La libertà di espressione di Dolce & Gabbana, perfettamente accettata nel mondo occidentale, che scivola anche in un non apprezzabile “relativismo etico”, ha fatto letteralmente battere “la faccia al muro” a Dolce e Gabbana in Cina. Il paese del sol levante, che definiamo anche tout court “dagli occhi a mandorla” applica una morale – pur prevalentemente laica – ma ben più intransigente di quella occidentale. Le stravaganze di Dolce & Gabbana non sono, certo, mancate neppure in occidente, ma questo “digerisce tutto” e spesso – anche – apprezza le stravaganze…
Eppure il rinomato marchio italiano si era rivolto ad una delle migliori agenzie di pubblicità cinesi, la SMG, che – a propria volta – aveva scritturato una modella professionista di livello: Zuo Ye, dai sottili occhi a mandorla, con gli zigomi alti. Ma i cinesi si sono rivelati “più difficili del previsto“.
La “bella cinese ideale”, al contrario di Zuo Ye, che piace agli occidentali per le sue marcate caratteristiche, deve avere occhi ben aperti e un volto più regolare, come Fan Bingbing e Angelababy. Fra le bellezze europee, i cinesi amano Monica Bellucci e non Meryl Streep…
La bufera che da inizio settimana investe Dolce & Gabbana, però, non si placa. In Cina la griffe è stata accusata di razzismo e sessismo per la serie di video promozionali contenenti – nel pensiero locale – stereotipi …sulla Cina e i cinesi. Anche perché al tutto si è subito aggiunta una polemica sull’account instagram di Stefano Gabbana con un noto personaggio cinese: Tutti i giorni su Stefano Gabbana e Dolce e Gabbana (account) appaiono in serie epiteti di “merda”.
Entro pochi giorni il brand di moda italiano è stato estromesso dai principali siti di e-commerce del paese asiatico. Com’è andata?
Tutto è iniziato lunedì, a causa della campagna pubblicitaria studiata per promuovere un’importante sfilata che si sarebbe dovuta svolgere a Shanghai, ma che i due stilisti del marchio – o forse l’ufficio per gli affari culturali della città, il punto non è chiaro – hanno preferito annullare e rinviare a data da destinarsi.
Qualcosa di poco azzeccato, nel contenuto messaggio pubblicitario, per la verità si intravede facilmente…
Nei tre video incriminati compare la modella cinese che assaggia per la prima volta un pezzo di pizza, un piatto di spaghetti e infine un cannolo, usando le bacchette (con le ovvie difficoltà del caso), il tutto arricchito da diversi stereotipi con cui il mondo occidentale guarda alla Cina, come musiche tradizionali e decorazioni…
All’indomani di quello che è stato definito l’epic fail di Dolce e Gabbana in Cina (i video offensivi su Instagram, la chat “hackerata” con le offese ai cinesi, l’annullamento del grande show a Shanghai, le scuse dei due stilisti, il rischio di veder compromesso il business del marchio nella Repubblica Popolare) ci si è chiesti quanto danno possa provocare questo fatidico “sgarro” al milionario marchio italiano su un mercato vasto come quello cinese…
Si dice in giro che il danno possa equivalere al 30% del fatturato complessivo del marchio italiano. I fatti di costume che sorprendono sono a questo punto almeno tre…
In Cina, l’intransigenza di una società abituata alla durezza e ad un realtà priva di permissivismo e sfumature, tipica di un regime…
In Italia, la facilità di certe critiche superficiali che non hanno esitato ad irridere la griffe Dolce & Gabbana, che porta grande prestigio al di qua delle Alpi, al paese che “vende” creatività e buon gusto, stile ed eleganza, incappata in un triste episodio con poche colpe.
Nel mondo occidentale, l’episodio costituisce anche un’offesa al concetto di libertà di espressione – nei contenuti e nell’arte – così com’è ormai acquisito sul terreno civile.
Germano Scargiali
(Testo ricostruito da varie fonti, con commenti originali)







