Ciò che abbiamo appena visto e subito in famiglia (parole di chi scrive) laddove abbiamo visto aprirsi ‘la sola porta d’ospedale’ dell’intera provincia(pardon, Città metropolitana), un ospice delo servizio sanitario, è da denunzia: daccordo che non curano i malatio (ma noi lo svevamo ricoverato in attesa di un ‘vero’ posto in qualsiasi ‘vera’ clinica pubbloiuca o privata, che ci era stato anche …promesso a giorni). Racconto solo che dell’imminente decesso (mancavano ore da contare sulle dita di una mano) non era stata neppure avvertita la moglie per la consolazione di vederlo morire, 58enne, fra le sue braccia. Non volevano lo portasse via! E’ deceduto poco verso il Policlinico in un’ambulanza privata! Non assumeva liquidi da quasi 3 giorni: Non avevano trovato la vena, né avevano adoperato un sondino nasale come è possibile. E’ morto di sete e non per la sua malattia…
Siamo alla cultura dell’eutanasia! Al relativo paganesimo: all’ospice non circolava un prete, né era facile avere il permesso di portarne uno! Ci avevamo provato! “Fatemi avere il permesso e salgo in macchina con voi”. Così aveva promesso il parroco della zona. Troppo tardi…
Finora avevamo taciuto …per pudore. Ma ecco un comunicato appena pervenuto in redazione: altro che ricoveri per Covid! La sanità nazionale è a pezzi. E’ latitante: il personale che va in pensione non viene sostituito, mancano attrazzetture, letti e …la volontà di far qualcosa. Pochi medici ‘eroici’ fanno il possibile. Altri hanno visibilmente buttato alle ortiche il giuramento d’Ippocrate: oggi il medico (contro i dictat di Ippocrate ed Esculapio) può provocare la morte, anzi ‘deve’: inducendo l’aborto e l’eutanasia. Ma ricordiamo che la vita è sacra, è il massimo dono, il passaggio dal nulla all’esistere. Ogni atgtimoi in più è prezioso: ad esempi0 per concedere un perdono o riceverlo…
Ma tutto ciò sarebbe …civiltà.
Una nota: all’ospice non applicano neppure la rianimazione in caso di improvviso arresto cardiaco… E’ norma. Te lo dicono prima…
(G. Sca)
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Ed ecco il ‘freschissimo’ comunicato di cui rimngraziamo il mittente.
Scene di ordinaria follia al Pronto Soccorso di Agrigento, ospedale che ci ha tristemente abituato a scenari che nulla hanno a che vedere con l’umanità, il senso civico, il coraggio di quel personale, nettamente sott’organico che diventa bersaglio di rabbia incontrollata e comprensibile esasperazione che in questo caldo estivo ha effetti devastanti.
Ad affermarlo è il vicepresidente della Commissione sanità all’Ars Carmelo Pullara che questa mattina si è recato al reparto di Pronto Soccorso del San Giovanni di Dio per constatare di persona quanto sta accadendo in queste ore.
“Stamattina – riferisce Pullara – era prevista l’analisi sull’ospedale San Giacomo d’Altopasso di Licata, a cui doveva presenziare tra gli altri il commissario straordinario dell’Asp Mario Zappia, che non si è presentato. Essendo saltato questo appuntamento, inutile andare avanti senza il vertice dell’Asp, ho deciso di verificare di persona lo stato dell’arte del pronto soccorso dell’Ospedale di Agrigento, dove visto che Licata non è prioritario, si riversano anche molti utenti licatesi. Nel nosocomio agrigentino, ci sono in totale 60 pazienti, di cui circa 20 in astanteria, assistiti da un medico che copre il turno di mattina e di pomeriggio insieme a due infermieri e due oss. La notte nessun medico è di turno”.

Al pronto soccorso nella mattina di oggi 11 agosto, per circa 60 pazienti in attesa, ci sono due soli medici, due infermieri e due ausiliari. Questi la notte badano anche ai 20 pazienti dell’astanteria. Problemi anche al pretriage dove c’è un solo infermiere, lo stesso che esegue tampone e valutazione. Inoltre ci sono 5 pazienti in isolamento assistiti da due infermieri e un solo oss.
“Ad oggi l’unica Tac funzionante è la stessa che serve pazienti Covid e non Covid con rallentamento notevole perchè tra un ingresso e l’altro occorre la sanificazione. La tac dedicata ai pazienti non covid è ancora guasta. Criticità – aggiunge Pullara – anche per la Chirurgia vascolare che risulta chiusa. C’è solo un servizio poliambulatorio e i pazienti vengono poi trasferiti in altri reparti o presidi. Chiuso anche il reparto di Medicina, attivo solo il reparto covid. Tutto questo avviene in un pronto soccorso che nel solo anno in corso ha gestito ben 26mila e 500 accessi”.
Durante il sopralluogo al San Giovanni di Dio il parlamentare regionale ha ascoltato le lamentele della gente.
“Mi hanno riferito – conclude Pullara – che un codice giallo, ha dovuto aspettare su una sedia che si liberasse un letto per 30 ore, mentre un codice verde è in pronto soccorso da sabato. Inoltre, questa è una situazione da terzo mondo, mancano i bagni, lenzuola monouso e normali, guanti e disinfettante (ma siamo in guerra? Ndr). Per tutti i pazienti del reparto di pronto soccorso sono disponibili solo tre monitor e le barelle presenti sono acconciate alla meglio con garze e nastri adesivi di fortuna. Un’immagine desolante anche per tutti quei turisti che sono in vacanza in Sicilia e che vedono uno scenario bellico, tutto questo nonostante l’encomiabile lavoro di tutto il personale che non finiremo mai di ringraziare”.
(Impaginazione, titolo e dida di Germano Scargiali)
Nota
Carmelo Pullara è un uomo politico – un popolare di ndestra – dalle opinioni anche contraddittorie. Lo ringraziamo per questo comunicato e pèerché addita una situazione di grande, a volte drammatico, disagio e disservizio. Una realtà non soltanto agrigentina, ma estendibile min varia misura a tutta la Sicilia e all’Italia. A Palermo certamente…
Ma Pullara è contrario alla costruzione del ponte sullo Stretto, che sdoganerebbe la Sicilia dal suo isolamento commerciale e da quello socio civile. Aprirebbe la strada ai suoi due sistemi portuali (porti commerciali), al turismo e alle consguenziali, inevitabili, perché necessarie, infrastrutture.
Ma c’è di peggio: la classe politrica regionale preferisce finanziamenti ‘a grappolo’ per le piccole opere, non comprendendo neppure che la costruzione del ponte non li esclude. Anzi. Ma darebbe soprattutto il ‘la’ alla rinascita della Regione, destinataria – non a caso – dell’asse viartio N.1 Berlino Palermo. Questo servirebbe anche il porto di Augusta, il più grande ‘porto naturale’ di tutta Europa, con mt 16 di fondo per un’estensione di oltre metà dell’intero golfo di Palermo.








