Patto di stabilità sospeso: ne vedremo delle belle. E non saranno certo guai se non per l’UE e le reative assurdità

Ci aiuita o è stata creata dalle élite americane per rallentare lo sviluppo del più prezioso angolo del mondo, oggi a ridosso di un Mediterraneo dalle incalcolabili possibilità di crscita?

Se fosse ‘utile’ sarebbe una cattiva notizia. In realtà è un orpello che ha contribuito in modo pesante a bloccare crescita e svbiluppo da undo l’UE lo impone… 

Non tutti i mali – dunque – vengono per nuocere: l’epidemia ha indotto l’UE – in conseguenza dei grossi danni all’economia – a sospendere già nel 2021 il ‘patto di stabilità’, ennesima ‘trovata’ per bloccare la crescita in base alle ‘pruderie’, in massima parte fantasiose, basate su paure ataviche di fronte all’ovvio dato di una crescita continua durata decenni, affiancata sì da un indebitamento generale cla cui consistenza egravità sono tutte da vedere…

Ebbene, con qualche patema, tale sospensione – nel perdurare della crisi – è stata appena confermata per il 2022: un anno tutto da venire. Quindi – e comunque – l’UE riconosce che il patto …bloccava la crescita. Adesso c’è chi afferma che in un solo anno l’Italia (la bistrattata Italietta) rischia di crescere improvvisamente a due cifre. Piene e tonde!

Il deficit – diciamolo – ha molto di fasullo e non dovrebbe costringere al risparmio, al punto da bloccare la crescita, come avviene da anni: ciò è più che ovvio! Ma l’UE ha insistito fino al 2020Demoniozzare il deficit è un errore anche per svariati altri motivi. Perché, se tutti, inclusi la Germania, l’Inghilterra, la Francia, gli Usa fossero ‘seriamente’ indebitati, mancherebbe il creditore. Quindi, c’è qualcosa che non quadra. Né questo si potrebbe individuare – come fa qualcuno – nella Cina, perché la Cina non ha tali prodotti e materie prime da spedire ai paesi evoluti da indebitarli fino a tal punto.

Fatto sta che poco si o nulla si fa o si dice circa ‘l’analisi del bilancio’, che – di fronte a qualsiasi bilancio – è …tutto. Come capire un bilancio senza un’analisi? Va bene: l’Italia è indebitata. Ma da un’anlisi risulterebbe che gran parte del debito è dovuto agli stessi italiani. Che hanno prestato denaro allo stato. Ciò la dice chiara sulla differenza netta fra Stato e Nazione in fatto di cassa (ma non è la sola differenza fra le due grandi realtà), ma ridimensiona di molto il problema.

In Italia assistiamo all’assurdo di …uno Stato povero di fronte ad una Nazione ricca. Di capitali e di reddito. Sarebbe arrichita a danno dello Stato? Non crediamo! Eppure serpeggia una sorta di accusa: ‘noi’ saremnmo vissuti ‘al di sopra dell nostre possibilità’ Mah!

Si dirà che l’aggancio fra le due realtà stia nel ‘famoso’ rapporto fra debito e Pil. Ma sappiamo quanto questa relazione – fra capra e cavoli – sia artificiosa, sia un’invenzione che ha la scientificità di un esperto del vecchio premier Mitterand e della sua fantasia: nessuna certezza scientifica. Fatto sta che il 22/07/2019 il debito della Francia ha superato stabilmente quello dell’Italia. …C’è, quindi, dell’altro che continua a ‘non quadrare’.

Il patto di stabilità è giunto ad imporre per anni al governo e alle pubbliche amministrazioni di ‘non spendere neppure i soldi che avevano in cassa’: non si è potuto provvedere alle pubbliche necessità, si sono scarificate opere pubbliche, scuola e …sanità. Niente hai detto!

Per non parlare degli aiuti alle imprese, cui doveba sopperire l’UE ma con sistemi macchinosi e indatatti alle alleggi italiane.

