Torna il Natale e

come al tempo di Gesù, i popoli sono in guerra

Nel mondo, come duemila anni fa, ancora si combatte, gli odi si infiammano, l’ingiustizia sembra trionfare e appare spenta ogni speranza, ma un Dio che si fa piccolo per venirci a salvare irrompe sulla scena e tutto cambia.

Mentre in tutto il mondo si celebra il Natale, la venuta del Messia, c’è pure chi non crede, chi dubita o ironizza su quella che sembra solo una favola consolatoria.

Del resto, fin dai tempi di Tertulliano, l’apologeta cristiano che disse la celebre frase: “credo quia absurdum est”, a molti l’intera vicenda della nascita e della vita di Gesù è sembrata assurda, inverosimile, ma lo è soprattutto perché rovescia tutte le più radicate conoscenze e convinzioni umane. Un bambino che nasce da una vergine, che per padre ha Dio, che, da grande, è amato e seguito da un popolo intero, ma – e qui è il paradosso – rifiuta di diventare un capo, un condottiero liberatore della sua gente, di un popolo che soffre per l’occupazione romana e per le tante ingiustizie che è costretto a subire. Un uomo che, pur non essendo nato ricco, risulta essere colto, capace di guarire i malati, di consolare gli afflitti, di giudicare i rei con equità e poi che cosa fa? Rifiuta il successo, il potere, le ricchezze, tutto quello che potrebbe avere con facilità e sceglie, invece, liberamente (perché lo avrebbe potuto evitare), di farsi arrestare, fustigare, condannare a morte senza aver commesso alcuna colpa. L’assurdità di una simile vicenda finisce, però, in qualche modo, a testimoniarne proprio la veridicità.

Il senso nascosto, per chi lo vuole trovare, è che tutto quello che gli esseri umani bramano nella loro esistenza è solo vanità, qualcosa che, anche se ottenuta, in fondo non ci apporterà una vera soddisfazione, ma ci procurerà ansie e infelicità, così, la vera meta del cristiano non è di natura terrena: è il Paradiso, un luogo dove tutto finisce per avere senso e compimento.

Agli esseri umani, però, le favole, anche se belle, non bastano. L’uomo è portato a farsi delle domande, vuole spiegazioni logiche e convincenti, perciò una fede ingenua e infantile a molti può sembrare inaccettabile, ma anche questo aspetto è considerato nei Vangeli.

Infatti, quando Tommaso manifesta i suoi dubbi circa la resurrezione di Gesù, non viene poi rimproverato dal Signore che, con la sua reazione, dimostra, invece, di considerare normale, umano, il dubbio dell’apostolo e lo invita a mettere le mani nelle sue piaghe.

In realtà, i Vangeli contengono ogni spiegazione logica di quel che vogliamo sapere sulla vita e sul destino umano, basta leggerli con apertura mentale e con umiltà e allora ci accorgeremo quanto risultino utili anche per la vita di tutti i giorni: la fede cristiana, infatti, non è in contrasto con la ragione, ci apre solo ad una realtà superiore e ci consente di accettare le nostre croci quotidiane.

Alziamo, allora, gli occhi verso il cielo per guardare quella notte stellata in cui il Salvatore scese tra noi e si fece piccolo e indifeso per insegnarci ad amare.

Lydia Gaziano Scargiali     

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