“Il Corano senza veli”: Magdi Cristiano Allam presenta il suo libro nella biblioteca storica del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali…
Se qualcuno ci chiedesse di definire il termine logica, saremo certo presi da un senso di disorientamento; ma, raccogliendo un attimo le forze dell’intelletto, potremo sintetizzarlo in pochissime parole molto semplici:
soggetto – copula – predicato.
Esempio: bicchiere (soggetto) è (copula: sostanziatore-collegante) vetro a forma di cilindro (predicato: specificatore, estensore, esplicatore, temporizzatore).
A questo procedimento sequenziale che chiamiamo logica, dobbiamo affiancare un’altra attività dell’intelletto che è la ragione.
Ragione intesa come: io distinguo, io separo, io divido, io classifico; in poche parole, io analizzo per poi trarre una conclusione sintetica sempre appoggiata dal procedimento della logica che si è prima definita.
Questo è un metodo che noi adoperiamo quotidianamente senza quasi accorgerci di usarlo, tanto è connaturato al nostro bisogno fisiologico di capire.
Magdi Cristiano Allam, alla luce di questa procedura indagativa, osserva e descrive il Corano nel suo libro “Il Corano senza veli”.
Sembrerebbe tutto semplice e lineare se non che, come lui stesso afferma, il Corano è Allah che si sostanzia nel “libro sacro” ed il Corano in tal senso, non può essere sottoposto ad alcuna indagine, poichè, chi lo facesse, sottoporrebbe Allah stesso ad indagine logica; ma Allah è Allah ed è insondabile.
Ma il Corano non può neppure essere determinato storicamente e visto nell’ottica degli eventi della storia, poichè non tiene conto del tempo, è a-storico e a-temporale, anzi, lo è a tal punto da configurarsi come preesistente e trascendente, tanto che l’Arcangelo Gabriele nel 610 rivelandosi al Profeta, gli mostra e gli impone sul viso per ben tre volte il “Corano” interamente composto.
L’Islam è quindi una “religione naturale” e lo è talmente che tutti gli uomini nascono musulmani e coloro che praticano altri culti, non sono ancora stati raggiunti dalla Verità del libro sacro e disconoscono di esserlo.
La massima esegesi che può attendersi un credente o un lettore, è la semplice spiegazione di quei versetti che potrebbero risultare contradditori o controversi poichè Allah può dire ciò che vuole, una esegesi per altro estremamente scheletrica che si limita a dettare il principio per cui, in caso di controversia di versetti, debba intendersi da seguirsi come precetto, l’ultimo versetto della materia trattata; altra esegesi è dovuta a causa della lingua (il Corano è scritto in arabo raffinatissimo) per cui non esista un lessico equivalente in altro idioma, oppure a causa della non facile comprensione dell’arabo coranico agli stessi arabofoni contemporanei.
Quindi, l’unico modo di leggere il Corano è seguirlo “alla lettera”, applicarlo “alla lettera” e praticarlo “alla lettera”; seguendo questa prescrizione non si ha necessità alcuna di riferirsi ad altri codici di comportamento: il Corano è “la norma” ovvero “la legge” essendo esso “la Verità” e se “la Verità”, la “norma” e la “legge” sono già contenute nel Corano, tutto ciò che si asserisce al di fuori di esso è il falso.
Proprio su questo falso e come esso viene trattato e considerato che l’autore de “Il Corano senza veli” porta il suo contributo critico.
Magdi Cristiano Allam lavora a storicizzare il Corano secondo fatti accertati che hanno contribuito alla stesura del libro a seguito di rivelazioni che si successero nell’arco di 23 anni e ne evidenzia l’immanentismo storico con le sue relative contingenze che coinvolsero la vita del Profeta.
Egli s’appunta proprio su quello che per il Corano è il falso ed in particolare sulle altre religioni e su come questo falso viene considerato nel libro rivelato.
Rileva infatti come tutto l’impianto del Corano sia improntato alla lotta al miscredente e alla legittimazione del ricorso alla violenza volto alla sua eliminazione o conversione, un cardine della dottrina musulmana assolutamente incompatibile con le leggi dello Stato laico, come altrettanta incompatibilità soffre la considerazione della donna subordinata all’uomo, in contrasto totale con la pari dignità stabilità nel mondo occidentale, cose queste che ad oggi hanno impedito un riconoscimento giuridico effettivo della religione musulmana solo marginalmente avvertita come culto in patti che hanno segnalato soprattutto la necessità di prevenire la radicalizzazione di elementi fragili.
