In momenti gran confusione, come quello attuale, è opportuno tornare al punto di partenza, alla base di tutti i ragionamenti. Già… When God was a baby, dicono gli inglesi. Perché è sbagliato ragionare allo stile di Marx? Ma, prima ancora, chi siamo? che cosa ci stiamo a fare nel cosmo? Qual’è il risultato che la natura si attende da noi, dopo averci dato la conoscenza, ragione e la memoria? Sono le eterne domande dell’uomo ed anche quelle della filosofia, la madre di tutte le scienze…

Per abbreviare il discorso, ma breve non è, perché affonderemo “il bisturi” fin nell’antichità, prenderemo esempio da certi titoli che iniziano col perché: Perché non possiamo non dirci cristiani, scrisse B. Croce, perché sono credente, afferma A. Zichichi e si appresta a scrivere Perché sono cristiano cattolico…
Noi stiamo scrivendo solo un articolo, qui su Palermoparla e il titolo è “Perché non bisogna essere marxisti“. O, diremmo, occorre non esserlo…
Può sembrare scontato, viste le sconfitte del socialismo reale di marca marxista, ma non è così. Anche perché si potrebbe azzardare una tesi dal titolo contrario: Perché non possiamo non dirci socialisti. Questo, perché ogni esperienza fa parte della nostra cultura, ma questa -intendiamoci – è una riflessione “da liberale” non da marxista. Da empirista e da uomo di scienza, non da mero “idealista”. E qui bisogna chiarire che intendiamo come idealista non chi abbia un ideale, ma chi creda, i linea con Platone, Hegel, Marx ed altri che le idee sono la sola realtà certa, ciò di cui fidarsi, non già il mondo esteriore… Sembra uno scherzo (a chi non ha studiato filosofia) ma non lo è. Al contrario, tale pensiero e contamina ispira l’Occidente da oltre due secoli e è stata presente sin dall’antichità. Il precursore ne fu Parmenide, il massimo alfiere Platone. Le conseguenze dell’idealismo filosofiche sono o semplicemente negativa o, in taluni casi, come nel caso del marxismo, nefaste.
Di recente si è assistito ad un gigionesco tentativo di rivalutare ancora una volta Carlo Marx. La tesi concludeva con l’aneddoto di Marx stesso che, negli ultimi gironi i vita diceva: “…una cosa è certa, io non sono marxista!” E’ ormai il solo modo di difenderlo… De resto, anche Platone e Sant’Agostino si accorsero, alla lunga, che il loto pensiero, tutt’altro che indurre gli uomini al bene. li svuotava della spinta all’azione. Per un mondo fatto di idee, perché battersi più di tanto? Ma soprattutto si affianca all’idealismo filosofico la convinzione che il mondo o è perfetto perché creato da un dio perfetto, o, comunque, è esso stesso …quello che è (se non è Dio è come se lo fosse) immutabile e inattaccabile da parte dell’uomo. Anzi “non deve” essere turbato. Sa qui l’ecologismo ideologico.
Da quanto detto si desume che quel tanto di perfezione raggiungibile da parte dell’uomo sia vicina, sia a portata di mano. Se l’uomo non vi perviene, è “solo” per stupidità e stoltezza: storia della caverna… Platone ritiene che l’uomo, non solo stia chiuso in una scura caverna, ma si rifiuti di girare il volto e guardare alla luce che è appena fuori di essa.
Ciò ha influenzato sia la rivoluzione francese, sia Marx, sia il romanticismo. Quest’ultimo complesso movimento, culminato nell’800 – 900, da cui in qualche modo deriva l’atteggiamento fascista è, comunque, più liberale del marxismo e della sinistra hegeliana – cui appartiene anche il convinto ateo Feuerbach – perché sostiene e riconosce il valore generale i ogni possibile ideale. Al contrario, la sinistra hegeliana (Marx) tende a definire mete precise di tipo storico (dialettica storica di cui prevede l’evoluzione e la conclusione) e rimane prigioniera di una sorta di sclerosi fissa…
La posizione più contraddittoria è quella dei cattocomunisti, che ritengono conciliabile il pensiero politico socialista di marca marxista con l’amore, la carità e e la misericordia per i deboli proprio del messaggio evangelico di Gesù Cristo.
Cercheremo di spiegare l’errore e il perché dall’inconciliabilità. Anzitutto, non è question di parole, anche se le parole sono concetti che devono aderire alla realtà e, se sono astratte, possono corrispondere a scelte e atteggiamenti… Non è poco. Ma il problema non è questo. Marx parte da un’unica riflessione di tipo assolutamente materialista (materialismo storico): un uomo non può essere libero se non dispone di mezzi materiali necessari ad un’esistenza dignitosa. Senza i mezzi (ad esempio un salario adeguato) l’uomo non esiste. Il rimedio da apportare è anche qui, assolutamente materialistico: è politico. In pratica Marx parte da dove arriva – ma come sstrema come pollution – l’economia di mercato: nella realtà dell’economia di mercato il consumo è tutto e nulla “esiste”, nella sua logica, se non è… “spendibile”.
