Violenza sulle donne da stroncare: ma come?

Pamela Desirée e Sara, vittime di femminicidio, si assomigliano, sembrano sorelle: “piacciono” così ai loro turpi assassini? Le ricordiamo qui noi ,in carenza di altri…

Nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne (25 novembre), visibilmente mirata ad infondere nel maschio una sorta di senso di colpa globale per “qualcosa che esiste pur sempre come rara eccezione”, si è fatto e detto di tutto… Tranne che ricordare le vere donne vittime della violenza.

Infatti, nessuno ci risulta stia ricordando le vittime della violenza più brutale in Italia negli ultimi anni: Pamela, Desirée e Sara.

E non è un caso: a “loro”, cioè agli speculatori del femminicidio, la manfrina serve per altri scopi, non per aiutare le vittime o, ancor più, per evitare che le vittime diventino tali. E quindi: occorre coprire, silenziare, nascondere …e mentire.

Molto meglio inventarsi bufale sui maschi italiani violenti, invece che descrivere la realtà di maschi africani che fanno a pezzi ragazzine italiane o fanno la fila per stuprarle…

Se davvero si volessero proteggere le donne dalla violenza, allora non si dovrebbe escludere una strada: diminuire il numero di immigrati in Italia, visto che sono loro a commettere, in numero spropositato, il maggior numero di violenze contro le donne.

Da un monitoraggio effettuato dal ministero della Giustizia, partendo dall’esame di 417 sentenze rappresentative del 60% dei casi di violenza sulle donne, tra il 2012 e il 2016, emerse che ben l’85% dei casi (355 su 417) erano classificabili come “femminicidi”.

Si apprende, invece, dalle statistiche attuali, come il “femminicidio” in Italia sia un fenomeno in costante calo

Escono, infatti, i dati ufficiali e smentiscono le fake news diffuse dai media di distrazione di massa. L’Italia è il Paese europeo con il più basso numero di femminicidi. Che sono in calo continuo da anni.

Omicidi in calo, nei primi 10 mesi del 2019, così come i   femminicidi, secondo il Rapporto dei carabinieri sulla violenza sulle donne: 96 quelle uccise (erano 113 nello stesso periodo 2018) di cui 40 casi riconducibili al femminicidio.

Un bilancio decisamente ancora alto, ma il cui trend dimostra (oltre che l’Italia non sia un paese peggiore degli altri) come le campagne di persuasione ed educazione abbiano già avuto un esito disegno positivo.

In ogni caso i “sensi di colpa” devono riguardare solo quegli uomini che evidentemente “non sanno amare”, non configurano le donne esattamente come esseri umani uguali a loro, con problemi da considerare e sentimenti di cui tener conto, ma piuttosto come fossero “preda”, oggetto di possesso o qualcosa di simile. Rispetto a questi, il maggior numero degli uomini tende, invece, ad amare le donne, così come queste amano loro. In ogni caso, si guarderebbero bene dal “punire” una loro carenza– o caduta – d’affetto nei loro specifici confronti, percuotendole, oppure – addirittura – uccidendole.

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