Si stringe il cappio della giustizia attorno al collo degli ex estremisti di sinistra: una vera pollution del secolo scorso. Personaggi riuniti sotto le insegne di Lotta continua e delle Brigate rosse che avevano preso troppo sul serio anche i lieviti del movimento partigiano. Ma soprattutto erano prigionieri di quella ideologia marzxista che porta tutt’oggi a definire ‘progressisti’ ciò che concorre alla ‘marcia della storia’ veso il comunismo. Come se la storia stessa non avesse già esemplificato i gravi errori e le dolorose storture di tale dottrina. Questa, però, è purtroppo l’ideologia. E quel che è peggio che diviene di più: un modo ideologico di ragionare, di inquadrare qualsiasi fenomeno ed evento.
Sette ex membri delle Brigate Rosse sono stati appena arrestati in Francia su richiesta dell’Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono, ovviamente, ancora ricercati. Lo annuncia l’Eliseo, residenza ufficiale del presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron. I dieci sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni ’70 e ’80. I sette sono stati arrestati tutti a Parigi.
Secondo fonti italiane, l’operazione è stata condotta dall’Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con la Criminalpol, con l’Antiterrorismo della Polizia italiana e con l’esperto per la sicurezza della polizia italiana a Parigi.
I brigatisti arrestati sono adesso in attesa di trovarsi davanti al giudice per la comunicazione della richiesta di estradizione in Italia. Si tratterebbe di Giovanni Alimonti, Enzo Calvitti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse, più Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale.
A dare l’ordine di procedere direttamente all’azione che ha portato all’arresto dei brigatisti italiani è stato proprio il presidente francese Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron (Amiens, 21 dicembre 1977).
L’ufficio di presidenza ha precisato che il PresidenteMacron ha deciso di “…trasmettere alla Procura i dieci nomi sulla base di richieste italiane che riguardavano in origine (ben) 200 persone”.
Dei 7 fermati, dell’operazione definita ‘ombre rosse’, 4 hanno sull spalle già una condanna all’ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Poca roba, al confronto, per Alimonti e Calvitti: la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.
La Francia è storicamente aperta ad accogliere i ‘richidenti asilo’ per motivi politici. Lo fu già nel Risorgimento, quando ospitò a lungo lo stesso Giuseppe Mazzini. Tuttavia, c’è stato motivo per far scatare l’intrensigenza dell’Eiseo di fronte a questi ex brigatisti italiani: è stato precisato che la decisione del presidente Macron consentirebbe, nella logica della ‘dottrina Mitterrand’, di… “accordare l’asilo agli ex brigatisti, ma non ai responsabili di reati di sangue”.
“La lista da 10 nomi – ha sottolineato l’Eliseo – è il frutto di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato più mesi che ha selezionato i reati più gravi e
sta conducendo a concreti risultati”.
(A destra cinque degli arrestati in Francia)