Quindi, per Marx, un individuo vale tanto quanto prende di paga, mentre nell’economia di mercato, un uomo vale per quanto sono spendibili le sue azioni, ciò che crea…
Si dà il caso, però, che l’economia di mercato abbia fatto “girare” nel frattempo l’enorme macchina della produzione, divenuta oggi tanto grande da porre il problema di doverla rallentare (crescita compatibile). Ma, anche stavolta, il problema no è solo questo…
La religione cattolica prescinde, sia dall’aspetto materiale del problema – pur tenendo conto che esiste e conoscendolo – ma si pone soprattutto l’obiettivo di convincere gli individui nell’intimo ad essere morali. E non già per culto d’esteriorità, ma d’interiorità. Essa non parte da concetti materialistici, ma da concetti morali di natura divina… Essa sostiene che, operando moralmente, all’interno dell’animo individuale, si ottenga nella società una somma di comportamenti probi e, quindi, un mondo migliore. I vangeli ignorano il problema sociale e promettono il Paradiso o incutono il timore della perdizione eterna solo all’individuo. Questi va in cielo o agli inferi, non insieme al gruppo sociale o al sindacato…
Sempre su tale terreno fertile, la dialettica storica prevede la lotta della coscienza contro la tentazioni, ma soprattutto del bene contro il male. Perché questo, alla fine, trionfi, sempre che l’umanità – dalla storia – uscirà vittoriosa. E’ solo in questo che Dio aiuta. Non lo fa senza motivo, perché ha certamente un fine. E l’umanità da sempre lavora e crea strumenti atti a difendersi dal male (malattia, catastrofe) o dal peccato e dall’errore (leggi) o, ancora, dall’ignoranza (istruzione, cultura.
La legge divina guarda all’interiorità, quella umana,. di cui il marxismo è l’esasperazione, religione, non può che guardare all’esteriorità: non si può fare il processo alle intenzioni…
In conclusione, differenti sono i presupposti, il punto di partenza, gli strumenti e le finalità. Che cosa volete di più+ per comprendere che il catto-comunismo è un assoluto non senso?
Venendo all’oggi, movimenti come 5Stelle, Tsipras e Podemos (nati per volontà internazionale di stampo massonico) partono da analoghi presupposti rispetto al marxismo, di cui vogliono occupare il poto vacante. Ma questo aveva – almeno – un obiettivo storico unico e dichiarato: la salute del lavoratore, se non (chi sa perché) solo del proletariato.
Questi movimenti, altrettanto materialistici, credono che si possano prendere le decisioni tecniche e politiche a semplice lume di buon senso. C’è ciò che è giusto di per sé e si fa, c’è ciò che è errato di per sé e non si fa. Purtroppo, per quanto questo possa sembrare “realismo”, siamo – invece – fuori dalla realtà. Significa applicare in modo radicale e pedissequo ciò che il Guicciardini chiamava la discrezione, cioè – diremmo meglio – la discrezionalità di fronte al caso concreto. E’ puerile: le scelte avvengono su una valutazione che si basa su dati tecnici e su una scelta pur sempre sintetica e spesso sommaria che si basa su un “credo“. Paragoniamo le scelte politico agli atti di acquisto individuali… tali scelte hanno sempre un margine di irrazionalità, vengono effettuate inseguito a stai che potremmo definire emozionali. Per questo la democrazia diretta funziona poco e male, per questo esistono i partiti e i movimenti in tutto il mondo e le nazioni a partito unico sono nazioni infelici…
Questi tre analoghi movimenti sostituiscono al monocorde “leit motiv” del marxismo, che era comunque un riconoscibile monolite, una serie di pietre miliari, di piccole idealità “alla moda“, ma soprattutto sono caratterizzate dal sì al relativismo etico come se fosse una conquista dell’umanità. Questa sarebbe, in sostanza la meta finale el “cambiamento” di cui tanto parlano. Le idealità sono altrettanti piccoli totem pagani: salutismo, ecologismo ideologico, libertà assoluta nell’uso del proprio corpo come oggetto di cui disporre, procreazione a comando, eutanasia, gender, stupefacenti… Il processo di ragionamento, dai presupposti fino ali punti ‘arrivo, è analogo a quelli del materialismo storico. L’anticlericalismo inteso come ateismo, la laicità come apostasia sono due corollari. Non è cambiamento: l’avevano pensato fra il 700 e l’800. Melenze originalità vecchie come il cucco: “l’uomo ha creato Dio a propria immagine e somiglianza”, diceva Feuerbach. La sinistra Hegeliana ed Hegel, il cui pensiero ha fatto da lubrificante alle due guerre mondiali, continuano a far danno.
Germano Scargiali