Fatto sta che è ancora sotto gli occhi di tutti come, nel dopoguerra, si fosse innescato – col passare degli anni – un ritmo di crescita che non è certo astratto e del quale tuttora ci gioviamo tutti. Si dirà    …con qualche immancabile eccezione. Perché, sia chiaro, il tenore di vita non è tornato, né tornerà quello del 1950. Allora scomparvero i bimbi laceri e seminudi dai vicoli del centro cittadino e i giovani borghesi ‘giocarono alla Dolce vita con l’automobile al piede’: serate nei tanti ‘night’, viaggi…

Da allora il tenore di vitra è rimasto enormemente più alto di prima! Ciò avviene di certo grazie al progresso tecnologico, a nuovi know how, all’avvento dell’elettronica applicata, all’automazione, ai progressi nell’agricoltura, nell’allevamento e nella produzione in genere. Ma avviene anche perché le leggi finanziarie, per alcuni decenni, hanno lasciato libertà alla produzione, libertà alla pubblica amministrazione, non hanno avuto paura di un lento processo inflattivo, che è sempre meglio di una cristallizzazione artificiosa della moneta con rischio di deflazione! Siu leggeva sui libri universitari: l’inflazione è il motore dell’economia. Ed è vero! Perché premia chi investe e non chi conserva il denaro. Conservarlo sterilmente è un grande errore come insegna anche il Vangelo (parabola dei talenti).

Oggi – sia chiaro e lo ripetiamo spesso – si produce ‘di tutto e di più’: il problema non è produrre ma …che si consumi. E che …più benessere raggiunga a tutti. Inutuile dire come ciò sia dovuto al progresso, ma soprattutto al liberismo e all’economia di mercato. La verità è che questa ha una tale forza intrinseca dall’aver resistito ad ogni aggressione: da parte di dottrine opposte, mere ideologie, e di chi ha o crede di avere intrssi contrari. E’ un’alleanza diabolica fra chi persegue il male e chi crede in un bene che tale non è. 

Fino ad oggi l’economia di mercato non crolla, con grande disappunto – sembrerebbe – di chi teme il benessere diffuso, con esso la crescita spontanea ed uno sviluppo progressivo dell’economia reale che – con una crescita del 10% annuo’ avrebbe, ovviamente, un volume doppio dopo soli 10 anni. Con un benessere diffuso che farebbe della borghesia ‘la sola classe sociale’: una borghesia benestante e probabilmente molto creativa. Era un fenoieno che si era già innescato a partire (smbolicamente) dal fatidico anno 1960. Ma se alcuni anni prima l’Italia s’immpegnò ad organizzare le Olimpiadi di Roma (1960) qualcosa era, ovviamnte, già in atto prima.

Ma con casi frequenti di ricchezza privata che metterebbero a rischio secondo alcuni ‘benpensanti’ le stesse strutture (e la salute del pianeta), secondo alcuni speculatori la possibilità di monopolizzare i consumi essenziali, secondo alcuni moralisti la possibilità di suggerire nuovi ‘codici di comportamento’. Qualcosa che – nonostante tutto si vede avvenire già oggi, nonostante gli sforzi ‘a 3670 gradi’ che ‘sono messi in atto’ proprio pe …bloccare la crescita.

Se oggi il benessere (che ha mantenuto – sempre per la sorprendente efficienza del …mercato – potenzialità enormi di diffusione) non giunge a tutti è per un complesso problema di organizzazione di ingiustizia sociale, ma – diciamolo – giunge in varia misura ad una grande generalità di persone.

La borghesia non è tutto – come era possibile spèerare – ma quasi. E’ cresciuta tanto – come abbiamo scritto in questi giorni – da suscitare ‘complessi di colpa’ nell’uomo medio, che si accorge di ‘consumare ciò che non produce e più di quanto senta di produrre. Di più: ciò che consuma viene prodotto con modalità a lui ignote’.

Infatti, così come tutto il mal non vien per nuocer così non tutto il bene si trasforma in bene…

Il benessere diffuso – purtroppo – ha oggi risvolti alienanti.  Potremmo parlare di un generica ‘noi di vita’. Ma il distacco fra la produzione e il consumo – divenuto un totem , un falso dio- porta il singolo a credere (è un recente esempio) a ‘fottole’ come …che il virus Corona possa trovarsi ‘per aria’ in una giornata di sole e vento. Un virus che ‘esiste’ (non è neanche una vera forma di vita, ma una sorta di parassita) solo dentro la cellula vivente animale. Esso, per continuare ad esistere, deve passare da animale ad animale (come l’uomo) perché l’individuo guarisce naturalmente dalla malattia: deve farlo prima che avvenga la guarigione portando alla sua estinzione. Quando abbandona un territorio passa ad un altro dove ha il tempo di ‘mutare’ rendendo si nuovamente offensivo contro coloro h avevano avuto modo di immunbizzarsi. 

Il vero guaio è che al cittadino medio oggi ‘si può far credere di tutto‘. Questo è il vero rischio: proprio perchè il cittadino medio ‘si sente alimentato dalla società’ che individua nello Stato.

Culturalmente non c’è di peggio!

Germano Scargiali

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