Durante la fase conferenziale estensiva ed esplicatoria, Allam lamentava la posa acutezza prospettica della giurisprudenza britannica che, in alcune materie economiche, concedeva l’uso della Sharia, legittimando il modello islamico del diritto con la conseguenza palese di creare un filone giurisprudenziale autonomo rispetto al diritto dello Stato ospitante, il che (aggiunge chi scrive) oltre a denotare la rinuncia all’esercizio della funzione regolamentare britannica, lungi dal realizzare quella che si definisce integrazione, autorizzava la comunità islamica a considerarsi una enclavità dotata di autoregolamentazione indipendente dall’assetto giuridico del paese privo di alcuna relazione con esso, come quasi uno stato nello stato.
A proposito dell’atteggiamento occidentale nei riguardi dell’Islam, sempre Magdi Allam fa notare che esso è colorato di una strana dicotomia che, ammette e pratica la critica aperta nei confronti delle religioni in generale, ma diventa estremamente prudente quando tratta dell’Islam.
Magdi Cristiano Allam non è l’unico studioso a porsi serie domande sull’argomento.
Illuminanti sono le parole del Beato Santo Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla) che in “Varcare la soglia della speranza” Mondadori scrive:
”…Al Dio del Corano vengono dati nomi tra i più belli conosciuti dal linguaggio umano, ma in definitiva è un Dio al di fuori dal mondo, un Dio che è soltanto Maestà, mai Emmanuele, Dio-con-noi. L’islamismo non è una religione di redenzione…non soltanto la teologia, ma anche l’antropologia dell’Islam è molto distante da quella cristiana. Tuttavia la religiosità dei musulmani merita rispetto”.
Ma ancora, Monsignor Emil Shimoun Nona in un articolo sul quotidiano “Avvenire” del 12 agosto 2014 in risposta ad una domanda sull’ideologia del terrorismo islamico:
“…nel Corano ci sono versetti che dicono di uccidere i cristiani, tutti gli altri infedeli. La parola “infedele” nell’islam è una parola molto forte: l’infedele nell’islam non ha una dignità, non ha un diritto. A un infedele si può fare qualsiasi cosa: ucciderlo, renderlo schiavo, tutto quello che l’infedele possiede, secondo l’islam, è un diritto musulmano. Non è un’ideologia nuova, è un’ideologia basata sul Corano stesso. Queste persone rappresentano la vera visione dell’islam”.
Il libro che si recensisce risulta una guida ragionata alla lettura del Corano e lo studio di esso si inserisce in un più ampio ambito di considerazioni storiche che richiamano indissolubilmente i grandi problemi delle migrazioni dei popoli.
In un articolo a firma di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 26 giugno del 2018 dal titolo “Identità e valori, la sinistra vada oltre la sinistra. E riparta da zero” afferma che una comunità si sente tale solo se ammette come base una storia fatta di valori e cultura che essa riconosce come propri non solamente in virtù della forza della legge costituzionale e, prosegue, avvertendo che questa comunità non può coesistere con il concetto parcellizzato ed individualistico della multicultura e la relativa sua pratica, ragion per cui, è senza meno possibile che una società multietnica conviva e produca in perfetto accordo ma solo se animata dallo spirito comune dei valori che essa pone a guida del proprio vivere quotidiano.
Non quindi una generica, vaga, blanda integrazione che tutto dice per poco realizzare, ma in luogo di essa, solo una assimilazione al paese ospitante può garantire la compattezza ed il senso di appartenenza alla cultura territoriale.
In tal direzione Dario Fabbri scrive su “Limes” gen. 2018:
“…gli Stati Uniti, egemone planetario, il più fulgido esempio di assimilazione della terra…”; come questo?
Questo, viene da molto lontano nel tempo: nel 1898 il 21 dicembre il Presidente William McKinley affermò un principio che ha garantito al paese una buona tenuta sotto il profilo della comune cultura:
“La missione americana è una benevola assimilazione”.
E’ chiaro che la vigoria di lui procede da un concetto del “se-USA” che certamente non è il nostro concetto di “se-Europa” o di “se-Italia” ed è giusto che così sia, anzi, aggiunge chi scrive, il “se-Italia” è quasi senza ombra di dubbio un concetto di più alto valore spirituale di quello statunitense che si è costruito attraverso quasi 3000 anni di stratificazioni storiche.
Gioverà sapere che il teatro Marconi a Roma, per rammentare a tutti la comune base culturale, esegue, prima di ogni rappresentazione teatrale, l’Inno Mameli in ricordo del nostro passato risorgimentale.
Testo e foto di Fabio Massimo Tombolini
(Redazione romana Palermoparla)








