L’opinione di Guido Francesco Guida
È trascorsa meno di una settimana dal voto nazionale e ci si rende sempre più conto di come per vari motivi, intenzionali e fortuiti, la situazione politica italiana si sia alquanto impantanata. Questo a meno di voler tornare al voto cambiando la legge elettorale. Cosa invero molto improbabile.
Buona parte della radicalizzazione della condizione attuale è frutto dell’attuale condizione socioeconomica che, al di là della melense cappa mediatico – governativa, come ha inequivocabilmente dimostrato la ribellione dei cittadini, è depressa, incerta, soggiogata da influenze sovranazionali e senza un chiaro progetto di riscatto. Molto della condizione attuale è legata alla legge elettorale che non è riuscita a dare un chiaro vincitore post elezioni.
Se è vero, come è vero, che non esiste una legge elettorale perfetta in quanto, a seconda delle influenze, la sua definizione è spesso in bilico tra rappresentanza e governabilità certamente quella con cui si è ultimamente votato, il cosiddetto Rosatellum, è tra i più imperfetti e partigiani.
Questa legge infatti ha pienamente realizzato quello che, secondo Giovanbattista Vico e Wilhelm Wundt, viene definito una “eterogenesi dei fini” ovvero, quella condizione, a seguito della quale, si va incontro a …conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Situazione, quest’ultima, che trova evidenza in diverse rappresentazioni della storia umana ed in politica le quali, nel tentativo di raggiungere uno scopo, lo raggiungano parzialmente ovvero arrivino a conclusioni opposte. In altre parole con la legge elettorale del Rosatellum è accaduto che tale legge, costruita per favorire alcuni (PD ed FI), alla fine, come effetto avverso ed imprevisto, ha favorito altri: M5S e Lega. Ma fino ad un cero punto. Lasciandoci, per l’appunto, nel pantano.

Risultato elettorale preceduto da una lunga ed estenuante campagna elettorale, non solo per i candidati, ma anche per i cittadini italiani che hanno dovuto
vivere e, talvolta supportare, l’animosità dei contendenti. Spesso agitando intenzionalmente anche nelle piazze antichi spauracchi ormai demandati al giudizio della storia.
Tutte le analisi demografiche e sociali del voto hanno poi dimostrato che, a meno di non essere vecchi militanti (specie rara ed in estinzione), in molti casi gli elettori si sono fatti convincere ad aderire ad un candidato/partito sperando di migliorare nel modo più utilitaristico possibile, le loro condizioni socio-economiche. L’Italia infatti è una nazione affatto florida con bel 11 milioni di poveri di cui 5 in condizioni di povertà assoluta, un tasso di disoccupazione dell’11.9% che arriva al 39.4 % nella fascia d’età compresa fra i 15 ed i 24 anni soprattutto nel Sud e con il 19,9% che non studia e non cerca lavoro (NEET) contro una media continentale del 11,5%. A questo si aggiunge un millantato tasso di crescita del PIL dell’1.4% circa che ci piazza al ventiseiesimo posto su ventisette a livello EU (una crescita così lenta è una decrescita, perché favorisce la massificazione e crea un maggior vassallaggio del popolo, ridotto a somma di consumatori ndr). Quindi ben poco di cui gloriarsi! A questo si aggiunga l’immigrazione incontrollata di questi ultimi anni e la sensazione diffusa di poca sicurezza.
Il voto, quindi, che si è raccolto è venuto fondamentalmente da un elettore spinto dalla stringente esigenza di cercare di risolvere, facilmente ed in tempi brevi, i propri problemi di sopravvivenza.
I politici, invero, sono stati molto sulla scena, facendo a gara nel proporre, con un crescendo finale, soluzioni ed opportunità irrealizzabili. Talvolta addirittura dannose per la nazione. Condizione fondamentale che ha caratterizzato la competizione di quest’ultimo ventennio è stata la presenza di forti leadership esercitate sia ai massimi livelli che, a cascata, dai competitori locali che, nel mondo sempre connesso della comunicazione globale, sono state spesso guidate dai sondaggi che oltre a rivelare il trend politico hanno anche indirizzato le scelte. Adesso è intervenuta anche una crisi di alcune leadership di grande rilievo. Tutto questo certamente ha condizionato il voto proprio perché riteniamo che quanto più precarie sono le condizioni sociali di una comunità tanto più è influenzabile il sentire, il mood e poi, alla fine, il voto elettorale. Certo il vento della globalizzazione politica e finanziaria ha soffiato impetuoso ed in non pochi casi ha tentato, talvolta riuscendoci, di determinare governi, stati e nazioni. Italia, Grecia ed USA docent.
In questo ambito di contro i nostri politici, spesso indirizzati solo all’interesse nei loro comportamenti pubblici, non hanno mostrato la qualità per aderire convintamente ai loro principi ed alle loro idee. Piuttosto hanno perfezionato la capacità di considerare e valutare le conseguenze delle loro azioni e omissioni, confondendo piuttosto che completando l’etica della convinzione e della responsabilità.
Ma poiché in una competizione vince non tanto chi è più forte, ma chi si sa meglio adattare alle mutate condizioni vorremmo che i nostri politici ricordassero la machiavellica memoria che alla fine dei progetti e dei programmi per essere coerenti e mantenere una credibilità dovrebbero adoperarsi per cercare di cambiare le condizioni nelle quali il loro progetto possa realizzarsi.
Ed è per questo che la politica da una parte si fa portatrice di valori ed ideali, ma dall’altra per sopravvivere deve essere attiva, flessibile e capace di trovare soluzioni per il bene dei propri cittadini. Poiché, ricordiamolo, politica significa governare e non sottomettere, società libere.
