Salina ama la Posidonia e…provvede alla sua salute

Prateria di posidonia nella foto del palermitano Alberto Romeo.

Posidonia: della pianta marina (non è un’alga perché svolge la funzione clorofilliana) che talvolta ancor oggi ci solletica i piedi e persino la pancia mentre nuotiamo, abbiamo fatto un culto. La scienza ci dice e ci ripete che con le sue foglie simili a stelle filanti, che un tempo adornavano – tanta ce n’era – i banchi del pesce a Palermo, l’amata posidonia assume un ruolo fondamentale nell’equilibrio ecologico marino. Certamente diminuita per l’antropizzazione, le reti a strascico e l’inquinamento (oggi certamente tamponato dai depuratori e da tanti accorgimenti), viene protetta in mille modi. Se la costruzione di un molo ne uccide una prateria, questa va trapiantata (è il caso recente del Porto turistico Xifonio di Augusta) meno lontano possibile…

Nell’Isola di Salina è stato presentato di recente Presentato “Pomis”, il progetto nato per promuovere il monitoraggio che servirà a valutare l’evoluzione dello stato delle praterie di Posidonia nell’isola stessa. La è avuta domenica 22 luglio (2018), proprio presso l’isola che è parte dell’arcipelago delle Eolie, nell’ambito delle attività di collaborazione tra la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che opera già a Napoli, la Blue Marine Foundation e l’Aeolian Preservation Fund.

In particolare, il Dottor Gabriele Procaccini, il Dottor Lazaro Marin Guirao e il tecnico subacqueo Marco Cannavacciuolo della SZN hanno lavorato con Giulia Bernardi della Blue Marine Foundation, per avviare la prima fase del complesso progetto volto a tutelare le preziose praterie di Posidonia Oceanica. Le praterie di Posidonia oceanica si chiamano così, ma si riferiscono a questa nota pianta marina tipica dei nostri mari. Tali praterie sono già oggetto da alcuni anni di speciali misure di protezione da parte degli Stati europei (UE).

Le praterie di Posidonia costituiscono, infatti, un ecosistema di primaria importanza per la salute del mare e in special modo per fascia costiera del Mediterraneo, purtroppo molto compromesso dall’impatto dell’azione umana fra cui la rimozione diretta da parte degli ancoraggi e delle opere costiere. Inoltre, le praterie di Posidonia possono subire anch’esse gli effetti indiretti dei temuti cambiamenti del clima, per quanto la tropicalizzazione di per sé non risulta che dovrebbe nuocere alla loro presenza……

La missione della Stazione Zoologica Anton Dohrn sull’isola di Salina è il primo passo di un progetto che interesserà a lungo termine l’inter tratto di costa.

Sono stati creati vari punti di prelievo e di osservazione, luoghi specifici che verranno monitorati in base alla tipologia delle praterie e alla presenza di diverse categorie di impatto. Tali aree saranno visitate e analizzate annualmente e costituiranno siti sentinella per la valutazione dello stato dell’intera fascia costiera.

Sembra, quindi, che il progetto già decollata Salina possa servire da esempio, sempre che si voglia considerare la posidonia con quell’interesse e, perché no, quell’amore che solitamente viene professato nionfontidlla suggestiva e provvidenzialepianamarina…

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