Nelle difficoltà ‘si vede il cittadino’ ed anche il suo governo…

Folla a Porta Felice. Solo affollarsi è un rischio in tempi di virus. Alla labilità del Corona basta un tempuscolo per sparire nell’aria e un nanosecondo nell’acqua. Il resto è ignoranza. Mascherine all’aperto? Una sorta di mera e volgare scaramanzia! non è con la forma, ma con la sostanza che si risolvono certi problemi!

Un momento dopo l’altro si torna alla normalità. Governo ed autorità locali si esibiscono sin dal primo giorno dell’allarme pandemia nella controdanza fatta di un passo avanti e un passo indietro e con la medesima musica continua con le riaperture, che quella che in una sola parola al singolare vien definita ‘ripartenza‘. Pessimo vocabolo della neolingua, quell’idioma che è come il loglio: non tarda ad invadere il campo del buon grano buono. La brutta, superflua, parola o la inedita locuzione fanno subito moda. Viene cretinamente adoperata, ripetuta e stringe il cuore quando te la ripete l’amico che stimavi, il familiare cui vuoi bene. 

La neolingua è contagiosa anche quando propone uno strafalcione bello e buono come il caso dell’allocuzione ‘piuttosto che‘ al posto di ‘come anche‘…

In quanti ci cascano! Non capiscono certamente che ripetere come degli allocchi l’errore di moda può fruttare la ‘patente da cretini’ da parte di una persona normalmente colta che certe cose …non le direbbe mai.

Ci sono anche comportamenti sciatti, diretti e telefonici, che fanno moda. Ma non vogliamo infierire, talmente è comune caderci. Si tratta sempre di snobismi e di vere e proprie sgarberie in chi ascolta: non puoi salutarmi, né di persona, né per telefono con quella scostante formuletta che usi con chi non vuoi bene, con quelli di cui non ti frega niente!..

Ma lo stile e la signorilità sono come il coraggio di Don Abbondio: ‘chi non ce l’ha non se lo può dare’.

Subentra lo scoramento, perché i momenti ‘difficili’ mettono a nudo la grettezza frequente nella società in cui viviamo. Ciò giunge ad offendere perché è prima ancora un’offesa alla dignità umana. ovunque – vedi il personale dei supermarket. C’è chi si mette in cattedra e pretende di insegnare quella che lui ritiene essere “l’educazione”, l’osservanza stretta delle regole che può giungere ad un:’senta posizioni meglio quella mascherina! Stia più scostato dal bancone! “E ciò anche sesi vede chiaro che l’interessato non starnutisce, non tossisce e si era appena sporto per guardare la merce in …bella mostra.

Fra le pubbliche virtù e i vizi privati il passo è breve. In tempi ‘difficili’ – questa volta quelli dell’epidemia – emerge l’aspetto deteriore della corrente ‘civiltà borghese’ affetta da un chiaro deterioramento del costume che – si spera – passerà…

Il supposto zelo nelle accortezze mirate ad evitare il contagio nasconde la lecita paura, inevitabile in una certa misura, di fronte all’allarmismo dei media, che hanno fatto tutto il possibile perché  la patologia – delineata come una bestia selvaggia in genericamente e costantemente agguato – si trasforma in altro. Cioè nell’emergere del salutismo pagano che serpeggia fra chi si fa vanto e forza del laicismo di gran moda e crede di farsene una forza abbracciando con trasporto quel relativismo etico che è la sola forma di libertà che il sistema concede all’individuo.

Anche questo è ‘paganesimo diffuso‘: guai a chi ci tocca la salute fisica! Molto meno a chi attenta a quella morale! Con il laicismo alla moda nel peccato ci si crogiola, purché arrechi piacere. La malattia, invece, minaccia il diritto alla goduria giornaliera, possibilmente diuturna, fatta di quei consumi effimeri che in epoca non lontana erano riservati ad una categoria sociale  ‘e quindi economica’ di uno due, tre gradini e passa più in alto.

Vogliamo dire che, così come nel bisogno si vede l’amico, altrettanto nelle difficoltà si scoprono ‘gli altarini’ dei vizi privati, mascherati da pubbliche virtù. Proprio come il corale autoreferenziarsi per lo zelo osservato in tempi di epidemia, fatto di mascherine e guanti che diventano amuleti, di rispetto delle distanze che finiscono per rappresentare il ben poco evangelico ‘guardarsi dal corpo degli altri’. Non ragionando che, senza starnuto e senza tosse il coronavirus ‘passa’ con molta difficoltà da persona a persona. Con tanta improbabilità da potersi definire impossibile….

Non uscire di casa? Quanta paura! Quanto zelo! Ma pensiamo, quando ‘usciamo’ per strada in tempi normali, quante probabilità abbiamo di non  tornare indietro? Sono notoriamente più numerose le probabilità morire per strada in tempi normali che le probabilità che abbiamo di non tornare, andando in treno, in aereo, per mare. Uscire, non uscire? Ma che cosa significa? E’ solo il contatto ravvicinato con chi chi starnuta o tossisce in faccia che può contagiarci o un bacio in bocca o un rapporto sessuale! Non Uscire tassativamente o quasi? Né più, né meno che la classica stronzata! L’importante è certamente evitare le riunioni, la folla, i posti affollati… 

Ma c’è bisogno di mettere in moto uno stato di polizia per ‘costringere‘, seminando anche il panico, la gente ad osservare misure formali, acefale,come fossero pratiche scaramantiche?

Salvo, poi, come dicevamo sopra, a dire a tutti un bravo‘ che, a questo punto,non è necessario spiegare perché sia assolutamente fuori luogo!

Ma i cittadini hanno un’anima? Dispongono di un’intelligenza? Di una vera coscienza?

Una volta informati, acculturati, non esisterebbe un messaggio chiaro e civile che valga a far tener loro comportamenti ragionevoli in tempi d’epidemia e in tempi ‘normali’? Quando diventeremo ‘un paese civile’? Quando instaureremo – e sarebbe la prima volta – un rapporto di fiducia fra Stato e Cittadino?

Eppure – sempre in tempi ‘normali’ – si contrabbanda a man salva l’idea tecnicamente errata che lo Stati coincida con la Nazione, cioè si identifica con i cittadini e , peggio ancora, con l’individuo. Ma i tempi normali sono quelli in cui lo Stato deve persuadere i suoi ‘sudditi‘ a pagare le tasse! Allora,siamo tutti la stessa cosa.Ma sì: ‘volemose bene!’

Scaramacai

Nota

Come abbiamo chiarito più volte, è nelle prime pagine dei libri universitari la distinzione fra lo Stato e i cittadini (nazione, somma di individui che compongono il corpo civile). Si specifica, in quelle pagine, che è un grave errore pensare che lo stato si possa identificare con i cittadini: Né con il loro insieme,né tanto men con gli individui. Lo Stato ha la propria cassa, il relativop problema di portarla in bilancio, si trova in una posizione debitorio – creditoria‘ continua nei confronti dei cittadini, per cui è funzionalmente in posizione di ‘controparte‘. Resta vero che, in una situazione sana e fisiologica, lo Stato abbia fra le proprie finalità il bene dei cittadini (nazione). E i governanti – che reggono lo stato –dovrebbero aver chiaro che ciò comporti per lo Stato un chiaro ‘ritorno‘.

Allo stesso modo si deve ritenere che da un comportamento di lealtà e fiducia sia ‘normale’ attendersi una risposta di altrettanta qualità. (G.S.)

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