L’Inghilterra e il Covid 19: non è follia…

Boris Johnson, premier conservatore e la Regina Elisabetta II
Il Principe William e la splendida moglie Kate-Middleton sono 'il futuro' sul trono d'Inghilterra.
Il Principe William e la splendida moglie Kate Middleton sono ‘il futuro’ sul trono d’Inghilterra. La Gran Bretagna, purtroppo,non ha resistito a lungo nell’UE, ma la meraviglia era che vi fosse entrata. Ha sempre svolto una politica atlantica di costante diffidenza verso il ‘continente’. Né l’enigmatica UE, pur con qualche concessione, ha fatto granché di incoraggiante nei suoi confronti. Nonostante gli Usa le abbiano tolto quasi tutto il vecchio prestigio sui mari, essa resta fedele alla politica degli Yankee. L’America è legata all’Inghilterra da un patto massonico giurato da G. Washington al tempo dell’indipendenza. Le tredici colonie americane d’allora (1789), in seguito ad una rivoluzione, ottenerono con dei precisi ‘patti’ l’indipendenza dalla ‘madrepatria’. Quando si trattò di osteggiare prima l’Europa (Prima guerra mondiale) e poi i sovranisti anti massonici Hitler e Mussolini (Ultimo conflitto), Usa e GB non ebbero bisogno neppure di …parlarsi. L’Inghilterra mise in campo tutto il Commonwealth. ( G.S.)

Leggiamo, come al solito, commenti sarcastici e filogovernativi mondialisti della main stream mediatica (giornali e TV di stato) sulle misure proposte da Boris Johnson in UK per difendere i propri cittadini dall’assalto della pandemia Covid-19. Ma sono così assurde? No di certo…

Dal punto di vista epidemiologico l’infezione in UK sta inoltre seguendo un diverso comportamento: progressione più lenta, meno concentrata, più bassa letalità 1.4% (bbc.com 13/03/20).

Al contrario noi vogliamo valutare questa politica sanitaria e ci poniamo il quesito: è questo un intervento scientificamente valido ed efficace per una nazione?

Sappiamo, dalla scienza ufficiale, che l’immunità ad una determinata malattia può essere acquisita soltanto attraverso un “contatto efficace” con il patogeno responsabile della malattia che deriva da:

🔹inoculazione di microrganismi vivi e virulenti con una carica insufficiente a causare la malattia o per una via non favorevole o con un anti-siero a parziale protezione;

🔹Inoculazione di microrganismi infettanti vivi ed attenuati capaci di produrre l’infezione, ma non la malattia;

🔹iniezioni ripetute di germi inattivati con mezzi fisici o chimici;

🔹iniezioni ripetute di di esotossine (prodotti batterici) o di anatossine (sostanze antigieniche innocue derivanti dal germe);

🔹iniezioni ripetute di sostanze derivanti dai microrganismi per disintegrazione o lisi;

🔹infezione clinica o subclinica.

Tranne l’ultima opzione tutte queste tecniche appartengono alla ricerca dei vaccini. L’ultima viceversa fa riferimento ad una l’infezione diffusa interessante più del 60-65% della popolazione. Tutte queste metodiche comunque portano a quella che gli epidemiologi chiamano «immunità di gregge».

Tale immunità – acquisita in modo artificiale (vaccino) o reale (infezione) – quando diviene altamente diffusa in seno alla popolazione rende rari i soggetti vulnerabili determinando difficile la trasmissione fra questi ultimi. Ciò può condurre all’estinzione di un intero ceppo infettivo, anche se precedentemente endemico in quel gruppo o in quella specie.

L’immunità di gregge inoltre, rispetto a quella individuale, offre due ulteriori vantaggi: la ridotta trasmissibilità e la riduzione del ceppo infettivo. Perciò, statisticamente, ottiene effetti stimabili in almeno tre ordini di grandezza sulla riduzione del rischio di contagio del singolo individuo proteggendo anche gli individui non vaccinati/infettati, non vaccinabili e quelli che non hanno sviluppato l’immunità totale a seguito della vaccinazione\infezione.

Questa nuova condizione bloccherà così la diffusione del virus salvaguardando tutta la popolazione. In altri termini è quanto è avvenuto ad esempio per poliomielite e vaiolo in questi anni grazie alla vaccinazione indotta e praticata diffusamente.

In una società ordinata e consapevole l’immunità di gregge può funzionare.

In altri termini occorre fare in modo che il virus circoli tra le fasce della popolazione con minor rischio di letalità trattenendo a casa in rigorosa quarantena anche per un paio di mesi le fasce della popolazione più a rischio. In questo modo la maggior parte della popolazione prenderà la malattia e diventerà – per l’appunto – immune determinando quella che gli epidemiologi chiamano immunità di gregge. L’infezione si spegne da sé ed anche l’aggressività del virus residuo si attenua.

Quindi per il Regno Unito di Boris Johnson interventi selettivi, rigorosi e programmati.

Che sia anche l’effetto di questa metodica di protezione, seppur involontariamente acquisita, che sta cominciando a ridurre la mortalità in Cina?

Da noi, del resto, a seguito di tutte le incertezze e la contraddittorietà dei messaggi iniziali, ci sono già circa 20000 casi con una letalità (numero dei morti/totale dei malati) al 5.8%. La più alta al mondo, con la possibile prossima apertura di un incerto nuovo fronte al centro-sud.

A ragion del vero aggiungiamo che adottare la politica sanitaria made in UK presuppone però:

🔹che sia dimostrata una chiara immunità dopo l’infezione;

🔹che se questo avviene come dovrebbe, in quanto i meccanismi di immunità sono presenti in quasi tutte le infezioni, occorre:

🔹mettere in ferrea quarantena tutte le classi d’età a rischio come gli anziani specialmente se con pluripatologie e gli immunodepressi;

🔹creare nosocomi dove ricoverare temporaneamente soggetti in condizioni socio-economiche sfavorevoli;

🔹fornire a costoro un supporto economico adeguato alla circostanza.

🔹vaccinare i soggetti ad alto rischio non appena il vaccino sarà disponibile.

Quindi, non si tratta di restare passivi accanendosi contro i deboli, come proditoriamente annunciano diversi media, ma di adottare degli interventi dinamici ed altamente selettivi. Resta il fatto che la politica fin’ora adottata piuttosto che «tutti a casa e poi si ricomincia» (valido soltanto ad allentare la pressione sulle strutture sanitarie), potrebbe virare, seguendo l’evoluzione del contagio nel prossimo futuro, verso la ‘immunità di gregge‘ adottando però consapevoli ed opportuni interventi

Guido Francesco Guida

(Medico cardiologo ospedaliero)

Articoli correlati