Dopo aver un po’ dissertato nel mondo della politica e sul suo ruolo, adesso scendiamo con i piedi a terra e, per uscire dal pantano, chiediamo al possibile vincitore e successivo “timoniere” del nostro governo poche e semplici cose per risollevare quest’Italia che, dispetto dei millantatori, è proprio messa male nella tanto reclamata Europa:
onestà e senso del dovere;
meritocrazia a tutti i livelli;
più infrastrutture e più lavoro, soprattutto al Sud;
uno Stato forte e presente che dia sicurezza ai propri cittadini, meno mafia sociale e politica e certezza della pena;
meno tasse e meno burocrazia;
più libertà d’impresa;
una sanità ed una scuola più efficiente;
una immigrazione controllata e gestita nel rispetto degli italiani e degli immigrati;
una nuova visione dell’Europa che comporti, all’interno di un libero mercato, difesa della sovranità nazionale dal potere economico e politico dei tecno-burocrati;
un presidente del consiglio forte con deputati impegnati dal vincolo di mandato.
Sembrano tante cose, ma, a nostro avviso, sono quelle su cui si possa convergere al di là del colore politico. Formano ciò che, da sempre, un cittadino si aspetta, in una vera democrazia, quando elegge delle persone deputate a rappresentarlo per il bene economico e sociale della nazione. (G.F.G.)
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La politica ha cambiato volto. Di fronte a Stati più piccoli di certi grandi imprenditori e delle multinazionali (il cui budget supera il Pil degli Stati stessi), si profila un confronto fra fra il business puro – soprattutto quello che coltiva il cosiddetto mondialismo – e il potere politico che “dovrebbe” assolvere al compito istituzionale di rappresentare la Nazione, cioè i cittadini, con i loro interessi generali ed individuali…
Il confronto è difficile, perché al “muro contro muro” si oppongono troppo facili occasioni di corruttela. I media sono più legati al grande business che agli interessi generali. Analogamente – quel che è peggio – è facile che la politica “dipenda” dal potere economico. E’ – certamente – questo il maggior pericolo del mondo a venire.
Che cosa fare, da parte degli “elettori” per comprendere la reale composizione delle forze in campo? Come muoversi se dietro le quinte agisce la volontà di organismi organizzati in lobby di stampo massonico che riescono a verticalizzarsi, invadendo praticamente sia le istituzioni, sia gli “organismi chiave” del mondo civile e dello stesso malaffare? Essi hanno “uomini dappertutto” e talvolta …se ne vantano, permettendosi, persino, per edonismo, di scoprire qualche carta.
Ciò che poco si capisce, fra l’altro, è la logica della politica americana, che dovrebbe guidare ancora gli interessi dell’Occidente. Quante Americhe esistono? Quanti poteri sono presenti in Usa? Uno è certamente quello mercantilista e pacifista, cui secondo noi appartiene Donald Trump: guida un governo che …vuol governare. L’altro è quello demagogico, ma sostanzialmente “politico” in senso stretto e deleterio, che la guerra sostanzialmente la vuole, chiuso in un egoismo totalizzante, che non intende cedere neppure un granello di “potere”, anche rimettendoci al momento, sul mercato.
Quali riflessi hanno sulla politica dell’UE e su quella di singole nazioni come l’Italia tali poteri? Queste sono le nuove domande che si pone una nuova politica, intrisa di finanza e lotta economica? Da una parte abbiamo i grandi monopolisti, dall’altra i sostenitori del liberismo diffuso che è sinonimo di liberalismo e libertà… Tuttavia persino il termine “liberale” è stato demonizzato e si parla di “neo liberismo” come il nemico dell’umanità. Invece “più liberismo” è il traguardo più avanzato di “più democrazia”…
E’ facile, in tutto ciò, giocare la partita sotto coperture trasformiste, rendere il gioco incomprensibile ai più, trincerarsi dietro campagne mediatiche che su tutto si basano tranne che sulla ricerca e l’affermazione della verità.
Val la pena di cercare che cosa abbia affermato il pensiero umano, nel tempo, sulla verità. E’, in effetti ,un continuo contrasto fra ottimismo e pessimismo…
Tutto è iniziato da riflessioni morali. Per Epitteto “…La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici.”
Winston Churchill constatava, invece, disincantato: “Una bugia fa in tempo a compiere mezzo giro del mondo prima che la verità riesca a mettersi i pantaloni.”
Secondo Alessandro Dumas padre, “…i giornalisti appurano la verità per scrivere, più spesso, la menzogna”
Per Giovanni Paolo II, però, “la pace richiede quattro condizioni essenziali: verità, giustizia, amore e libertà”.
Pirandello esorta: “Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!”
Per George Orwell, “In tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”.
Buddha, quasi da siciliano, richiama, chi parla, alla prudenza: “Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, e infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”.
Ottimista Immanuel Kant: “Pazienta per un poco: i calunniatori non vivono a lungo. La verità è figlia del tempo: presto la vedrai apparire per vendicare i tuoi torti”.
Ma forse il problema, rilevato da pensatori meno noti, è che …la verosimiglianza guasta tutto: è un qualcosa d’intermedio tra verità e bugia ed è così che l’inganno si fa spesso strada e ha successo, almeno – pere dar ragione a Kant – nel breve termine.
La sola difesa è il discernimento di chi ascolta: saper distinguere la verità scientifica di prima categoria dalla mera ipotesi scientifica, saper individuare il sofisma nella discussione, saper capire quando chi parla contrabbanda un proprio postulato con il risultato certo di una dimostrazione. Solo la cultura e, perché no, l’intelligenza di chi ascolta può smascherare chi – persino in buona fede – è il mentitore… (Germano Scargiali)







