“Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio“: ben pochi possono affermare di poter vantare il proprio atteggiamento verso Marchionne come Manzoni poté fare nei confronti di Napoleone. Adulatori e invidiosi sono stati i più…
Le maggiori distanze vanno prese proprio dai denigratori, che non si sono fermati neppure davanti all’agonia e poi alla morte del grande manager della Fiat. Qualcuno,dopo il salvataggio della Chrysler e di Detroit affermava, nelle stesse stanze della Fiat, che Sergio Marchionne non avrebbe mai potuto “restituire” ad Obama i soldi dei finanziamenti ricevuti…

L’Italia, l’America e il mondo hanno perso un uomo di grandi capacità. Posiamo definirlo un grand’uomo… Come dubitarne?
A che cosa attribuire se non all’invidia – umana e sociale – tali atteggiamenti? S’era visto subito: Marchionne aveva ereditato un’azienda in rovina che nessuno aveva voluto rilevare: la Fiat. L’aveva risanata in un batter d’occhi e, facendo leva su di essa, aveva comprato la Chrysler in crisi. Proprio una dell fabbriche che aveva detto alla Fiat in difficoltà il proprio “non la voglio”. Ebbene, in poco tempo aveva risollevato anche questa dando una grossa mano agli Usa e andando in perfetta sintonia, prima con Obama e poi con Trump…
Che cosa volete di più? Volete sottolineare che la Jeep, l’auto da cui i soldati americani distribuirono cioccolato, caramelle e brioche agli italiani, conquistati e affamati, era diventata italiana grazie a Sergio Marchionne?
Un suv? Una fuoristrada? Certo! Ma soprattutto una Jeep, con un fascino che neppure “mamma Toyota” poteva uguagliare. Adesso il nome fa bella mostra presso i rivenditori Fiat e chi ne dispone può affermare senza dubbio alcuno: “Come no? Ho comprato un’auto italiana, la favolosa Jeep?”
E la Ferrari? ha già messo talvolta il muso davanti alla Mercedes…
Viva Sergio Marchionne! Come faremo senza di lui? Lo rimpiangeremo a lungo.
Germano Scargiali








