La lotta simbolo dei gravi problemi dello sport a Palermo

La lotta richiede cavalleria, lealtà,rispetto per l’avversario. E’ normale veder abbracciare fraternamente i due lottatori dopo l’accanito incontro.

Sport a Palermo o disastro cittadino? Il 25 marzo 2017 avevamo scritto: …I “guai” della Lotta olimpica a Palermo incominciano dalla palestra “Coni” di Borgo Nuovo. Prima testimone dell’abbandono in cui versa in concreto tutto lo sport palermitano è la Lotta libera.

Il testo continuava dopo un po’: …Per l’uso della vecchia palestra si paga l’affitto all’amministrazione comunale – che ne cura con ben poca solerzia la manutenzione – pena lo sfratto. Ma i tetti fanno acqua, i servizi sono fuori uso, gli scaldabagni funzionano ogni tanto… Quando piove,infine, i lottatori collocano dei secchi sulla materassina per ‘salvarla’ dai gocciolamenti. Molti ragazzi e ragazze rinunziano all’attività sportiva…

Le conseguenze per la salute fisica e morale di questi giovani cui la periferia non riserva molte gioie sono facili da intuire…

Da allora, fino ad oggi, la situazione non è cambiata. Anzi lottatori e atleti dell’atletica atletica pesante, cui era dedicata e destinata la palestra, costruita in prefabbricato dal Coni negli anni ’60 assieme ad altre analoghe in tutta italia, si vedono contesi i locali da altri sport, a  propria volta in disagio come il pugilato e la danza sportiva…

Da tempo la lotta libera è aperta alle donne. Gli allenamenti maschili e femminili si svolgono in contemporanea e abituano al massimo rispetto fra i due sessi.
Da tempo la lotta libera è aperta alle donne. Gli allenamenti maschili e femminili si svolgono in contemporanea e abituano al massimo rispetto fra i due sessi, né potrebbe essere diversamente.

Frattanto la fatiscenza della struttura prosegue inalterata, finché di recente, si fa vivo il Comune (cui è passata da oltre venti anni la gestione) molte volte invano interpellato.

Le speranze che qualcosa nell’impianto migliorino ci sono, ma frattanto si vive a mezzo servizio e le società sportive devono recarsi, sempre a pagamento, nelle poche palestre cittadine. Il disagio appare come totale: quanto durerà la vita sportiva in questo”limbo”. Quanti rinunzieranno ad uno sport,legato alle tradizioni anche locali e alla “sacralità” di una storia antica? Uno sport nobile ed educativo, ma meno alla moda delle arte marziali di origine …esotica?

A proposito delle palestre cosiddette “tribunate” la storia si fa lunga: per il mutare della normativa europea (fattasi più …severa) queste sono parzialmente inagibili e dovrebbero essere modificate nelle strutture. Cosa che a Palermo non avviene… ma, nonostante questo, un campionato “costa” attorno una cifra attorno a 500 euro per l’affitto. A volte si ricorre alla palestra della città universitaria: almeno in questa il pubblico può prendere posto in tribuna. Oppure si ricorre a strutture assolutamente privare, come grandi alberghi e villaggi vacanze. Si tenga conto che per l’attività sportiva gli atleti della “libera” non pagano.A pagare sono solo le società sportive, alla cui passione è affidato, quasi in toto, la sopravvivenza dell’attività…

Speriamoche lo spaccato sulle condizioni dello sport palermitano sia sufficiente… Ma dobbiamo aggiungere che la lotta libera – nonostante Palermo sia una delle storiche “capitali” di questo sport olimpico sul terreno atletico agonistico, è vista come una Cenerentola e gli sport giocati con la palla mal sopportano, avanzando le loro ragioni, la convivenza di canestri e reti con le “ingombranti” materassine…

E dire che la Scuderi, la più blasonata società palermitana,  toglie, così come altri sodalizi analoghi, i giovani dall’ozio in  un quartiere dove gli svaghi e i sani luoghi d’incontro sono “out”. L’antica disciplina, cara a greci e romani (oggi la “libera” è preferita alla greco romana pura che esclude l’uso delle gambe), insegna loro il rispetto dei regolamenti, la lealtà e l’amore per lo sport.

Al peggio non c’è fine: quando a Palermo vengono assegnati dei bei campionati e manifestazioni, sono altri guai seri… Dove ospitarli?

“Siamo letteralmente sconcertati – afferma Enzo Scuderi, responsabile regionale del settore del settore lotta alla Filjkam – perché facciamo sport rimettendoci in gran parte denaro di tasca nostra. Ma non riceviamo neppure quello che ci spetta e che ci è dovuto in base agli accordi presi e a quanto ci è stato regolarmente assegnatoci in passato”.

La realtà è che lo sport, che sembrava fiorire fino a mezzo secolo fa, diventa latitante a Palermo, e molte attività, già ridotte al fatidico lumicino, rischiano di scomparire. Sulla scia, occorre dirlo, di una deriva nazionale in cui le eccezioni (qualche isolato successo in mezzo alle debacle) non fanno che confermare la regola. Se almeno si facesse dello sport un veicolo di salute, moralità e cultura… Ma, al riguardo, la realtà è peggiore che mai! 

I ragazzi di periferia di Borgo Nuovo, curati da queste società dilettantesche, vengono da anni abbandonati dall’amministrazione e dal potere centrale assolutamente a se stessi

Germano Scargiali

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