Guerra del pesce: è battaglia per tonno e novellame

La Tonnara volante è un grande cianciolo, una rete a circuizione: di fatto, da anni, le norme europee e le quote tonno penalizzano soprattutto l’Italia

Di Germano Scargiali

Niente tonno, niente novellame. Il “dictat” ennesimo proviene, naturalmente, dall’Unione europea e – quel che è peggio – si avvale anche del sì di molti parlamentari italiani, in gran parte del Pd, ma anche di Forza Italia ed Ncd… Una nuova battaglia, dunque, nella guerra del pesce!

Nella regione e nella città – la Sicilia e Palermo – della

Peschereccio in ferro di altura mentre manovra un grande cianciolo.
La mattanza, feroce e romantica, è un sistema abbandonato nel corso degli ultimi 50 anni.
Un peschereccio d'altura in ferro manovra un grande "cianciolo"
Un peschereccio d’altura in ferro manovra un grande “cianciolo”

“neonata” e della “tonnina” si tratta già di una mazzata contro il mercato e il consumo, ma ancor più contro i pescatori, che protestano vivamente a Porticello e in tutte le marinerie siciliane. In particolare, nella Sicilia tirrenica, notevolmente interessata al pesce “pelagico”, le comunità pescherecce di Termini Imerese e Sant’Agata di Militello

Ma, insomma, è giusto non pescare tonno e novellame di sarda? La visione restrittiva della pesca di tali specie “pelagiche”, cioè appartenenti all’habitat dell’alto mare, come tutto il pesce azzurro, dipende da una visione errata e sommaria della realtà marina. Un’opinione (o una visione) troppo diffusa è che i pesci siano ugualmente distribuiti nella grande massa acquea del mare. Non è così: la vita nel mare somiglia molto a quella della terraferma. Ogni specie ha il proprio habitat. A parte la grande distinzione fra la fauna marina “bentonica”, cioè stanziale, e quella “pelagica”, dall’antica parola pelagus, che vive a mezz’acqua nei grandi fondali. I pesci vivono in tana e presso la tana (soprattutto nella realtà bentonica) o a mezz’acqua, in branchi piccoli e grandi. Bentonico viene dal greco bentos, profondità o abisso, ma non si tratta di abissi: è vero che la fauna bentonica striscia, invece, prevalentemente sul fondo.

Perché questa premessa? Perché i tonni e le sarde (novellame per eccellenza, dialettalmente neonata), pesci pelagici, com’è di regola il pesce “azzurro”, hanno a disposizione un habitat infinito.

C’è da chiedersi anzitutto se la cultura antropologica diffusa abbia coscienza di quanto sia grande – effettivamente e fisicamente – il mare. Si vada a controllare come il solo Tirreno, mare famoso quanto piccolo – fra i più piccoli al mondo – sia più grande dell’Italia. E il Mediterraneo? E’ almeno il doppio di Italia, Spagna e Grecia, le maggiori consumatrici di pesce marino. E tutto il mare? Sappiamo che è 4 volte più grande delle terre emerse (laghi inclusi). Ciò dice già qualcosa sulla possibilità lontana di inquinare tutta l’atmosfera da parte delle attività “terrestri” e influire sul clima… Ma restiamo in acqua salata: la superficie del mare va moltiplicata per la sua profondità. Il volume del mare è enorme e i pesci pelagici lo sfruttano e ne “godono” in pieno. I pesci sono fra gli animali più prolifici del pianeta…

