Quel Nero d’Avola che tutti ci rubano…

Ecco una soluzione che chi scrive quest’articolo giudica ottimale. Lode a questa casa vinicola (Rocca): scriviamo grande Sicilia e non altro sui prodotti dell’Isola. E’ un brand fra i più noti e stimati al mondo. Nessuno può dire Sicilia se non i siciliani. E’ chiaro, non costa niente, basta essere nato nell’Isola.

Tutto il mondo può produrre il Nero D’Avola, il noto vino che la Sicilia ha valorizzato per prima, grazie all’indubbia origine, ma altro non è che un’uva, pertanto coltivabile ovunque. E’ appena il caso di notare che il “plagio” è ben più difficile per il Chianti (che è un territorio), il Barolo (che è un paese) o per il l’Aglianico del Vulture, il Soave (uve garganega e trebbiano) o per lo Champagne o il Bordeaux…

Per inciso, fra i bianchi andrebbe valorizzato l’Alcamo (un nome che che non può essere …rubato), ma si è lasciato che divenisse “demodé”mentre sotto nomi di fantasia vince titoli ovunque… Si preferisce dare campo ai suoi storici componenti, come Catarratto e Grillo – sacri se Siciliani – nomi esportabili ovunque perché appartenenti ad uve. Perché,allora, non dare più spazio all’Insolia, forse l’antica anzonica cara ai romani? Il primo grande errore fu cambiare il nome da Bianco d’Alcamo ad Alcamo bianco, ma questa è un’altra storia…

Non è possibile, però, grazie ad una specifica norma, imbottigliare Nero d’Avola non siciliano nella comunità europea. La trasgressione,però, è sempre dietro l’angolo e, come per il Marsala o lo stesso Chianti non mancano gli escamotage…

E’ insorta sull’argomento la protesta della deputata siciliana all’’Ars Rossana Catania.

“Tutelare i prodotti a denominazione d’origine siciliana e i nostri produttori – si legge in un comunicato stampa dell’onorevole di FI – è una priorità. È per questo che ho presentato un’interrogazione parlamentare all’assessore all’Agricoltura Edy Bandiera, in cui chiedo quali misure di controllo si intendano adottare”.

“È recente la notizia – aggiunge la Parlamentare – che l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf, ndr) abbia segnalato l’irregolarità dell’immissione nel mercato del Regno Unito di un vino Nero d’Avola imbottigliato in Australia , atteso che solo il Nero d’Avola prodotto in Sicilia può essere etichettato come tale nell’Unione europea”.

“Bisogna garantire il rispetto della normativa a tutela della qualità e sicurezza di tutti i prodotti che portano il marchio dell’Isola e che ogni giorno arrivano sulle nostre tavole – conclude la Vice presidente della Commissione Antimafia e Anticorruzione all’Ars e componente della Commissione Attività produttive – mentre, al contempo, è necessario intervenire con controlli insistenti e punizioni severe contro i trasgressori, affinché i nostri produttori siano difesi dalle irregolarità e dagli abusi che, si verificano con sempre più frequenza all’interno dei confini nazionali e all’estero”.

Germano Scargiali

(La dichiarazioni ufficiali sono tratte da comunicato stampa)

Nota. Ci risulta che la ditta Rocca non sia siciliana ma dell’Italia settentrionale.Sarebbe un “colmo” che conferma quanto diciamo. Sono anni che chi scrive cerca di dire ai marsalesi che è stata follia cancellare la dizione Marsala all’uovo, che è stato un errore modificare Bianco l’Alcamo, che si devono produrre tutti insieme vin icon il nome della località (Comune) d’origine  o comunque vini con lo stesso nome delle varie marche locali) e non importa che sia doc. L’importante è, semmai, brevettare il nome alla Camera di Commercio. Le risposte sono le più vaghe. La verità è che il marketing più elementare non abita in Sicilia. La presunzione di produrre un vino esclusivo che diventi da solo famoso sì…. Si pensi che alla domanda “perché non fate dei vostri vini secchi da meditazione qualcosa di simile al Tio Pepe” la risposta da parte di uno dei più “famosi” nomi del Marsala doc è stata:”…gli addizionati sono in crisi, guardi il Porto”.

“Peccato – si poteva rispondere – che neppure sulle Grandi navi veloci che approdano in Sicilia  c’è il Marsala ma il Porto sì. Peccato che non c’è barman che si rispetti al mondo che non abbia dietro le spalle al banco una bottiglia di Tio Pepe…”

Infine, quanto ai vini con lo stesso nome prodotti da più case (Barolo, Chianti, Bordeaux, Prosecco…) è il solo sistema per sfondare sui grandi mercati e giungere alla notorietà presso il gran pubblico, facendo breccia nella mente di elevati numeri di consumatori (grandi numeri). Non manca, poi, a chi è capace, di produrre una bottiglia più pregiata e più cara con lo stesso nome (persino il prosecco,vino di battaglia ha i suoi tipi più pregiati e più costosi…) E’ “la politica” che manca ai vini siciliani.  (G.Scargiali)

Troviamo un Nero d’Avola che porta la chiara dizione “Sicilia”, la sola che dovrebbe essere presa in considerazione (lo diciamo da anni) ma è commercializzato – vedi caso – da una ditta del settentrione italiano. (G.S.)

 

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