Ma per la città sarà una scelta vincente?
Alla fine è successo veramente, l’imprevedibile si è verificato: Zohran Mamdani è stato eletto sindaco della più grande città degli Stati Uniti: New York e ha anche scritto una pagina di storia diventando il primo sindaco musulmano di New York, nonché il più giovane e il primo nato in Africa.
Ma come considerare questa vittoria: si tratta di un fatto positivo o negativo per la comunità newyorkese?
Sarà il tempo a dare questa risposta, ma intanto cerchiamo di esaminarne i vari aspetti.
Innanzi tutto: chi è Mamdani? Un politico giovanissimo, di soli 34 anni, islamico di origine ugandese, socialista e pro LGBTQ+. Insomma, un personaggio dal curriculum decisamente improbabile per diventare sindaco della “grande mela”, ma così non è stato e, contro gli stessi sondaggi, ha, invece, letteralmente travolto gli altri due candidati: l’ex governatore democratico Andrew Cuomo e il repubblicano Curtis Sliwa.
Cominciamo col dire che, per noi, il popolo è sovrano e se si è espresso in questo modo il voto va accettato.
Evidentemente, Mamdani, col suo programma marcatamente socialista, ha dato voce ai tanti scontenti della città, a chi, pur vivendo in una città dalle grandi opportunità, di fatto, si sente escluso e messo ai margini. Il suo, però, è un programma molto ambizioso, che impegnerà molte risorse e, se messo in atto, anche foriero di rischi e malcontenti.
Il nuovo sindaco si è presentato come il bastonatore della casta, cioè dei miliardari newyorkesi, ma sarà in grado di tenere fede a queste promesse? Siamo sicuri, poi, che questa sia la strada giusta? I ricchissimi, se sono coinvolti in progetti di sviluppo, possono rivelarsi utili, ma occorre una strategia intelligente, infatti, se vengono colpiti nel portafoglio senza alcuna contropartita possono avere reazioni pericolose. Infatti, le scelte radicali non sempre sono le più opportune.
Sintetizzando: “Alzare le tasse ai ricchi può sembrare una scelta morale molto conveniente, ma solo se questi le accettano, ne condividono le proposte, perché altrimenti accade che fuggono e mettono i soldi da qualche altra parte, impoverendo la città.”
Possiamo concordare, in linea di massima, con il programma di Mamdani sugli investimenti nella scuola, sul trasporto urbano gratuito per i meno abbienti e il sostegno ai ceti disagiati, anche se da raccordare col bilancio, ma alcune proposte non ci sembrano per nulla accettabili: il blocco dei fitti, ad esempio, è una scelta demagogica che finisce per colpire per lo più i ceti medio-bassi, ceti formati da persone che, spesso, hanno fatto sacrifici per migliorare la propria condizione economica e non vanno colpiti.
Caso mai, le amministrazioni pubbliche, per risolvere il problema della casa, dovrebbero costruire alloggi popolari, recuperare gli immobili dismessi, collaborare con i privati e con le associazioni di volontariato. Colpire, invece, chi lavora, chi risparmia, chi investe è demenziale: provoca impoverimento senza risolvere i gravi problemi sociali relativi alla mancanza di appartamenti per le famiglie e per gli studenti. Se si realizza, invece, una intelligente collaborazione pubblico-privato si può ottenere di più senza colpire i ceti medi, questi, infatti, per la crescita di un Paese, sono una grande risorsa e non un ostacolo.
Ora, però, mettendo da parte il programma del nuovo sindaco, va osservato che per il partito Democratico americano si sta profilando una strada tutta in salita. La svolta a sinistra di Mamdani, infatti, rende più difficili le alleanze con la destra e il centro di questo partito, che, infatti, così, rischia, alle prossime Politiche, di perdere molti voti che potrebbero andare a favore dei Repubblicani: sembra infatti che a Trump una sfida con la sinistra più estrema sia vista positivamente.
C’è da notare, inoltre, che apparentemente Mamdani si oppone a tutte le lobby, ma anche questa potrebbe essere una valutazione ingenua. Ci sono, infatti, due tipi di economia prevalenti al mondo: una, più legata all’alta finanza, un’altra, all’economia reale, un’economia, quest’ultima, che crea posti di lavoro e favorisce lo sviluppo. Chi propende per questo secondo tipo ha come punto di riferimento Trump, che, ad esempio, in vari stati, alle ultime elezioni politiche, è stato votato dalle tute blu. Il problema è più complesso di come lo si descrive e se i timori e le istanze dei ceti disagiati non vanno certo ignorate, è pur vero che va trovata la ricetta adeguata per la loro soluzione, evitando scelte demagogiche, apparentemente corrette, ma sostanzialmente errate.
Lydia Gaziano Scargiali