Oggi nel Mare Nostrum giungono anche pesci da Gibilterra (tonni compresi) e da Suez… Ma, sta di fatto, che in Mediterraneo ci siano tanti tunnidi e tonni rossi da consentirne la pesca ultra decennale da parte di pescherecci giapponesi e coreani, che ne prelevano “a mano salva” miriadi di tonnellate. Lo stesso fanno anche, grazie alle le grandi quote tonno conquistate a livello Ue, Francia e Spagna. Più quelli pescati dalla marineria salernitana (fortissima per i pelagici e i tunnidi) e dalla stessa marineria siciliana. Legalmente e non legalmente. Nessun controllo viene esercitato su tunisini, Marocchini, Egiziani, Turchi… Ebbene: gira in questi anni la “battuta” che nei nostri mari ci sono sempre tanti tonni che potrebbero saltare dentro i porti. Tanto è vero che francesi e spagnoli, forti delle “quote tonno”, che strappano politicamente all’Ue (al contrario dell’Italia), non hanno esitato – all’occasione – nel venire a prelevarli davanti alle coste italiane e siciliane, assieme a coreani e giapponesi.

Vogliamo capire – finalmente – quanto sia assurdo limitare la pesca proprio agli italiani e ai siciliani? Occorrerebbe una rivoluzione che coinvolgesse anche gli organi politici e di controllo nazionali? Essi sono spietati nel perseguire i pescatori che “infrangono” le regole Ue. Regole folli… Come al solito, dirà qualcuno!

Né fatevi impressionare dal fatto che le tonnare tradizionali non funzionino più. Ciò avviene per vari motivi: anzitutto perché le tonnare volanti danno una resa più continua, immediata e redditizia, ma anche perché le stesse influiscono sulle vecchie rotte dei tonni, catturando gli stessi tonni di sempre prima che giungano stagionalmente sulle coste dove erano piazzate le antiche (antichissime) tonnare …con la camera della morte. Il risultato visibile è che tonni di uguale misura di sempre (fino ad oltre i 100 chili e presso i 150 Kg ed oltre) siano tuttora presenti, di fatto, al mercato. Anche a prezzo accessibile, pescati secondo le regole o di frodo. Anzi, lo sono per un periodo più lungo che nel passato, un po’ come la frutta e verdura, anche se per altro motivo. Piaccia o meno, questo è il progresso…

Anche gli spada, presi nelle reti, sono oggi fra i più grandi di sempre. Lo steso vale, fra l’altro, per pesci bianchi come aricciole (semi pelagiche), dentici (stanziali) etc.

Che cosa credono di ottenere all’Ue, se non di ridurre alla povertà i pescatori, togliendo loro gli strumenti, fino alle “ferrettare” per l’ala lunga, non si capisce.

Ameno che – come che di fatto avviene per immediata conseguenza – non si vogliano favorire, su mercati, come quello italiano, con forte propensione consumo di pesce, i prodotti delle multinazionali del settore, che commercializzano il pescato oceanico…

Nota.

Vane sembrano le battaglie delle varie marinerie e in particolare l’aione a 360 gradi del Distretto produttivo della Pesca e dell’Economia in blu di Mazara del Vallo, ora sviluppatosi nel Coordinamento Filiera Ittica Mazara del Vallo. Esso si muove soprattutto nel Mediterraneo meridionale e in direzione del Medioriente e del Mar Rosso con un’azione diplomatica che si allarga a tutto il settore agro alimentare. Ma, a quanto pare, non ci sono meriti che bastano. Tante sono le belle parole a favore del presidente Giovanni Tumbiolo, ora definito simbolicamente come “ambasciatore del mediterraneo”, ma pare che anche pe i mazaresi del Distretto gli esami non finiscano mai.

Quando saranno ascoltate le conclusioni dei tanti studi sull’evoluzione positiva e produttiva delle pesca moderma eseguiti dai mazaresi? Maestri di crescita compatibile, di integrazione e di diplomazia con l’Africa in via di sviluppo, i pescatori mazaresi e i loro rappresentanti sembra vengano lasciati ai margini della coniderazione del governo centrale e, soprattutto dell’Ue. Tumbiolo è andato a protestare in pieno parlamento a Bruxelles, ma quando verranno considerate cocretamente le sue giuste richieste in fatto di quote, campi di pesca e filiera ittica?

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