Soru e i guai di Renzi

Renato Soru (classe 1957), laureato alla Bocconi, personaggio notissimo, è un nuovo caso giudiziario del Pd, a pochi giorni dall’arresto del sindaco di Lodi, Simone Uggetti. Soru è stato condannato a 3 anni con l’accusa di avere evaso 2,6 milioni di euro, nell’ambito di un prestito fatto dalla Andalas Ldt a Tiscali, provider internet. Ambedue le società sono di sua proprietà. Il giudice gli ha scontato un anno rispetto ai 4 chiesti dal pubblico ministero. L’interessato professa la propria innocenza e spera nell’appello…

L’escalation del proprietario di Tiscali è passata attraverso la creazione di un partito proprio con il quale, con l’appoggio della sinistra, ha ottenuto la presidenza della regione Sardegna e poi per un breve periodo, è stato anche proprietario de L’Unità, prima di passare al PD con la cui “casacca” era oggi segretario regionale – carica da cui si è dimesso – oltre che parlamentare europeo.

Sarebbe facile dire “così va la storia” per un partito che, dopo la cosiddetta caduta del muro di Berlino, cioè l’implosione storica del socialismo reale, aveva alzato una bandiera con su scritto: “…sì, ma noi siamo persone oneste”. Soru stesso si era dichiarato integerrimo, proprio per differenziarsi. Ora può anche divenire un caso emblematico… Sarebbe facile dire che la storia sembra ripetersi con i grillini. Anche loro sono degli assi nell’auto referenziarsi. Incappano, però, già sin d’ora in un altro sospetto: che siano nati (e sponsorizzati) per rompere i giochi, così come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. Ma vedremo più sotto ciò che vogliamo dire…

Berlusconi, il “cattivo” per antonomasia secondo tanti italiani, aveva tentato due strade per centrare l’obiettivo della “governabilità del paese”: la prima era quella leale dell’alternanza, l’altra quella pacifica detta del patto del Nazareno. Tutto invano: cattivo era e tale restava.

Ripetiamo ancora una volta che avevamo visto chiaro – probabilmente – nel presagire a Renzi, che da poco aveva abbandonato il ruolo del rottamatore ed aveva messo mano a costruire, imminenti “disgrazie”…

Non stavamo diventando renziani, come scherzosamente avevamo anche ipotizzato, perché comprendiamo le accuse di chi ne addita le caratteristiche da millantatore. Ma chi sa? Vedevamo in lui – comunque – una nuova volontà di concretezza, un amore per le cose italiane che da molto tempo a questa parte sappiamo quanto sia demodé. Renzi non riesce a rilanciare l’economia, né ad aiutare i poveri limitando la Spending review? Ma dovrebbe puntare i piedi con l’Europa e non è facile…

Non solo in Italia, ma anche all’estero, s’intravede un sordo potere – molto forte – che colpisce quei capi di stato che si identificano positivamente con il proprio paese e con tutti coloro che abbiano voglia di fare: esiste il partito dell’impedire (di cui abbiamo già parlato), che ha occhiuti seguaci al vertice ed anche stupidi proseliti alla base!

In Italia abbiamo visto le palesi aggressioni a Berlusconi, che provenivano dall’interno e dall’estero, dove aveva chiesto ed ottenuto voce. Vediamo in America quanti nemici abbia già Trump. A dargli del fascista si lancia la grande stampa, anche se lui tende già una mano a Putin e forse il “nuovo zar” è sinceramente pronto a stringerla… Come al solito, i radical chic o bourgeois bohemiens si allineano. Per non parlare dello stesso Putin, visto in genere come il fumo negli occhi. Ma noi pensiamo anche ad Erdogan che, con tutti i difetti che possa avere, pur costituendo in certi casi un’insidia, mira di certo a fare della Turchia un grande paese. E’ questa, forse, la colpa di un capo di stato? E la guerra ad Assad? Stava o non stava trasformando il proprio popolo in un popolo colto, di tecnici, di laureati e diplomati?

Il sospetto è che il vero difetto di questi personaggi – che godono quasi sempre del suffraggio delle urne – stia nel fare di testa propria, rispetto alla volontà unica dei massimi poteri finanziari…

Vengono avversati tutti i capi di stato e i governi che si accingono, con una dose di decisionismo oggi preziosa, a tirar fuori la società dalla palude che intrappola gran parte del mondo, ma soprattutto quella in cui noi stessi viviamo…

E’ un mondo che produce “di tutto e di più”, ma dove a tanti manca il necessario. L’economia reale vuole che si consumi, ma il popolo non è messo in condizione di consumare…

“Attento! – avevamo detto apertamente a Renzi – se continui a sbandierare la tua volontà di migliore le cose, potrebbero fartela presto pagare. Se poi ti metti a fare sul serio è ancor peggio…”

Certo, sarebbe strano se questo che vediamo fosse per il giovane uomo politico un modo per decretarne l’inizio della fine, ma qualche oscuro dubbio può venire in mente…

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