E finalmente la serata conclusiva, preceduta però, venerdì sera, dalla proiezione, nella splendida cornice del Teatro Antico, dalla proiezione di due film, forse i più belli tra quelli visti fin qui. Ma sul palco, per la solita chiacchierata informativa, assieme al team dei direttori artistici, c’era solo il regista del primo, il debuttante italiano Marco Perego, con alcuni degli attori, tra cui la moglie Zoe Saldana, mirabile protagonista del film, che è molto duro di denuncia. Si intitola The absence of Eden, è stato girato nei luoghi dove si svolge l’azione e l’argomento è di scottante attualità. Parla infatti di migranti clandestini che lasciano il New Mexico per recarsi negli Usa, in cerca di una vita migliore. Ma per molti di loro, specie per le donne e i bambini, è un salto nel buio. Per questi ultimi è l’abbandono e la morte, per le donne la costrizione ad accettare un lavoro pericoloso e disonesto, come la vendita di stupefacenti. E’ quello che accade alla protagonista che però si ribella e riesce a fuggire, con l’intenzione anche, di ritrovare una bambina sottratta alla madre, che lei ha confortato con l’intento di occuparsene. Ma qualcuno ha approfittato del suo sonno e l’ha portata via. Per fortuna viene fermata da un poliziotto che si occupa dell’immigrazione, molto sensibile al dramma di chi cerca di passare il confine. Invece di avviarla verso la prigione, l’aiuta a ritrovare la bambina. La scena è commovente: la donna è rinchiusa in un camion assieme a tanti altri. Scritto accuratamente, girato con padronanza del mestiere, il film è una toccante riflessione sul triste fenomeno dell’emigrazione, del quale pochi si occupano come dovrebbero.
L’altro film invece, non meno applaudito del primo, si intitola Jeanne Dubarry, è francese, e la regista, che ne è anche protagonista, si chiama semplicemente Maiwenn, che è il suo nome di battesimo. Il film quest’anno ha aperto il Festival di Cannes, dove lei presiedeva la giuria. E’ un film storico, molto affascinante, che ricostruisce liberamente la vita di una cortigiana, che fu l’ultima amante di Luigi XV. Si svolge a Versailles. Lei si chiama Jeanne Vaubernier ed è la figlia di una cameriera. All’inizio è una bella bambina. Il padrone ne intuisce l’intelligenza e la voglia di sapere e di vivere, e le dà una buona educazione. E ci riesce a realizzare il suo sogno, grazie al suo fascino. Diventa una cortigiana alla corte di Versailles dove un bel giorno attira l’attenzione del sovrano, cui è proposta come compagna di una notte. Lei è una donna libera, spavalda, che ride dei buffi comportamenti delle dame di corte. Lui si diverte, ne apprezza la spontaneità. Per essere ufficialmente la sua compagna, deve sposare un nobile. Lei è ora Madame Dubarry. Ovviamente sia le figlie del re – della moglie nel film non c’è nessuna traccia – che le altre nobili dame di Corte, non la trattano. Sono indignate. Fra lei e il sovrano nasce invece un grande amore, che dura fino a quando lui non si ammala di una brutta malattia. Il resto non lo raccontiamo. La conclusione ha a che fare con la rivoluzione francese. Ambientazione sontuosa, un cast di prim’ordine dove sono bravi anche i personaggi secondari, come i camerieri, che sono dalla sua parte. Musiche, fotografia, sceneggiatura, tutto perfetto. Peccato che a salire sul palcoscenico taorminese non ci fosse la regista che nel film è Madame Dubarry, e nemmeno Johnny Depp, attesissimo, che nel film è un sovrano molto convincente, e parla perfino un apprezzabile francese.
E siamo alla serata conclusiva
Stasera infatti, se torna a splendere il sole – poco fa c’è stato un acquazzone -l’appuntamento è al Teatro Antico, che di sicuro sarà stracolmo, per l’evento conclusivo, che prevede la presenza di Roberto Andò, con gli attori e i componenti del comparto artistico e tecnico del suo film, La Stranezza, che verrà proiettato a chiusura della serata. L’ha organizzato Laura Delli Colli, che un tempo portava a Taormina la serata dei Nastri d’Argento, mentre quella di ora si è già svolta a Roma pochi giorni fa. Lo ha fatto in seguito alla richiesta che le è arrivata da Taormina. Ed è naturale che abbia pensato a un’analoga cerimonia dove però si assegnano premi “made in Taormina”, che saranno veramente tanti. Proviamo ad elencarli secondo quanto abbiamo appreso da un comunicato stampa arrivato stamattina. Essi andranno al regista Roberto Andò, agli sceneggiatori del suo film Massimo Gaudioso ed Ugo Chiti, ai protagonisti Toni Servillo, Salvo Ficarra e Valentino Picone e Giulia Andò. Ma anche ai produttori Angelo Barbagallo e Attilio De Razza, con Paolo Del Brocco (Rai Cinema) e Giampaolo Letta (Medusa Film). E infine un premio anche all’ “eccellenza del cast artistico e tecnico”.
Ma non finisce qui. Alla verve di Paola Minaccioni va il Premio Manfredi del decennale, nel nome del grande Nino. E a un’altra donna, Luciana Guidone, va il premio Nastri d’Argento/Pinko per il suo rapporto col pubblico che ha accresciuto la sua popolarità.
Una domanda sorge spontanea: “Ma non saranno troppi?” Riuscirà la brava e solerte presentatrice a gestire l’inevitabile confusione per le troppe presenze sul palcoscenico, nonché la noia delle dichiarazioni dei premiati, accompagnate da almeno una domanda? Buona fortuna Festival di Taormina, nella tua nuova veste che ha avuto molte critiche e pochi consensi.
Certo, considerato il poco tempo a disposizione per gli organizzatori, non è il caso di infierire, meglio aspettarli alla prossima edizione. Ma una cosa vorrei raccomandare a Ester Bonafede, Sovrintendente, a Beatrice Venezi, Direttore Artistico, e a Barrett Wissman co-direttore artistico e direttore esecutivo. Il Festival di Taormina è nato un anno prima di quello di Venezia, ed ha un passato straordinario, anche se con direttori non sempre all’altezza che però lo hanno strutturato secondo le regole di un autentico Festival del Cinema, iniziando a lavorare al successivo poco dopo la sua conclusione, per battere la concorrenza e accaparrarsi i buoni film. La retrospettiva c’è sempre, ma non così straripante come quella di quest’anno e chi organizza deve studiare bene i meccanismi di un festival degno di tal nome, servendosi, se è il caso, di collaboratori esperti e competenti. E infine, attenzione! Non confondete musica e cinema. Sono spettacoli diversi, entrambi apprezzabili. Il Festival però ha bisogno di uno spazio autonomo, dedicato solo alla Settima Arte, da molti considerata la più completa e comprensiva del secolo scorso, e di quello che stiamo vivendo. Seguo da tanto tempo il Festival di Taormina, anno dopo anno. Spero di trovare in piena forma l’edizione 2024.
Eliana L. Napoli







