Mentre Balestrate va in consegna e lo Xifonio palifica…
Sul fronte dei porti siciliani la notizia del momento viene da Capo d’Orlando. Da Luglio le barche potranno ormeggiare e l’apertura sarà festeggiata da un brindisi in attesa della cerimonia ufficiale di inaugurazione che avverrà più in là, oltre l’acme della stagione turistica…
Lo scalo turistico orlandino, per anni vissuto nel limbo dell’eterna incompiuta assieme a tante altre realtà similari, è stato in due anni un autentico brulicare di macchine al lavoro: autocarri, betoniere, gru e simili si sommano a mare con più di una “betta” e un pontone di grosse dimensioni. Abbiamo detto “brulicare” data la grandezza di questo porto, il cui risultato finale dovrebbe essere notevole, visto che prevede finiture architettoniche vintage, visibilmente arieggianti alla Bella époque, ultima gloria recente della tradizione siciliana…
Il porto fa pendant, alle due estremità di un unico golfo, con quello di Sant’Agata di Militello, anch’esso in via di completamento, ma da troppi anni. Non può non colpire, in ambedue i casi, l’imponenza e lo stato di avanzamento lavori dei due “palazzi” della Guardia Costiera: le costruzioni sono già pronte e funzionanti, o quasi, da un paio d’anni. Ben venga a mare la presenza di coloro che vegliano su diportisti e pescatori, con una apertura e una capacità di collaborazione …crescenti nel tempo moderno. Ma, sinceramente, l’imponenza delle due sedi sembra eccessiva. Specie considerando che il “non finito” continua ad imperare in materia di porti turistici e pescherecci e che coloro che noi chiamiamo da tempo “i nemici dei porti”, da scovare ad ogni livello “sociale, politico, burocratico, civile e militare” sono sempre in costante e perdurante agguato…
Se, anche quando con tanta fatica entrano in gestione, i porti – come altre imprese nazionali – camminano sugli specchi e sull’acqua saponata, a prescindere dai problemi imposti dal mercato e dal lavoro in sé, i soliti pessimisti dovranno rivedere un po’ le carte. Perché qualcosa, questa volta, si muove realmente e, visto che l’inerzia è la malattia peggiore di cui abbiamo sofferto, ripetiamo che, secondo noi, anche se si muovesse ad opera del diavolo, noi saremmo con lui…
Se Capo d’Orlando va in porto perché in loco “vuolsi così colà dove si puote”, tanto per tornare a papà Dante, anche altri porti siciliani danno segno di sbloccarsi. Una cerimonia ospitata dall’Hotel Marina Holiday, coraggioso avamposto del porto di Balestrate, ha sancito a fine settembre, l’inizio di una gestione, anche parziale, ma significativa, dello scalo turistico realizzato con fondi europei (una tantum non andati perduti) all’inizio di questo millennio.
Balestrate, in pieno golfo di Castellammare, ospiterà, secondo il presidente della nuova società di gestione Gianni Moscherini – già presidente dell’Autorità portuale e poi sindaco di Civitavecchia – e il presidente di Marinedi Renato Marconi, presente anche lui alla cerimonia, 150 barche già dal 2016. I gestori (20 anni) dovranno sobbarcarsi ai lavori di riadattamento, dragaggio, ripulitura, attrezzatura, completamento degli uffici etc. Lo faranno secondo i programmi, nell’attesa che la diga foranea, non ancora fruibile legalmente, venga dissequestrata, dopo l’assoluzione dal sospetto di “cemento impoverito”. Poi i posti, fra barche grandi e piccole raggiungeranno quota 500 ed oltre, inclusi spazi per pescherecci fino a quota 150. Sempre che affluiscano nella marineria balestratese che, al momento, ha meno di 10 barche da pesca ed ha vicino i porti di Castellammare, Terrasini e San Vito Lo Capo. Ma qualcuno arriverebbe probabilmente da Trappeto, fermo restando che da tempo si fa divieto di costruire nuovi pescherecci e ci si salva, dietro le quinte, con …le licenze. Ma questa è un’altra storia.
Tornando al tema cemento, molti sanno che i saggi sulla relativa qualità potrebbero durare poche ore e, prelievo compreso, più i tempi di comunicazione, pochi giorni,.. Invece, sia a Balestrate, sia a Castellammare, trascorrono alcuni anni fra decisione, comunicazione e, soprattutto, dissequestro. Sarebbe bello se la magistratura competente rispondesse ai quesiti che tanta gente si pone attorno a tali misteri. Quanto alla diga di Balestrate, siamo stanchi di ripubblicarne la foto: è, forse, la più solida del mondo. Costruita su ampio basamento di pietra marmorea su basso fondale, conta su un vistoso frangiflutti in tetrapodi, su una robusta e larga passeggiata, un muro frangi onde fra i più imponenti in Sicilia. E’ rivestita in lastre di pietra locale a vista.
Ma torniamo alle note positive. Ciò che si progetta – o dovremmo dire si sogna – da più anni, persino a livello delle università siciliane, è la cosiddetta “messa in rete”. Noi preferiamo parlare di “far sistema”, sulla falsa riga della grande portualità, ma ciò che conta è la sostanza.
Occorre dire che in Sicilia, una ventina d’anni fa, era nata per interessamento del Marina di Villa Igiea (Palermo) e del suo manager napoletano Antonio Di Monte, con la modesta collaborazione di chi scrive queste righe, l’ Assopat (Associazione porti e approdi turistici) della Sicilia. Si era costituita con rogito notarile prima di quella analoga della Liguria. Poi chi volle assumere la presidenza – che non nominiamo, anche perché non è più fra noi – finì per farne poco più che un fiore all’occhiello. Il tutto, con termine nautico, naufragò…
Oggi se ne riparla e, anche qui, se lo facesse il diavolo, saremmo con lui. Siamo sfiniti dei discorsi da caffè sui porti che non ci sono (compresi quelli che ci sono, ma di cui molti non sanno). La rete ci sarebbe, perché – oltre che da Riposto, Marina di Ragusa, Licata, Santa Marina di Salina, Marina Villa Igiea, San Nicola l’Arena, Portorosa, Porto Rossi – è formata dai tantissimi approdi (chiamateli pure banchinari, ma sono di più) all’ interno dei porti commerciali e pescherecci.
Inoltre una promessa viene dal nascente Porto Xifonio di Augusta, nel quale si sta lavorando, a dispetto di chi afferma che oggi sia pazzia costruire un porto privato. A ben vedere, fra i porti nominati, solo Balestrate e Castellammare (quando fosse pronto) possono considerarsi pubblici. E’ stata la mano privata a fare i miracoli (perché di questo si tratta) che riscontriamo. E’ sempre questa a chiedere le concessioni alle varie autorità portuali, da Palermo a Messina, da Catania a Trapani e Mazara del Vallo.
Per certi versi, la rete esiste già e, se Marconi confermava a Balestrate la massima, cara a Di Monte, che due porti vicini sommati fanno tre o che la somma dei porti in rete vale più dei suoi addendi – che è la stessa cosa – nella Sicilia delle contraddizioni la portualità turistica potrebbe “sfondare” proprio quando più si è parlato di crisi della nautica.
Germano Scargiali








