E’ difficile dire che il “no” agli “barchi”, assieme all’intera politica di fermezza nei confronti dell’emigrazione “selvaggia” sia sulla cattiva strada.
Oggi i rilievi di tipi statistico funzionano: i dati della battaglia per ridurre gli sbarchi clandestini dicono che sono stati 22 mila nel 2018 contro i 119 mila del 2017 e ai 181 mila del 2016.
Il decreto sicurezza, a sua volta,appena varato dal Governo con l’approvazione delle Camere, si limita ad evitare – nello specifico – che il permesso di soggiorno per i richiedenti consenta l’iscrizione anagrafica, pur costituendo documento di riconoscimento.

Iscrizione anagrafica significa rilascio della carta d’identità che ha valore decennale. Come si può immaginare il rilascio di un documento di permanenza definitiva a persone che in gran parte si vedranno bocciata la richiesta di asilo? Sarebbe un evidente non senso
Il mancato rilascio dell’iscrizione anagrafica non impedisce agli immigrati di ricevere i servizi essenziali: servizio sanitario nazionale, scuola per i figli, accesso al lavoro eccetto il caso in cui dopo 60 giorni dalla presentazione della domanda di asilo la pratica si sia esaurita. Su 40 mila persone che negli ultimi anni si sono viste riconoscere il diritto di asilo, solo 3200 hanno trovato un lavoro stabile. E’ ovvio che, se è difficile per gli italiani, soprattutto giovani, ma anche meno giovani, lo sarà anche per gli immigrati. Semmai di più. Tranne il caso di sfruttamento e di…riduzione in schiavitù o quasi.

Come si evince da quanto sopra, bastano poche parole per capire che non trattasi di carità o misericordia. Il problema esiste nei suoi complessi contorni. L’ospitalità non può essere garantita “senza fine. Esistono già delle norme che hanno un senso e vanno applicate con logica giuridica e pratica.
L’opposizione non può ragionare a “senso unico” contrastando un governo quando sono in ballo le sorti dell’Italia e il prestigio della Nazione, che in fatto di ospitalità, dimostra comunque di brillare. Tanto più che, se quest’opposizione fosse stata al governo, non è detto che non avrebbe preso, a lume di ragione, decisioni similari…
(D.)








