Tutti a casa! Non è più il titolo del bel film di Alberto Sordi, è l’ordine perentorio con cui il governo obbliga tutti a stare in casa.
Non è un consiglio, non è un’esortazione alla prudenza, all’accortezza informata, è ‘legge‘, pena verbali, contravvenzioni e, in certi casi, anche provvedimenti penali…
Ci chiediamo quando lo Stato inizierà a trattare gli italiani come dei cittadini, delle persone responsabili, capaci di capire e di discernere… C’è di peggio: i cittadini, avvezzi a comportamenti polizieschi del potere da centinaia di anni, stanno al gioco: “Meglio così – è l’opinione dominante – perché ‘la gente’, se esce di casa, se va a passeggiare nei parchi pubblici, se va a respirare sui lungomare, poi, non rinunzia a riunirsi in crocchio e simili…

Da qui la desertificazione di strade e viali e, quel che è più assurdo, delle spiagge e dei lungomare, dove a tratti- per grazia di Dio – splende anche il primo sole primaverile. Perché da un mese è primavera. O no?
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Vogliamo capire,una volta per tutte, che, se il coronavirus è un virus, ha durata molto labile fuori dalla cellula umana? Al contrario, i media cercano di alludere alla durata della pericolosità di questo virus – che non ha, in ciò, nulla di diverso da quello Hiv o Ebola – è tale solo in ambienti chiusi. Ma, soprattutto, per trasmettersi da una persona all’altra occorre che il portatore tossisca, starnuti oppure contamini con un preciso liquido organico il vicino. Vogliamo dire che disinfettare i pavimenti con una pompa carica di creolina o altro (come si è visto fare) non serve a nulla: basta un comune lava pavimenti. Ma per fare le comuni pulizie: non esiste la necessità di disinfettare i pavimenti dai virus e sulle ‘pericolose’ maniglie non resiste più di una decina di minuti.
Ma, per favore, non facciamo confusione. Facciamo – una tantum – un po’ di cultura! Lo stesso non dicasi per germi e batteri. Questi hanno lunga sopravvivenza nello sporco. Ma intendiamoci: per ‘beccarsi’ il tifo o la salmonella etc, occorre che vi sia in corso un’epidemia. Se microbi e virus fossero così in agguato, se nello stomaco non vi fosse l’acido cloridrico che uccidei batteri la razza umana si sarebbe estinta presto. Releghiamo ai decenni immediatamente posteriori a Pasteur le storiche paure, le pulizie di primavera in cui si disinfettavano – uno ad uno- i piedi dei tavolini e dei letti di casa…
Vogliamo dire che nell’acqua il virus letteralmente scompare in un attimo? Da qui a bloccare la vita di una nazione ne corre…
Invece, sulla scorta dei divieti e del panico seminato dai media, si è scatenata una pantomima cui ha partecipato l’interpretazione che delle norme fornivano i vigili. Nel perseguire, inseguire, verbalizzare, multare! Norme, intendiamoci, che hanno avuto la caratteristica di ‘mutanti‘ancor più e peggio dei virus corona!
Un giorno si può uscire col cagnolino, un altro, sulla spinta del sarcasmo generale, anche con un bimbo. E perché no con due o tre? Lo sport? Non fia mai! Poi sulla scorta dell’indignazione degli sportivi, invece sì. Ma solo ‘presso’ casa. L’Italia si arrovella – allora – attorno al concetto di ‘vicinanza‘. Che cosa vuol dire vicino casa? In Italia ci sono le regioni le regioni: libertà, allora, alle regioni! Una regione così, una colì… Mancano le mascherine o i ventilatori? Ma che dico? Mancano le rotelle metriche in dotazione ai famosi vigili, novelli eroi nazionali: anche senza mascherine inseguono, perseguono, verbalizzano, multano gli screanzati disobbedienti!

I Politici e i soliti media collusi strombazzano: i guai vengono dalla burocrazia. Ma non ci accorgiamo che la burocrazia è talmente radicata nella mentalità corrente che non solo il governo la adotta in ogni occasione – anche in tempi di coronavirus – ma anche i cittadini non cercano altro: la accettano, la subiscono, plaudono alle pene severe destinate a chi azzarda un comportamento critico.
Peccato: adesso gli italiani si riscoprono patrioti e ripetono senza neppure accorgersi di riecheggiare qualcosa che avevano disprezzato essere ‘un popolo di santi e d’eroi, di navigatori, d’artisti e poeti‘, ma anche molto altro ancora: costruttori di auto da passeggio e da corsa, di navi, di profilati e lamiere di ferro, di estrusi di alluminio… Per non parlare del passato archeologico, romano, rinascimentale, barocco, dell’epopea eroica del Risorgimento etc.Benissimo! Ma restano un popolo che, di fronte ad un registro di classe e, peggio, una carta ‘uso bollo‘ si chiede: penna blu o penna nera?
Scaramacai
Nota
Ha ragione Roberto Gervaso?
“Non siamo – ha scritto lo storico – un popolo né di santi né di poeti né di artisti né di navigatori: siamo un popolo di pesci in barile. Il nostro modello non è il Machiavelli del “fine che giustifica i mezzi”, ma il Guicciardini del “proprio particulare”. Non abbiamo ideali ma solo interessi; abbiamo molte idee sbagliate e tante ideologie fasulle, in cui non crediamo, ma in cui fingiamo di credere purché portino acqua al nostro mulino di spericolati conformisti”.
Cui aggiungiamo e di cacasotto – con le dovute eccezioni – in tempi di epidemia.







