla Scala Reale dell’ex Provincia di Agrigento in occasione della mostra “I fiori d’acanto – dal mito all’immortalità.” “Ho dedicato poco tempo alla scultura – confida rammaricato – essa comunque è una componente molto importante della mia arte.”

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Per visite

guidate è possibile contattare il maestro Bellanca al tel. 333 587 3983

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