Ci voleva Donald Trump per reagire contro la censura imposta dai social media a ciò che ritengono essere contro il ‘politically correct’.
Allineati e coperti ai ‘massimi poteri’ i ‘social’, stroncano e oscurano chi ‘non la pensi come loro’.
Si nota da molto tempo – infatti – come i social media siano impostati sulla ‘linea’ buonista posizione della ‘falsa sinistra’. Un ben noto ‘atteggiamento punitivo’ buonista ed ipocrita, che coincide con quello indotto dal vetero social comunismo in tutto l’occidente – in particolare in Italia e Francia – ma non escluso il mondo anglosassone e gli Usa. Il peggio è che tale atteggiamento è quello dietro la quale si nascondono i ‘potentati’ e i monopolisti della globalizzazione malvagia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ‘finalmente’ reagito esprimendola ferma volontà di regolamentare o chiudere le ‘società di social’ che minacciano la libertà di espressione privilegiando media e attivisti di sinistra mentre censurano i populisti.
La reazione di Trump è ‘scattata’ nelle scorse settimane, il giorno dopo che Twitter, per la prima volta, ha osato aggiungere un avvertimento di ‘fact checking’ ad alcuni dei suoi tweet che spingono gli utenti a dubitare delle accuse del presidente contro i brogli che avverrebbero nel voto per corrispondenza
Trump ha ribadito le proprie accuse di ‘pregiudizio politico’ da parte di tali piattaforme tecnologiche, twittando: “I repubblicani ritengono che le piattaforme dei social media discriminino le voci dei conservatori. Li regoleremo con decisione o li chiuderemo prima di permettere che la situazione …degeneri”.
Ha scritto infine: “Eliminate la vostra azione, ORA !!!!”
Nella coppia di post di prima mattina, il presidente repubblicano ha di nuovo ha lanciato le votazioni per corrispondenza. Trump ha pubblicato sull’argomento del voto tweet simili a quelli precedenti, che avevano indotto la ‘censura’ Twitter ad aggiungere un avviso blu, punto esclamativo, sotto quei tweet per avvertire che le sue affermazioni potevano non essere corrette secondo …sedicenti factchecker.
E’ stato questo intervento a spingere Trump ad accusare Tweet di interferire nelle imminenti elezioni presidenziali statunitensi.
Trump avrebbe potuto agire quando i social hanno cancellato Alex Jones e tanti altri lo scorso anno. Ma è in tempo ed è giusto che anche negli Usa i giganti dei social, che sono oligopoli e non mere società private, siano coerenti nel rispettare la libertà di espressione. Come il tribunale di Roma ha ribadito ieri respingendo il ricorso di Facebook che voleva cancellare le pagine di CasaPound.
In Usa è meno semplice. Il Primo Emendamento Usa, infatti, riguarda il governo e non le società private. ‘Nel tuo negozio puoi decidere chi può dire cosa’. Ma i social sono ormai le piazze moderne e quindi devono essere trattate come monopolisti di fatto: se non puoi parlare lì, è come se fosse il governo a censurarti…
“Republicans feel – queste le parole di Donald Trump – that Social Media Platforms totally silence conservatives voices. We will strongly regulate, or close them down, before we can ever allow this to happen. We saw what they attempted to do, and failed, in 2016. We can’t let a more sophisticated version of that…”
“…happen again. Just like – conclude Trump – we can’t let large scale Mail-In Ballots take root in our Country. It would be a free for all on cheating, forgery and the theft of Ballots. Whoever cheated the most would win. Likewise, Social Media. Clean up your act, NOW!!!! Took a knee during the anthem to protest police brutality against black and brown people racist’.
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Nota
Con riferimento al ‘socialismo dei potentati’, ciò che è avvenuto nelle ‘alte lobby’ della finanza e dei monopolisti è stato da noi più volte indicato: dopo il tempo della ‘caccia alle streghe’ in cui tali ‘forze’ erano schierate in funzione anticomunista, in linea con la ‘logica comune’, ma soprattutto dopo ‘la caduta del muro di Berlino’, hanno compreso come e quanto sia utile ai più potenti un assetto statalista e quanto meno conveniente sia una società pluralista. Da quando si è sgonfiato il rischio del comunismo, i grandi lobbisti, ma anche i notabilati minori, ad essi allineati – spesso con legami massonici – hanno anche mutuato i principali espedienti collaudati dalla politica estera sovietica (di marca ovviamente comunista) tesi a limitare la libera iniziativa, il pluralismo, lo spontaneismo. Controllare un governo statalista è molto più semplice che dover ‘operare’ in regime di perfetta concorrenza fra ‘molti soggetti’ in attività. (Germano Scargiali)








